DIRITTI & ROVESCI

Carceri, c'è un "caso Piemonte"

Il sovraffollamento, la mancanza di personale, i suicidi. Ora pure le indagini giudiziarie a scoperchiare angherie e torture. Nel complesso sono oltre 10mila le persone in regime detentivo. Per il garante Mellano la Regione "deve far sentire la sua voce a Roma" - RELAZIONE

“I suicidi dei detenuti e degli agenti, il crescente malessere dei reclusi e degli operatori, la mancanza cronica di personale a tutti i livelli e il tasso di recidiva sono le spie più evidenti di una situazione critica, di un vero e proprio caso Piemonte in un contesto nazionale comunque difficile”. A dirlo nella sua relazione annuale al Consiglio regionale del Piemonte, il Garante regionale delle persone detenute, Bruno Mellano, che ha chiesto al Consiglio e alla Giunta “di fare uno sforzo di attenzione per il carcere e far sentire la propria voce anche a Roma per le scelte su numero e qualità del personale dedicato al nostro territorio, che dall’amministrazione penitenziaria viene vissuto come periferico e disagiato e dunque non appetibile”.

Illustrando i dati, Mellano ha ricordato che oggi le 13 carceri per adulti del Piemonte ospitano 4.118 detenuti, 36 quelli al Ferrante Aporti, 126 al Cpr, 2 nel Centro di prima accoglienza minori, 40 alla Rems, a cui si aggiungono le persone in esecuzione penale esterna, che al 31 dicembre erano 6.334. Mellano ha ricordato che “la capienza regolamentare delle case di reclusione e circondariali a luglio 2021 era di 3.951 posti, cui però occorreva sottrarre 319 posti temporaneamente non disponibili. Così, da un affollamento ufficiale del 102%, quello reale era del 111%: un dato molto vicino alla media nazionale del 114%”.

Qui la relazione integrale del Garante

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