SISTEMA TORINO

Ha vinto il riformismo di marca Pci

Fassino e Chiamparino sono degli innovatori che hanno saputo contrastare (e sconfiggere) il massimalismo della sinistra. Ecco perché gli ex ragazzi di via Chiesa della Salute sono credibili come uomini di governo. L'analisi di Rondolino

La conservazione del potere affidata a due innovatori? O l’innovazione proposta all’elettorato di centrosinistra affidata a due conservatori del sistema? All’approssimarsi delle elezioni amministrative e in un clima sempre più arroventato all’interno del Pd (domani si annuncia l’ennesima battaglia in direzione nazionale), è un gioco di specchi quello che rimanda ad ogni sguardo le immagini dei due di Torino, come con perfida simpatia Matteo Renzi, tempo fa, ha battezzato la coppia al vertice del Palazzi: Piero Fassino e Sergio Chiamparino. I due ex ragazzi di via Chiesa della Salute, storico quartier generale del Pci subalpino, sono entrambi alla soglia dei settant’anni (del ’49 il sindaco, di un anno più vecchio il presidente della Regione). Massimo D’Alema, rottamato eccellente, è coetaneo di Fassino, per dire. E allora? Allora i due sono la conferma della tesi che vuole la rottamazione, cavallo vincente per l’ascesa di Renzi e la sconfitta di Pier Luigi Bersani e della “Ditta”, come basata certo sulla carta d’identità, ma non solo e non sempre? «Non ho mai pensato che la rottamazione fosse solo anagrafica, anche se in parte lo è. La vera rottamazione è quella delle idee, dei modi di fare, della concezione della politica. E Fassino avrà i suoi anni però, come figura politica lui è uno di quelli tra i primi che, negli anni Settanta e Ottanta, ha avuto una visione riformista e più moderna del ruolo della sinistra e del rapporto con la grande industria».

 

Fabrizio Rondolino, torinese (“anche se da tempo seguo da lontano le vicende della città”), classe 1960, figlio del critico cinematografico Gianni, uno degli intellettuali di riferimento della sinistra sabauda alla cui scuola si è formata un’intera generazione di studiosi e cineasti, è persona informata sui fatti. Stretto collaboratore di Baffino prima al Pds e poi a Palazzo Chigi alla fine degli anni Novanta, corvée giovanile nella Fgci del capoluogo piemontese, tornato dopo molti anni a scrivere per l’Unità dell’era renziana che l’altro giorno, nel pieno dell’ennesima questione interna al partito ha pubblicato un suo articolo dal titolo eloquente “Caro D’Alema, forse è davvero giunto il momento di salutarsi”, sul sindaco ricandidato non tradisce dubbi nel considerarlo «a tutti gli effetti un rinnovatore».

 

Il gioco di specchi che oppone l’immagine del giovane funzionario di partito, “responsabile fabbriche”, settore nodale per il Pci in quei caldissimi inizi degli anni Ottanta, e quella più recente e attuale di convinto sostenitore della politica industriale incarnata da Sergio Marchionne potrebbe indurre a vedere nell’ultimo segretario dei Ds l’ossimoro della sinistra tra le immagini in bianco e nero di Enrico Berlinguer al cancello 5 di Mirafiori e le foto della grisaglia (ultimo residuo del look del travet del Bottegone, conservato da Fassino) accanto e non di fronte al maglione d’ordinanza dell’ad di Fca. Capacità di adattamento al trascorrere degli anni e al mutare della politica, quella di Fassino, o piuttosto lungimiranza e visione in avanti rispetto a molti altri? «Fassino il rapporto con l’ala rinnovatrice della Fiat ce l’ha sempre avuto, fin dai tempi di Vittorio Ghidella, quindi direi che la sua è una costante  – osserva Rondolino, nella conversazione con lo Spiffero -. In questo, Piero è un socialdemocratico classico. Per la grande industria ha sempre immaginato un modello di cogestione, che poi è il modello dell’Spd post Bad Godesberg. Lo ha fatto anche contro tendenze antagoniste sia nel partito che nel sindacato».

