NUOVI ADEPTI

Socialisti verso la rottamazione

Associazioni e forum legati un tempo al Garofano si schierano al fianco di Matteo Renzi. "E' l'unico vero innovatore e riformista". Freddi i vertici del Psi, sempre più isolati. Buemi: "Una diatriba che al momento non ci appassiona". Ma le adesioni crescono

Da Torino a Catania, da Napoli a Milano. Un pezzo di mondo socialista sceglie la rottamazione ed esce allo scoperto con un documento dal titolo eloquente: “Perché non possiamo non dirci renziani”. La scintilla che ha dato il là a una presa di posizione che certo imbarazza non poco i vertici locali e nazionali del Psi è una recente dichiarazione del sindaco fiorentino, che annuncia “Il mio Pd sarà nell’Internazionale Socialista”, un modo per spingersi «dove mai avevano osato altri leader democratici, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni, fino a Pier Luigi Bersani», che pure, aggiungiamo noi, provenivano da una cultura di sinistra ed erano stati protagonisti del passaggio dal Pci al Pds che in cuor loro avrebbe proiettato gli eredi della falce e martello verso il Socialismo Europeo. E dunque arrivano i primi frutti della "svolta a sinistra" del sindaco, deciso ad ampliare la propria platea oltre il recinto degli ex Dc.

 

«La forza di Matteo Renzi è quella di essere un deciso innovatore ed un riformista convinto che vuole affrontare le contraddizioni del nostro Paese. Per questo noi, che in molti casi iniziammo l’impegno politico nei movimenti giovanili e nel Psi degli anni ’70 e ’80, ci ritroviamo ora in sintonia con diverse sue proposte che rappresentano un mix di modernizzazione e di sensibilità vera per la giustizia sociale» si legge nel documento firmato tra gli altri da Luca Guglielminetti di Socialisti.net, piattaforma della quale fanno parte anche Caterina Simiand e Roberto Tutino, dallo scrittore torinese Sergio Astrologo, dall’ex vice sindaco di Grugliasco Teodoro Capannelli. E poi il commercialista cuneese Tito Musso, il consigliere della Circoscrizione I di Torino ed ex consigliere d'amministrazione del San Paolo Claudio Bellavita, il verbanese Giovanni Alba, l'ex vice sindaco di Cuneo Giancarlo Boselli, fino a Mino Lorusso, già capo ufficio stampa della Cgil di Torino. In gran parte sono ormai fuoriusciti dal Psi, dopo averne seguite le tante traversie del post Tangentopoli e ormai agiscono da battitori liberi e come tali hanno deciso di sostenere il primo cittadino di Firenze. Una iniziativa accolta freddamente dal senatore del Psi, eletto nelle liste democratiche, Enrico Buemi per il quale «La diatriba tra Renzi e gli altri candidati non ci appassiona. Questa questione deve essere spostata dall’agenda politica di questo paese, che mi pare attualmente abbia altre priorità».

 

Di seguito il documento in versione integrale:

Matteo Renzi rappresenta un’idea d’innovazione e una speranza per l’Italia. “Il mio Pd sarà nell’Internazionale Socialista”, ha dichiarato recentemente il sindaco di Firenze, spingendosi dove mai avevano osato altri leader democratici, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni, fino a Pierluigi Bersani. Non ci stupisce che questa apertura venga proprio da Renzi, di storia e cultura cattolica ma con posizioni, a partire da quella sulle unioni civili, che si ispirano a valori sinceramente laici.

La forza di Matteo Renzi è quella di essere un deciso innovatore ed un riformista convinto che vuole affrontare le contraddizioni del nostro Paese. Per questo noi, che in molti casi iniziammo l’impegno politico nei movimenti giovanili e nel Psi degli anni ’70 e ’80, ci ritroviamo ora in sintonia con diverse sue proposte che rappresentano un mix di modernizzazione e di sensibilità vera per la giustizia sociale: la nostra cultura socialista è da sempre quella dell’innovazione. E pensiamo che il buon governo debba partire dalle amministrazioni guidate dal centrosinistra: una continuità della grande esperienza dei sindaci socialisti del Novecento che, a partire da Milano e Torino, fecero diventare la solidarietà a livello municipale una realtà.


