(S)CONCERTAZIONE

Una Repubblica affondata sul lavoro

Marchionne respinge la disponibilità della Fiom a riaprire le trattative sul futuro della Fiat: “Atteggiamento pretestuoso”. E la dislocazione della “testa” del gruppo che nascerà dalla fusione con Chrysler “dipenderà dai mercati e dagli Agnelli”

DUELLANTI Marchionne e Landini

Non intende riaprire alcun tavolo di concertazione, dopo aver rotto persino a casa sua uscendo da Confindustria. Sergio Marchionne respinge al mittente l’offerta del leader della Fiom Maurizio Landini che ieri, proprio a Torino nell’ambito di Repubblica delle idee, aveva fatto una inequivocabile, seppur timida apertura al vertice del Lingotto chiedendo di riavviare una trattativa sulle strategie future della Fiat. «Io credo che sia estremamente presuntuoso da parte di un sindacato pretendere che si apra un tavolo di confronto quando tutti gli altri sindacati hanno scelto di adottare e condividere con noi un certo percorso. Consiglierei di trovare un metodo per collaborare con gli altri. Presentarsi in maniera compatta conviene a tutti quanti. Io sono la parte sbagliata, io non c’entro». Accolto da due presidi, quello dei metalmeccanici della Cgil e delle organizzazioni di base (Cub e Cobas), il top manager non ha ceduto di un millimetro dalle sue posizioni: «O si fida del management come fanno gli altri sindacati oppure non ha senso – ha detto rivolgendosi idealmente al capo della Fiom -. Lui non conosce i mercati mondiali». E, giusto per ribadire la sua idea di relazioni industriali ha aggiunto: «Io parlo con tutti i sindacati, a eccezione di Landini. Non l’ho deciso io».

 

E in merito alla fusione con la controllata americana ha confermato che «La faremo, credo di sì. Quello con Veba (il fondo sanitario del sindacato Usa, ndr) non è un contenzioso, abbiamo due opinioni diverse sul valore di Chrysler ma risolveremo il problema entro il 2014». Tutta l’attuale occupazione del gruppo Fiat è confermata. «Ho preso l’impegno a portare tutti i lavoratori a casa».  E sul domicilio del vertice della multinazionale ha lasciato aperta la porta a tutte le soluzioni: «Siamo un grande gruppo, presente in tutto il mondo, dipenderà dall’accesso ai mercati finanziari e dalle scelte della famiglia Agnelli». Interrogato poi sul nome che avrà la società, se Fiat o Chrysler, ha confessato di non averci ancora pensato. Mentre il naso si allungava a vista d’occhio.

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