REGIONE

Province abolite. Anzi no, raddoppiano

Il disegno di legge della giunta regionale è impantanato in Commissione dall'ostruzionismo di Vignale (FI): "Un pasticcio, i vecchi enti restano e si sommano a nuovi doppioni". Per Reschigna si riorganizza l'amministrazione pubblica

Come Delrio elimina, Reschigna conserva. “Ma sì, è così: cambiano il nome, aumentano la confusione per i cittadini, rimescolano un po’ tutto e alla fine le Province che dovrebbero sparire, in Piemonte restano e anzi si sommano a nuovi doppioni, gli ambiti” dice Gian Luca Vignale il consigliere regionale di Forza Italia che con i suoi emendamenti a raffica cerca di rallentare il più possibile l’iter del disegno di legge sul “Riordino delle funzioni amministrative conferite alle Province in attuazione della Legge Delrio” come recita il titolo del testo licenziato dalla giunta di Sergio Chiamparino lo scorso luglio e ora in prima commissione di Palazzo Lascaris. Qui la maggioranza freme, scalpita e trovasse un canguro lo userebbe volentieri contro l’esponente azzurro. Che rimbalza la causa di quella fregola legislativa al “ritardo macroscopico con cui questa maggioranza ha avviato l’iter legislativo. La legge Delrio fissava al 31 dicembre dello scorso anno il termine per il trasferimento delle competenze dalle Province alle Regioni e loro hanno approvato in giunta il disegno di legge a luglio di quest’anno. Adesso hanno fretta…”. Lui no.

 

Più si va avanti nel tempo, ma si resta fermi nel procedimento, più la minoranza spera di riuscire a far modificare “quel pasticcio che vogliono fare, cambiando il nome, ma lasciando di fatto le Province con le loro competenze e aggiungendo confusione per i cittadini che si troveranno davanti a un sistema più complicato e farraginoso di prima. Senza un euro per gli investimenti e tutte le risorse impegnate per far funzionare la macchina: dalle sedi agli stipendi”.

 

Il disegno di legge individua, oltre alla Città Metropolitana di Torino, tre ambiti ottimali per l’esercizio funzioni confermate, attribuite ex novo e delegate: Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola (Ambito 1); Asti e Alessandria (Ambito 2); e Cuneo (Ambito 3). Al Vco, in quanto territorio montano e di confine, viene riconosciuta una specificità in materia di foreste, usi civici e formazione professionale legata ai fabbisogni dei lavoratori transfrontalieri. Il provvedimento, inoltre, assegna un ruolo forte alla metropoli subalpina, lasciandole la delega alla formazione professionale, delega che nel caso delle altre Province torna in capo alla Regione. Un regalo a Piero Fassino, tuona da tempo Claudia Porchietto, battagliera ex assessora della precedente giunta.

 

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“Il punto – osserva Vignale – è che le Province ancora esistono e fino a quando non ci sarà la riforma costituzionale resteranno. E a queste si vogliono aggiungere pure gli ambiti. Un disegno di legge osceno, questo è quel che la maggioranza ha fretta di approvare”. Lui a impedirlo o perlomeno a rallentarne il percorso ci prova. E, registrando il nervosismo in casa Pd, vien da pensare che ci stia riuscendo. “Molto meglio sarebbe lasciare tutto com’è. Trasferire alla Regione le competenze che già si è deciso di trasferire e per il resto non toccare nulla in attesa della soppressione reale e totale. Poi si deciderà se fare delle unioni di Comuni, degli ambiti o altri soggetti. Ma non ora”.

 

Posizione diametralmente opposta a quella del vicepresidente Aldo Reschigna, padre della futura legge, per il quale ha più volte ribadito “il disegno di legge regionale non fa riferimento solo alla Delrio, ma anche alla riforma del titolo V della Costituzione, in discussione in Parlamento, di cui anticipa i soggetti di area vasta. Insomma, stiamo di fatto operando una riorganizzazione complessiva della amministrazione pubblica in Piemonte”. Comprese alcune eccezioni che fanno arricciare il naso a Vignale. Non sarà che si tratta proprio del bacino elettorale di Reschigna, ma per il Verbano-Cusio-Ossola è stato partorito lo status di Provincia Montana, con competenze e deleghe particolari, compresa la partecipazione alla programmazione regionale della formazione professionale “per la sua natura transfrontaliera e la necessità di formare il personale che lavora nel Canton Ticino e nel Canton Vallese, attualmente 6.500 cittadini della Provincia”, come spiegato dallo stesso vicepresidente al momento in cui la giunta aveva licenziato il testo, oggi impastoiato nell’ostruzionismo del centrodestra.

 

“La vicenda è ancora più assurda – commenta Vignale - se si considera che a decidere la soppressione delle Province è un governo di centrosinistra e questa maggioranza che governa il Piemonte, dello stesso colore, partorisce un disegno di legge che di fatto le conserva, cambiando il nome e creando dei doppioni con cui dovranno fare i conti i cittadini”. Per il consigliere di Forza Italia “questo è e resta un disegno di legge osceno. Basterebbe un po’ di buon senso, invece si procede verso una sovrapposizione di funzioni, in un sistema complesso e con impatto negativo sui piemontesi”. E mentre la maggioranza, partita in notevole ritardo, vuole accelerare, il Masaniello di Forza Italia prepara emendamenti stile Calderoli. Se qualcuno ha un canguro telefoni a Davide Gariglio.