Vediamo oggi il campo di Renzi come un cantiere aperto: per esempio, suscita interesse il documento “Il rilancio parte da sinistra. Come fare ridere i poveri senza fare piangere i ricchi” di Yoram Gutgeld, deputato democratico e consigliere economico del sindaco di Firenze. L’evoluzione in corso della “Renzieconomics” deve affrontare seriamente, in primo luogo, i temi del lavoro: in questo senso una prospettiva riformista dovrà contrastare, a partire dall’Europa unita, le recenti politiche rigoriste senza sviluppo che hanno aggravato drammaticamente la recessione economica. Inoltre notiamo con favore che viene ribadita l’importanza di un vero contrasto all’evasione fiscale, ribattezzato nel documento Gutgeld “rafforzamento della fedeltà fiscale”.  Si tratta di un tema che va collegato alla trasparenza e semplificazione degli iter burocratici, che le nuove tecnologie permettono, alla riforma del sistema creditizio e di quello giudiziario: elementi irrinunciabili di una effettiva modernizzazione dell’Italia. E pensiamo che le idee innovative debbano riguardare anche altri punti, a partire dalla revisione della spesa pubblica e dalla riorganizzazione dello stato sociale. In questo senso, è fondamentale la riforma di una macchina amministrativa vecchia e costosa che, concentrando il potere nelle mani dei burocrati, si rivela troppo spesso clientelare e inefficiente nei servizi che deve dare ai cittadini.



Noi pensiamo di poter dare un contributo importante alla metamorfosi in atto delle proposte di Renzi, uomo politico abile, intelligente e credibile ma che, nella sinistra italiana, rischia di apparire divisivo: per vincere e convincere, deve passare da soggetto a progetto. Vorremmo immettere una forte dose di cultura socialista, che viene da lontano, in un progetto politico che man mano risulta sempre più condivisibile. Perciò riteniamo sbagliato considerare il sindaco di Firenze come "un uomo solo al comando" e pensiamo che abbia anzi, evitando di apparire come un leader per tutte le stagioni, la necessità di includere nel suo programma sempre nuovi contributi, tra i quali possono trovar posto anche le nostre idee.

Vorremmo infatti che si discutesse nel merito sulle idee, senza preconcetti, Invece, notiamo con preoccupazione che nella sinistra italiana troppi continuano a vedere la politica con i paraocchi. Oggi si rischia di ripetere, con l’ostracismo culturale nei confronti di Renzi, un errore simile a quello compiuto quasi un secolo fa dal gruppo dirigente del Partito Socialista che nel 1919 non volle l’accordo con i popolari di Don Sturzo: una scelta che ebbe allora come sua conseguenza quella di contribuire fortemente alla tragedia del fascismo, e che ora può avere come indiretto esito semi-permanente la farsa delle larghe intese.  Il rischio è che, senza una svolta vera, a furia di accumulare errori si arrivi a una nuova tragedia politica, economica e sociale.


Le donne e gli uomini di cultura socialista non devono più fare questi errori. Bisogna ritornare all’impegno politico genuino ed appassionato, dando il buon esempio alle nuove generazioni. Noi che abbiamo rappresentato tanto nella storia dell’Italia democratica ed antifascista, che ci siamo battuti per l’emancipazione delle donne, fino alle leggi sul divorzio e l’aborto, e abbiamo sempre coniugato la libertà con la giustizia sociale, non possiamo rinunciare all’attività politica: la cultura socialista deve essere seminata per costruire un’Italia più giusta e proiettata nel futuro. E, per uscire dalla crisi, il collegamento deve avvenire in primo luogo con i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei: nella prospettiva, indicata anche da Renzi, dell’Internazionale Socialista.

In base a questi principi, oggi noi vogliamo dare un contributo di sostegno alla candidatura di Matteo Renzi sperando che il prossimo Congresso del Pd (partito cui molti di noi non sono, o non sono più, iscritti) sia effettivamente aperto.

Ma noi guardiamo anche oltre. Oggi siamo perlopiù impegnati nelle nostre professioni e consideriamo un dovere l’impegno politico e sociale al servizio di un progetto per un’Italia più giusta e solidale, più efficiente e moderna. Progetto che crediamo debba avere come leader, per il governo del Paese, Matteo Renzi.

Ecco perché con questo documento iniziamo a ri-costruire una rete basata sui valori laici e socialisti per modernizzare il centrosinistra italiano.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    13:34 Venerdì 30 Agosto 2013 massimo riconoscere alcune cose

    Non sono renziano (aggettivo che di per sè non significa nulla) ma mi pare che i nomi menzionati non facciano parte dell'apparato o del ceto politico. Infatti l'unico a mostrarsi freddo è Buemi. Occorre dire che al momento della nascita del Pd, il dibattito surreale sul fatto se dovesse aderire al Pse (com'era nella logica) rimane una ferita aperta e uno dei tanti errori dei dirigenti di allora. E dal punto di vista programmatico il discorso di Martelli nel lontano 1981 sull'alleanza tra il merito ed il bisogno è molto attuale. Con tutto il male che (giustamente) si possa dire su Martelli ed i socialisti. Renzi che è furbo oltre che capace l'ha capito e bisogna dargli atto.

  2. avatar-4
    16:11 Giovedì 29 Agosto 2013 andrea spifferone Tutti sul carro del vincitore!

    Ma Renzi non doveva rottamare il vecchio apparato? ora sono tutti renziani, soprattutto i burocrati che siedono ininterrottamente nelle poltrone pubbliche dal 1970.

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