TRAVAGLI DEMOCRATICI

Sinistra Pd, prove di unità in Piemonte

Mettere insieme le sigle delle varie ditte e dar vita a un'unica area: questo il piano di Giorgis e Fornaro dopo il conclave umbro degli anti renziani. E, almeno a livello locale sarà un'opposizione "responsabile" (ovvero assai morbida)

A volte bastano poche parole per seminare il panico. "Non si vuole fare il congresso nazionale? Facciamolo circolo per circolo, chiedendo dove va il Pd” dice Roberto Speranza nel suo discorso conclusivo della tre giorni umbra delle minoranze interne al partito democratico che s’apprestano a diventare minoranza un po’ più unita e, sperano, più tosta. Lo spettro di una discussione in quelle che ai tempi si chiamavano sezioni, magari a ridosso di elezioni amministrative a dir poco complicate per il Pd e in cui, come a Torino, gli scivolamenti verso il centro ci sono e alcune candidature alleate arrivano direttamente dal fronte opposto così come assai probabili quanto evidenti appoggi ad alcuni nomi nelle liste, ecco quello spettro raggelerebbe più del dibattito di Nanni Moretti: “No, il congresso no”.  La provocazione, pur con fondo di verità e sostanza, scivola via. Resta, nel sacrario dell’Ulivo di San Martino in Campo, la disputa sull’Ulivo stesso e la sua eredità: se Matteo Renzi sia o meno il becchino del centrosinistra d’antan.

 

Dalla convention umbra la minoranza si rafforza in un’unità che passa anche per la prossima archiviazione delle insegne delle piccole ditte (Sinistra Dem di Gianni Cuperlo, Rete Dem di Sergio Lo Giudice e la bersanian-speranziana Sinistra nel Pd): Speranza ha invitato tutti a fare insieme, dopo le amministrative un’iniziativa. E se ci si metterà di mezzo la cabala e la speranza (con la minuscola) di ripetere un successo, la scelta del luogo dove ospitare la convention chissà che non cada proprio su Torino. Gente in piedi, seduta per terra, sala della Gam con un pubblico stipato come le sardine, ma con lo spirito di un salmone che risale la corrente: questo era stato, nel giugno dell’anno scorso, l’exploit della minoranza dem che proprio sotto la Mole, quel giorno, aveva dato avvio al percorso oggi prossimo al traguardo. “Torino diventa laboratorio per l’unità della sinistra” benedisse, in quell’occasione, il senatore bersaniano Federico Fornaro. E Andrea Giorgis, l’altro parlamentare protagonista della tre giorni umbra sempre allora, dopo il successo di quella che fu la prima iniziativa nazionale del genere ammise: “Adesso abbiamo una responsabilità ancora maggiore. Dobbiamo lavorare per dare la risposta alla domanda che ci è arrivata chiara e in maniera corale. Il Pd ha bisogno di una sinistra unita che lavori per il bene del partito e del Paese”.

 

Non è passato neppure un anno e Giorgis, stretto collaboratore di Speranza in questa lunga traversata del deserto, ha proseguito nella sua attività di pontiere tra le varie anime della sinistra dem, da ieri ancora più vicine. “È vero, in Piemonte, come nelle Marche, questo processo di unificazione è più avanti che altrove” dice il deputato torinese che a San Martino in Campo ha coordinato il tavolo su “Riforma delle istituzioni e autonomie locali”. Una conferma era arrivata dal parterre della Gam: dal sindaco del “decennio della follia” Diego Novelli al banchiere rosso Nerio Nesi, dalla parlamentare Patrizia Manassero alla cuperliana  Giuliana Manica, passando per un redivivo Roberto Placido, ma anche l’ex capo della Cgil (e vicepresidente della Regione a maggioranza “anomala” con la Dc) Luciano Marengo, l’ex deputato cristiano-sociale Mimmo Lucà, e l’assessora Gianna Pentenero e tanti altri. Una pattuglia che vede tra i principali esponenti il presidente del Pd torinese Alessandro Altamura e l’ex sindaco di Settimo Aldo Corgiat.

 

Oggi non certo per una incorporazione, bensì come segno dell’unità raggiunta in Piemonte, lo stesso simbolo di Sinistra Dem (l’ala cuperliana) nelle mani di Domenico Cerabona viene sempre meno utilizzato, concentrando le iniziative sulla sempre più ecumenica A Sinistra del Pd. Piccoli segni, ma “i passi avanti fatti in Piemonte sono grandi” dice Giorgis. Che sa bene, però, come nella stessa città in cui la sinistra ha fatto il pienone stupendo pure gli stessi Speranza e Cuperlo, relatori e protagonisti di quell’assemblea (un po’ costituente della minoranza unita) un pezzo di sinistra che il Pd riunito in Umbria vorrebbe recuperare se ne è andato e quel centrodestra che si vuole tenere lontano, sia ormai sul davanzale della finestra di Piero Fassino.

 

Giorgio Airaudo ha commesso un errore enorme. Dopo aver condiviso cinque anni di governo della città ha fatto prevalere una logica nazionale sull’impegno amministrativo” è la critica che Giorgis muove al candidato di Sel-Sinistra Italiana. Quanto agli endorsement di Enzo Ghigo, Michele Vietti e Aldo Scarabosio a favore di Fassino, il parlamentare dem torna ad avvertire il sindaco: “ben vengano apprezzamenti, ma nessuna alleanza”. Nel frattempo dal centrodestra il ciellino Silvio Magliano è passato, tramite i Moderati, tra i supporter del sindaco. E poi, prima delle elezioni si sono parecchie nomine, un bel po’ di poltrone: dalla Compagnia di San Paolo al cda di Iren, per citare le più pesanti. L’ombra del Partito della Nazione, o come si vogliano chiamare possibili riconoscimenti a quei settori della politica in avvicinamento al carro fassiniano, non è cosa così immaginifica. “Il governo della città non si esercita solo in municipio. Ci sono nomine che devono essere fatte in maniera coerente con l’indirizzo politico e coerenti con la proposta politica”. Il messaggio è chiaro. La bottiglia in cui è infilato non si sa dove e se sarà raccolta.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    16:59 Lunedì 14 Marzo 2016 Enea Grazie Giannino

    A Roma (s)governano e sono diventati pirlamentari grazie allo o,8 di voti presi dal falsario in titoli di studio di cui sopra. Il cdx perse x lo o,6. Nel 2013. Ma cosa vogliono ? Che ammucchiata :dal già liberale Altamura a Novelli, dal già Lombardiano Nesi all'attento interolocutore (× procacciare voti a Faxino) del condannato, 14 ani, per mafia Giorgio Demasi.Molte idee e ben confuse !

  2. avatar-4
    11:01 Lunedì 14 Marzo 2016 Bandito Libero non so se mi fanno più pena questi qua o Forza Italia...

    Entrambi i gruppi attaccatissimi al cadreghino ed entrambi disperatissimi perché lo vedono allontanarsi sempre di più... Neanche il coraggio di rompere sul serio. Ormai le loro 'minacce', i loro 'avvisi' sono meno di acqua fresca, diventano perfino patetici...

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