VENTENNIO ADDIO

Costa guida la scissione, Pdl nel caos

Il parlamentare piemontese capeggia la fronda del "Nuovo Centrodestra", di cui sarà probabilmente capogruppo alla Camera. Ore concitate, tra Roma e Torino, per censire chi sta con chi. "Leali con Berlusconi e con i nostri elettori". Rebus a Palazzo Lascaris

Leali con Berlusconi e con gli elettori. Enrico Costa spiega così, dopo una lunga e concitata giornata, la scissione. «È stata una decisione sofferta ma siamo sereni, abbiamo la coscienza a posto, avendo provato fino all’ultimo a scongiurare uno strappo traumatico», dice allo Spiffero annunciando la costituzione dei gruppi in Parlamento (lui, probabilmente, presiederà quello alla Camera). E se la sensazione è che si tratti solo di un primo passo, l’abbrivio di una nuova stagione, inevitabilmente postberlusconiana, Costa non nasconde la preoccupazione per lo stato di salute di un partito, quello piemontese, che ha guidato per quasi un anno e che ora pare frastornato dalla separazione. Falchi e colombe sul territorio volano spesso insieme, condividono responsabilità di governo e, spesso, pure amicizie. Ora si tratta di capire se e come il gruppo dirigente di corso Vittorio Emanuele salvaguarderà un barlume di unità (almeno d’azione), a partire dalla presenza nelle principali assemblee elettive. Il banco di prova più difficile sarà quello di Palazzo Lascaris, dove il Pdl è attualmente capitanato dal fromboliere Luca Pedrale, un ex “alfaniano” convertito in mezza giornata al verbo lealista. Sarà sufficiente la sua sostituzione per scongiurare la rottura del gruppo? Se ne parlerà nelle prossime ore, al termine del fatidico Consiglio Nazionale nel corso del quale oggi Silvio Berlusconi sancirà ufficialmente la rinascita di Forza Italia, consesso disertato da una buona metà dei componenti piemontesi.

 

Nonostante i venti di guerra, le diplomazie sono al lavoro, seppur sotterraneamente. Tutti gli occhi sono puntati su Gilberto Pichetto, vicepresidente della Regione, che con Ugo Cavallera è alla testa dei pasdaran berlusconiani. L'ex senatore ha il dente avvelenato con Alfano più per ragioni personali - gli imputa di avergli soffiato lo scranno a Montecitorio, dov'era stato dirottato alle ultime elezioni - che per reali pregiudizi politici. Inoltre, a differenza di Manuela Repetti, la parlamentare novese dal carattere sanguigno, "Gil" è considerato uomo di buon senso e politico avveduto.

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