Cattodem? “Una faida infinita”
08:00 Giovedì 18 Ottobre 2012 2Il deputato ex Ds Esposito risponde al grido di dolore di Gariglio: "Il problema sono i Popolari e la loro perenne guerra intestina che rischia di tenere banco anche durante le primarie"
«Il Pd non può più sopportare questa eterna faida tra ex Popolari». E’ il deputato ex diessino e bersaniano doc Stefano Esposito a rispondere senza orpelli diplomatici all’appello-denuncia-grido di dolore lanciato ieri sullo Spiffero del consigliere regionale del Piemonte Davide Gariglio. Non c’è più spazio per i Popolari nel Pd, è il teorema di Gariglio, che assieme al collega Stefano Lepri ha scelto di sostenere il sindaco di Firenze Matteo Renzi alle prossime primarie, in quella che, secondo i più, potrebbe essere la sua ultima battaglia con l'attuale casacca. «La verità è che loro stanno con Renzi perché Gianfranco Morgando è con Bersani: è la solita manfrina che va avanti da anni, una disputa che non ha fatto che indebolire il nostro partito e di cui noi ex Ds ci siamo fatti carico per evitare il peggio». Carico? «Sì, diciamolo chiaramente, in termini di incarichi e nomine, spesso siamo stati noi a fare un passo indietro per evitare il peggio».
L’ex numero uno di Palazzo Lascaris aveva espresso tutto il proprio disagio nei confronti di un Pd sempre più a trazione socialdemocratica, troppo impegnato a cercare alleanze a sinistra e al centro per coltivare quella vocazione maggioritaria di cui si era fatto portatore Walter Veltroni nella costituente del Lingotto. E se a ciò si aggiungono le continue liti tra Popolari che hanno contraddistinto la convivenza sotto questo nuovo tetto, ecco servito il fallimento di un progetto mai realmente decollato (e questo non sono solo gli ex Margherita a sostenerlo).
Ogni tentativo di unire le diverse anime dei cattodem – da quella più legata alla tradizione dossettiana alle realtà più squisitamente ecclesiali e pronte a rivendicare una battaglia identitaria interna al Pd – si è subito rivelata velleitaria e ora c’è chi sostiene che queste primarie siano la cornice perfetta nella quale consumare la resa dei conti. «Continua a sfuggire il fatto che le prossime consultazioni popolari saranno per scegliere il candidato premier del centrosinistra e non sono un congresso interno al partito» prosegue Esposito, che poi però ammette di pensarla come Gariglio sul tema delle alleanza, preoccupato che quella con Sel potrebbe poi rendere il paese ingovernabile qualora il centrosinistra vincesse le elezioni.
Insomma, nelle beghe dei Popolari gli ex Ds centrano nulla, anzi «abbiamo osato troppo poco». Il riferimento è alla collocazione in Europa del Pd: «Il nostro posto è il Pse, che raggruppa i partiti e movimenti riformisti europei e invece siamo lì solo come uditori, senza essere protagonisti delle scelte che vengono fatte». E’ inutile secondo Esposito continuare a cercare una ridotta identitaria che rischia di relegare in un angolo i Popolari. Ma se così fosse «chiedo ai compagni che condivisero con noi un percorso, come fanno oggi a sostenere Renzi, distante anni luce su temi come la difesa del lavoro, la tutela e l'estensione dei diritti civili?».