 

Quanto all’innegabile feeling con l’ad di Fca e l’aperto sostegno alle sue scelte industriali, spesso non proprio indolori e popolari, l’editorialista dell’Unità è lontano anni luce dallo stranirsi, men che meno dallo scandalizzarsi. «Marchionne è il più grande innovatore in Italia ed è colui che ha salvato la Fiat e migliaia, non decine di migliaia certo, di posti di lavoro a Torino, dopo lunghi anni di una gestione non sempre brillante. È lui che ha rilanciato l’azienda e, cosa di non poco conto, ha smesso di chiedere soldi pubblici. Quindi – aggiunge Rondolino – non vedo nessuna contraddizione tra il riformatore Marchionne e il riformista Fassino. Entrambi guardano avanti, mentre è vero che c’è una parte conservatrice della sinistra».

 

Il candidato di quella sinistra, avversario di Fassino dopo esserne stato per anni alleato in maggioranza a Palazzo di Città è quella del «mio caro amico Giorgio Airaudo con cui lavorai insieme nella Fgci. Una sinistra che continua a muoversi, diciamo, in termini di eroica resistenza». E che, a detta di chi osserva sia pure “da lontano” geograficamente, ma da molto addentro alle dinamiche del Pd il percorso verso le urne sotto la Mole, potrebbe erodere un po’ di voti, insieme al M5s, al ricandidato sindaco. «Quella di Airaudo a livello locale è una scelta incomprensibile, ha rotto l’alleanza con il Pd in Comune, senza neppure avere l’alibi romano della caduta di Marino. A livello nazionale la mossa è comprensibilissima: la politica romana decide le sorti della periferia dell’impero. E La nuova aggregazione tra fuoriusciti del Pd e parte di Sel punta a far perdere il Pd. Non gliene frega niente di vincere e sanno che non vinceranno mai. L’obiettivo è non far vincere Fassino al primo turno e magari farlo perdere al secondo. Che poi anche nella minoranza interna del Pd ci sia chi miri a far perdere il partito alle amministrative e rimettere in discussione Renzi, è un’ipotesi che non si può escludere. Ma sono giochi di potere. L’elettorati ha già deciso. Questi movimenti riguardano solo il ceto politico. Insomma, chi rimane dentro spera di avere un posto al sole, chi va fuori lo fa coltivando la stessa speranza».

 

Quanto all’avversario più ostico e preoccupante per Fassino, di lei Rondolino dice che «è una Chiara Appendino in gran spolvero, ma dovessi scommettere non uno ma dieci o cento euro lo farei sulla vittoria finale di Piero. Al primo turno la vedo, oggettivamente dura. I torinesi, però, voteranno per un sindaco che si occupi bene della città e Piero ha amministrato bene. E poi il voto ideologico è sempre più limitato». Sull’atout dell’Appendino, derivante dal mondo dell’imprese e delle professioni da cui proviene e dove il suo non è certo un cognome sconosciuto, il giornalista si dice scettico: «Quegli ambienti vogliono una città che funzioni, un sistema collaudato. E sanno che Fassino glielo garantisce. Quel mondo lì è saldamente fassiniano, è un mondo concreto. Non vedo al di là di una cerchia ristretta la possibilità per la candidata di Grillo di poter contrastare Piero su quel terreno».

