REGIONE

Rimborsopoli, bufera a Palazzo Lascaris

Il capogruppo Pd Reschigna rimetterà il mandato mercoledì. Pdl prudente, Lega: "Non abbiamo nulla da nascondere". Per l'ex deputato Merlo "è il momento che Cota si dimetta". Esposito mette alla berlina il numero uno dei 5 Stelle

La sventagliata di avvisi di garanzia recapitati stamani a 52 dei 60 consiglieri regionali del Piemonte ha già sortito il primo effetto immediato. Il presidente del Pd a Palazzo Lascaris Aldo Reschigna rimetterà il proprio mandato mercoledì durante una riunione del gruppo convocata la prossima settimana per permettere anche a Wilmer Ronzani – impegnato a Roma come grande elettore per il Colle – di parteciparvi. Dal Pd la conferma che a essere iscritti nel registro degli indagati, oltre a Reschigna, sono i consiglieri Nino Boeti, Davide Gariglio, Rocchino Muliere, Angela Motta e Giuliana Manica: nessun provvedimento nei confronti di Roberto Placido, Gianna Pentenero, Mauro Laus e dello stesso Ronzani, oltre che dei nuovi entrati Gianni Oliva ed Elio Rostagno. Indagato anche il senatore Stefano Lepri, tra i banchi di via Alfieri fino due mesi orsono, quando è stato eletto a Palazzo Madama.

 

In una nota ufficiale, il gruppo democratico «ribadisce che le spese contestate al capogruppo e ai singoli consiglieri non sono di carattere personale. Si tratta di spese riferite ad attività istituzionali su cui da parte della Procura della repubblica vengono espresse valutazioni o necessità di chiarimento. Non c’è poi nessuna contestazione relativa al finanziamento illecito dei partito, né diretto, né indiretto».

 

E mentre nel palazzo il frastornamento è generalizzato, da fuori c’è chi non rinuncia a mandare un siluro al governatore Roberto Cota, anch’egli indagato. E’ l’ex parlamentare democratico Giorgio Merlo secondo il quale «uno scandalo del genere, se le accuse dovessero essere confermate, non potrebbero che portare immediatamente alle dimissioni della giunta regionale e al voto anticipato». E al Pd chiede di assumere una «posizione chiara, netta e trasparente».

 

Molto più prudenti le prime reazioni sull’altra sponda. Per l’esecutivo di Cota – anche lui a Roma per l’elezione del Capo dello Stato – parla il vice presidente Gilberto Pichetto Fratin questa inchiesta «crea disagio e disappunto; ma credo che proprio la serietà delle indagini e le valutazioni della giustizia saranno utili a chiarire la correttezza dei comportamenti, così come gli eventuali abusi, che giustamente vanno colpiti. Sono convinto che la giustizia, celermente, potrà sgomberare ogni sorta di dubbio  e manifesto la mia solidarietà a chi, come il Presidente Cota, si è onestamente comportato».

 

“Non abbiamo nulla da nascondere” è invece la reazione della Lega Nord: «Ogni azione del nostro Gruppo è sempre stata compiuta nel rispetto della legge regionale vigente. Fin dal settembre 2012 pubblichiamo il bilancio dettagliato del nostro gruppo ed è dunque a disposizione di chiunque abbia voluto o voglia sapere come sono stati spesi i fondi che ci sono stati destinati dal Consiglio regionale».

 

Intanto,nel Pd il senatore Stefano Esposito attacca, via Facebook, il Movimento 5 stelle: «Bono, capogruppo 5S al consiglio regionale del piemonte, andava a manifestare in val di susa contro la tav e tornando a Torino si faceva rimborsare con i soldi dei contribuenti. Rivoluzionari a spese nostre. E questi sarebbero il nuovo che avanza, campioni di etica e moralità. Ovviamente il mio garantismo vale anche per lui. Il mio è un giudizio politico».

 

 

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