CAPITALISMO MUNICIPALE

Iren, esposto sul maxi debito di Torino

Rivolta dei piccoli azionisti che chiedono alla Consob di far luce su un finanziamento da 120 milioni della partecipata al Comune. Una mossa che desta preoccupazione proprio alla viglia del rinnovo dei vertici. Da Palazzo Civico: "Stiamo verificando"

Piccoli azionisti di Iren contro il Comune di Torino. A 24 ore dall’ultimo cda prima dell’assemblea del 22 aprile, in cui verranno rinnovate le cariche, nella multiutility pubblica, presieduta ancora per qualche settimana da Francesco Profumo, sale la tensione e a finire nel mirino è Palazzo Civico, non tanto in qualità di socio, quanto di utente moroso. Alla base della rivolta dei “piccoli” ci sono un paio di operazioni di cui ora chiedono conto ai vertici e sulle quali hanno pronto un esposto alla Consob. Una di queste è il credito che il gruppo vanta nei confronti della Città e che l’acquisizione di Amiatha fatto riesplodere. In una nota i soci minori della partecipata scrivono:  “Come ormai è noto, il credito viene gestito all’interno di un’operazione di conto corrente condiviso con lo stesso Comune dove è stato concesso, senza mai coinvolgere noi azionisti, un plafond di 120 milioni di euro, trasformando di fatto il credito commerciale in un credito finanziario al fine di migliorare (cosmeticamente) la Pfn (Posizione finanziaria netta) complessiva. Si consideri poi che l’esposizione è sistematicamente ben oltre il già eccessivo plafond disposto (negli ultimi tempi circa 190 milioni). Perché si è stabilito di concedere un finanziamento a lunga scadenza al Comune di Torino, per di più per una somma consistente e fuori controllo? Chi l’ha deciso, a detrimento della gestione dei flussi finanziari del gruppo?”. Da piazza Palazzo di Città per ora nessun commento. Contattata dallo Spiffero, l’assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco ammette con un certo imbarazzo che “sono in atto delle verifiche”.

 

E tutto questo mentre le casse del Comune si apprestano a incassare circa 70 milioni, ipotizzati dalla cessione di un ingente pacchetto di azioni. Un’operazione resa possibile dall’introduzione di un meccanismo che consentirà ai soci pubblici di raddoppiare il peso di ciascuna azione. L’obiettivo, ha spiegato nei giorni scorsi il sindaco Piero Fassino, in sintonia con i colleghi di Genova e Reggio Emilia, è quello di favorire la dismissione di quote senza perdere il controllo della società. I tre comuni detengono complessivamente circa il 41% del capitale della multiservizi: con il “voto maggiorato” l’azionista potrà alleggerire il proprio investimento senza perdere peso nella governance. 

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2 Commenti

  1. avatar-4
    08:25 Mercoledì 16 Marzo 2016 Buspirone Come volevasi dimostrare ...

    al dunque, l'assessore "in progressione devastante" di carriera della giunta Fassino cade proprio su ciò su cui ha fatto la propria fortuna ... non prendere mai posizione. Stavolta, però, è in difficoltà nel mollare il mulo che si è ammalato, appena prima di morire ! Nota per il suo silenzio disinvolto sulle questioni più scottanti dell'amministrazione Fassino e nei confronti di chi le avevano dato una mano a diventare quella che è, stavolta la vicesindaca e presidente in pectore di GTT, non parlando, è più eloquente che mai. Come farà, stavolta, a dire che non ne sapeva nulla e uscirne indenne ? Oddio, questa giunta è buona a nulla e capace di tutto, quindi all'aderente al cespuglio dei moderati potrebbe riuscire anche questo. Ma non sarebbe una buona cosa, per i torinesi ...

  2. avatar-4
    17:10 Martedì 15 Marzo 2016 Enea Una volta....

    Le chiamavano truffe. Adesso sono operazioni di alta finanza!

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