 

Un terreno che poi è lo stesso, o almeno gran parte, del noto “Sistema Torino” (una rete consociativa e di cogestione del potere tra imprese, professioni, banche, fondazioni, politica) di cui i due ex ragazzi di via Chiesa della Salute sono custodi, protagonisti, registi e garanti. «Chiamparino mi piace. È vero che, mentre di Fassino potremmo dire che è un figlio del partito, Chiamparino si presenta più come un lupo solitario, uno che fa il provocatore, che sfata i luoghi comuni, ma nella sostanza non vedo grosse differenze tra i due». Per Rondolino, ex compagno di Airaudo ai tempi della Fgci, poi spin doctor di D’Alema e oggi accusato di essere iperenziano, «Sergio e Piero sono entrambi degli innovatori. E non era poi così scontato, provenendo da quel Pci torinese che certo non ha mai avuto proprio una storia di modernità», il Pci “peggiore d’Italia”, per dirla con Saverio Vertone che ne contestava la vena operaista e le derive massimaliste. Il problema, semmai, è che attorno a loro hanno fatto terra bruciata, non ponendosi, se non in modo superficiale ed episodico, il tema della crescita di una nuova classe dirigente: «Tra coloro che sono emersi nell’ultima stagione nel solco di quella tradizione mi pare degno di nota il solo Stefano Esposito, che si è distinto per le sue posizioni coraggiose». 

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7 Commenti

  1. avatar-4
    20:44 Domenica 20 Marzo 2016 ordalia2013 CURIOSO

    QUando Rondolino Junior critica Renzi, e lo fa spesso ad esempio su La 7, e il suo inter circle allora va tutto bene, se prova a dare un 6 ai famigerati Fassino e Chiamparino diventa uno della Banda Bassotti. Le tesi di Rondolino sono chiare ma le antitesi sembrano povere ombre...

  2. avatar-4
    20:13 Domenica 20 Marzo 2016 patty La sfida Fassino - Appendino sembra fra correnti diverse di Confindustria (cit.)

    Ha ragione Equazionedicampo , se guardiamo da dove arriva e come è cresciuta, anche Appendino è la perfetta candidata di Confindustria, anche se deve ancora dimostrare di poter amministrare un condominio, figuriamoci una città.

  3. avatar-4
    18:06 Domenica 20 Marzo 2016 silvioviale Tutto in famiglia.

    Speriamo che i due ragazzi si emancipino anche da Rondolino.

  4. avatar-4
    14:21 Domenica 20 Marzo 2016 LucaDalessio Marchetta...

    ...elettorale?

  5. avatar-4
    12:52 Domenica 20 Marzo 2016 ingov Rondolino

    Ma mi faccia il piacere ...............

  6. avatar-4
    11:57 Domenica 20 Marzo 2016 equazionedicampo In altre parole...

    In altre parole quelli che Rondolino considera innovatori sono ex comunisti oggi diventati "filocapitalisti", comunque entusiasti fans del mercato (nel quale peraltro non si sono mai messi alla prova professionalmente). In realtà avendo molto apprezzato il fatto di introitare 100-200mila euro e più (in larghissima parte sempre a spese del contribuente) per decenni hanno capito quanto è bello avere tanti soldi e (ancor più dei seri liberali di un tempo) ritengono oggi naturali forti disuguaglianze sociali ed economiche. Un tempo frequentavano operai e impiegati, oggi supermanager, miliardari, notai e ricconi vari e trovano equo che ci sia gente strapagata (nel privato come nel pubblico) e tanta altra gente sottopagata. Qualcuno dica a Rondolino che tra i sottopagati sono tanti quelli che valgono molto di più dei superpagati (di destra, centro e 'sinistra', possibilmente con cognomi celebri, amicizie importanti e tessere giuste) e che in una società realmente liberale e meritocratica sarebbero ben diversamente valorizzati. La sfida Fassino-Appendino sembra essere tra correnti diverse di Confindustria. Quanto ad Airaudo apprendiamo che è "caro amico" di Rondolino. Siam messi bene davvero!

  7. avatar-4
    11:10 Domenica 20 Marzo 2016 usque tandem Vabbe'

    Siamo sotto elezioni, tutti se la cantano e suonano, e tra amici si auto-santificano......

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