CENTRINO

Scelta civica “ruota di scorta del Pd”

Non partecipa al “cantiere” dei Moderati il coordinatore torinese Badini Confalonieri. "Dovevamo essere alternativi al partito democratico". Ultima defezione di un'emorragia che ha azzerato il partito, prima della fusione con la formazione di Portas

Scelta Civica addio. All’indomani dalla kermesse romana con cui si è aperto il Cantiere dei Moderati, a Torino il partito che fu di Mario Monti continua a perdere pezzi. L’ultimo ad abbandonare la nave è Alfonso Badini Confalonieri, coordinatore provinciale, che spiega la sua scelta in una missiva indirizzata al segretario nazionale Enrico Zanetti e al responsabile dell’Organizzazione Mariano Rabino. Una scelta dovuta in particolare alla mutazione di prospettiva politica di un partito che si proponeva, alla nascita, di offrire agli elettori una “alternativa alla sinistra e al populismo berlusconiano”, una forza che si riteneva “portatrice di valori autenticamente liberali e di concretezza riformista”. Ma, è la conclusione di Badini Confalonieri, “l’iniziale strategia del polo aggregativo è evoluta, in vista delle prossime elezioni amministrative, nello sposalizio con i Moderati di Portas, formazione notoriamente satellite del Pd; in particolare a Torino, dove opero, Sc si è ora schierata in appoggio alla ricandidatura di Fassino”.

 

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Una defezione che va ad aggiungersi alle tante che hanno decimato negli ultimi due anni Scelta Civica. Solo in Piemonte il partito ha visto migrare verso lidi democratici il viceministro Andrea Romano (che con Democrazia Solidale sosterrà Piero Fassino attraverso la sua lista civica), il senatore Gianluca Susta, il deputato Maurizio Baradello, i consiglieri regionali Gabriele Molinari e Alfredo Monaco. Una parabola che li ha portati, per altrte vie, verso le sponde democratiche.

 

Nella sua lettera, Badini Confalonieri ammette che il suo obiettivo “fin dalla primavera scorsa” sia stato quello di “aggregare una coalizione alternativa di centrodestra, sul modello civico di Venezia”. Un orizzonte mutato secondo logiche nazionali, compatibile con l’ingresso del partito in modo stabile nella compagine di governo e la necessità di intercettare voti nell’elettorato berlusconiano. Un’operazione fatta proprio insieme a Matteo Renzi e non più in alternativa al Pd. Tanto basta per convincere uno dei fondatori di Scelta Civica a lasciare definitivamente. 

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