VERSO IL VOTO

“Rifondare il centrodestra dalle città”

L'ex ministro Quagliariello ha un'Idea: ripartire dai territori e da candidature civiche per costruire un'alternativa a Renzi e al centrosinistra. "C'è bisogno di una frattura tra vecchio e nuovo". E a Torino punta sul "notaio della gente" Morano

L’idea di Gaetano Quagliariello è quella di guardare “non tanto ai parlamentari, perché la nostra non è un’operazione di Palazzo, ma rivolta ai territori”. E per darle gambe, l’ex ministro delle Riforme del governo Letta, uscito da Ncd “perché se ci si definisce centrodestra risulta incomprensibile diventare un pezzo di centrosinistra”, ha messo la maiuscola facendone un acronimo: Identità e Azione. “Non sarà l’ennesimo partitino”, l’avvertenza al momento del battesimo le scorse settimane in un caffè romano. Piuttosto un movimento alternativo a Matteo Renzi, al suo governo ancora stampellato dagli alfanoidi rimasti, e anche a quel Partito della Nazione di cui molti continuano a sentire odore, nel Pd, tanto più inteso quanto più si rimpolpano la fila verdiniane.

 

Un’Idea, quella di Quagliariello, che guarda con crescente attenzione al civismo, inteso come rinnovamento del centrodestra a partire dalle città in cui si andrà al voto la prossima primavera. C’è Madrid, ma anche Torino nel futuro che l’ex coordinatore nazionale di Ncd tratteggia per il suo movimento cui potrebbero presto approdare gli ex leghisti di Flavio Tosi e pure quei berluscones ai quali non va giù l’idea di un’alleanza con Matteo Salvini. La Spagna, con il risultato delle elezioni dell’altro giorno “ci dice che anche in Italia è possibile la nascita di un soggetto nuovo nell’area moderata. Il punto è che c’è bisogno di una frattura non solo tra il centrodestra e il centrosinistra, ma soprattutto tra il vecchio e il nuovo. E il nuovo può venire da proposte come quella che sta maturando a Torino attorno a candidature civiche, innovative, come quella del notaio Alberto Morano”. Ne ha parlato con Silvio Berlusconi, con il quale ha riannodato un rapporto solido (mai del tutto interrotto neppure al momento della scissione), ricevendo una sostanziale condivisione se è vero, come raccontano dalla corte di Arcore, che l’ex saggio delle riforme costituzionali è tornato ad essere un ascoltato consigliere del Cavaliere decaduto.

 

Allo Spiffero Quagliariello conferma la sua attenzione nei confronti del professionista che, pur tra non pochi mal di pancia tra i fautori di una scelta di apparato, sembra consolidare giorno dopo giorno le sue chance per essere l’uomo del centrodestra cui affidare la difficile impresa di arrivare al ballottaggio contro Piero Fassino. Il senatore e il notaio si sono incontrati a Torino nei giorni scorsi e “ci rivedremo appena dopo le feste” annuncia Quagliariello, a conferma di come il primo approccio sia stato non solo “molto positivo”, ma la strada per tramutare in fatti la sua Idea cui stanno lavorando alcuni esponenti di primo piano della falange azzurra, pur ancora dietro le quinte. “Purtroppo fino ad oggi le esperienze innovative e di rottura sono state limitate, a destra come a sinistra, agli estremi. Oggi ci sono le condizioni e le persone in grado di garantire che ciò avvenga, invece, nell’area moderata”.

 

Mentre da Nord a Sud la formazione costituita da Quagliariello raccoglie adesioni tra parlamentari, ma soprattutto amministratori e politici locali - dall’ex presidente dell’Abruzzo Gianni Chiodi all’ex coordinatore degli alfaniani milanesi Nicolò Mardegan passando per il consigliere regionale veneto Stefano Casali alla ligure Tiziana Notarnicola, in procinto di lasciare Ncd di cui è membro della direzione nazionale – il non partitino dell’ex ministro non può che cogliere l’occasione delle amministrative per misurarsi e incominciare concretamente il suo cammino da quel “civismo fatto di impegno e rinnovamento” che ha il suo luogo di elezione (in tutti i sensi) proprio nei territori. E il Piemonte, con Torino chiamato al voto e un centrodestra lacerato da torsioni interne e allo sbando “se vuole arrivare al ballottaggio deve offrire quel rinnovamento e quella frattura tra vecchio e nuovo” che per l’ex Ncd non può che passare per una candidatura capace di incarnare e rappresentare la svolta moderata, ma non per questo meno decisa e chiara.

 

Non si pensi – è il ragionamento di Quagliariello – a un centrodestra annacquato, anzi. Tantomeno all’ennesima diaspora, come lo dimostra il fatto che per aderire a Idea non è prescritto l’abbandono del proprio partito. Una falsariga di quanto accadde per il Partito radicale, per intenderci, forse in ricordo della sua iniziale militanza tra i pannelliani. Porte se non spalancate, certamente aperte a Italia Unica di Corrado Passera, ma anche ai Conservatori Riformisti di Raffaele Fitto. Un rassemblement, insomma, il cui confine ben chiaro è quello che deve dividere da ogni intesa con il Pd, ogni appoggio al governo Renzi, ogni pur vaga attrazione verso il partito della Nazione. La via da intraprendere per far camminare sulle gambe degli uomini l’Idea, per Quagliariello, passa prima che dal Parlamento dai territori. Torino, con Morano, è una delle tappe cruciali.

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