CARRIERE NOSTRANE

Chiamparino teme la beffa finale

L'ex sindaco prende un caffè con alcuni maggiorenti locali del centrosinistra, ma non si sbottona su eventuali incarichi di governo. Nell'esecutivo di Letta potrebbe essere bruciato da Delrio. E Fassino lavora per Damiano

Ore 12. Uno strano consesso viene avvistato nel dehors sotto i portici del Caffè Elena, lo storico locale amato da Cesare Pavese nella centralissima piazza Vittorio Veneto. Seduti al tavolino, l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il leader dei Moderati Mimmo Portas, il senatore Stefano Esposito e il sindaco di Nichelino - 50mila abitanti nell’hinterland di Torino - Pino Catizone. L’incontro, chiesto da questa strana alleanza tra un bersaniano redento come Esposito e il primo cittadino nichelinese, tra i rottamatori della prima ora, era volta a sondare le reali intenzioni del compagno Sergio nel prendere un incarico di governo e quindi di rappresentare un elemento di snodo nei futuri assetti del centrosinistra torinese e soprattutto del Pd. In verità l’attuale numero uno della Compagnia di San Paolo non è stato sotto nessun punto di vista soddisfacente: molto abbottonato su eventuali promozioni romane - “Io sono qui, se mi vogliono hanno solo da chiamarmi” - confidando però di temere che all’ultimo possa essere battuto sul fil di lana dal suo successore al vertice dell’Anci Graziano Delrio, anche perché in tal modo libererebbe la poltrona di sindaco d’Italia per Matteo Renzi.

 

Un rischio che Chiamparino sa di correre, anche perché seppur da sempre simpatizzante dell’area rinnovatrice del Pd e noto fustigatore dei vertici del Nazareno, non è certo assimilabile alla schiera dei “renziani di ferro” e, se al primo cittadino di Firenze spettasse una casella nel nuovo esecutivo, appare a tutti chiaro che punterebbe su un suo fedelissimo e non sull’ex segretario del Pds torinese, ormai ultrasessantenne. Piuttosto, il sindaco-banchiere potrebbe puntare sui buoni rapporti stretti in questi anni con alcuni esponenti del centrodestra, del Pdl ma soprattutto della Lega e su un gradimento ancora piuttosto alto tra gli italiani, soprattutto nel Nord. Certo, si tratterebbe di un vero e proprio smacco per il suo successore al piano nobile di Palazzo Civico Piero Fassino, che dopo aver sbancato alle parlamentarie, ora vede sfumare la possibilità di piazzare al Lavoro il “suo” Cesare Damiano, costretto - lui che supera il metro e novanta - a rimanere all’ombra del suo predecessore, mentre rimedia ai danni finanziari ereditati nei dieci anni della Torino olimpica.

 

Infine, sull’aspetto delle dinamiche interne al Pd e con tutto l’ambaradan di contestazioni e autoconvocati Chiamparino si è dimostrato del tutto disinteressato, derubricando il tutto a pulsioni tardo adolescenziali di aspiranti dirigenti. Ha già ripreso a volare alto.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    23:57 Sabato 27 Aprile 2013 tex willer tex willer

    Pensa un po'che novita'.Chiamparino ministro. E chi si porta come sottosegretario? La Cristillin? e Bongiovanni? lo mettiamo sottosegretario all'economia? Meno male che Letta ha pensato bene di mettere altri ministri.Qualche faccia nuova e giovane.Il piemonte sara' poco rappresentato, ma se pensiamo alla Fornero, e agli altri 2 fenomeni, meglio cosi

Inserisci un commento