POLITICA & SANITA'

Sanità, i privati “avvisano” la Regione

L'associazione delle strutture accreditate respinge i tavoli separati di trattativa tentati dall'assessorato. "Procedure poco trasparenti" e "non consone al ruolo di un ente pubblico". E c'è chi è pronto a chiedere al Tar provvedimenti "cautelativi"

Trattare singolarmente con ogni imprenditore della sanità privata, bypassando l’accordo con le associazioni di categoria che, ad oggi, sembra poco più che a un punto morto. Questo il piano B della Regione, anzi il piano M, da Fulvio Moirano, il direttore generale di corso Regina cui si deve questa strada alternativa che, però, è stata subito bloccata dagli stessi privati. A chiudere la porta a quella sorta di divide et impera che aveva in animo il braccio operativo dell’assessore Antonio Saitta è stato il voto unanime degli imprenditori della sanità accreditata aderenti all’Aiop, il “sindacato” che in corso Regina si sarebbe voluto, in qualche modo, mettere in un angolo. Il documento in cui di fatto si prevedeva da parte della Regione la possibilità di condurre trattative per il rinnovo dell’accordo per l’acquisto di prestazioni dagli istituti privati è finito, metaforicamente, appallottolato nel cestino. “Irricevibile”, uno degli aggettivi  neppure il più forte, con cui è stato bollato. Qualcuno tra gli operatori della sanità privata, impegnata in un’estenuante braccio di ferro con la Regione ormai da mesi, si è spinto oltre parlando di “procedure poco trasparenti” e “non consone al ruolo di un ente pubblico”.

 

Rispedito al mittente, insomma. Forse, a quanto risulta, pure accompagnato da una lettera che il presidente dell’Aiop Gian Carlo Perla si appresterebbe a far arrivare a Sergio Chiamparino e Saitta già nei primi giorni della prossima settimana. Probabile che ci sia scritto altro e di più oltre a quanto deciso nel corso dell’assemblea di ieri e cioè la riconferma di Aiop come unico soggetto delegato trattare con la Regione per conto di tutti i suoi associati.

 

Il fallimento del piano alternativo di Moirano non è, tuttavia, l’unica questione a poter preoccupare i piani alti di corso Regina. Sempre nelle ultime ore, infatti, il Tar ha emesso l’ordinanza con cui rinvia al 29 di ottobre la discussione dei ricorsi presentati da due gruppi privati, quello proprietario della clinica San Luca di Torino e della struttura di Carmagnola e quello cui appartengono la clinica Sant’Anna di Casale Monferrato e quella di Bra. A quanto risulta allo Spiffero, almeno uno dei due gruppi starebbe per presentare una richiesta urgente per l’adozione di misure cautelari, ovvero la sospensiva delle delibere oggetto del ricorso che non era stata avanzata in precedenza ma che ora, considerando il protrarsi dei tempi, sarebbe a loro avviso estremamente necessaria.

 

L’ordinanza dei giudici amministrativi, tuttavia, non si limita a fissare la data di ottobre, ma avanza una serie di richieste di chiarimenti alla Regione che entrano nel merito della delibera sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, con riferimenti puntuali ai Lea, i livelli essenziali di assistenza, i posti letto e altri parametri molti dei quali contestati dai privati e difesi strenuamente da corso Regina. Richieste molteplici e puntuali quelle del Tar alla Regione che lascerebbero prevedere (anche) scenari diversi da quello sostenuto da sempre dall’assessorato, ovvero la piena legittimità e soprattutto la incontestabilità di ogni punto contenuto nel testo approvato dalla giunta Chiamparino.

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