VERSO IL VOTO

Sarà Forza Italia a scegliere l’anti Fassino

Nel complicato risiko delle candidature, Torino finisce nel dossier con Bologna, dove la Lega otterrà il via libera per un suo esponente. Pichetto pranza a Palazzo Grazioli con Berlusconi. Snobbate le primarie di circoscrizione proposte da Rosso

Alla fine, o forse fin dall’inizio, Matteo Salvini ha preferito puntare su un suo uomo – anzi una sua donna, l’attuale capogruppo a Palazzo D’Accursio Lucia Borgonzoni – per le Comunali di Bologna, anziché forzare la mano per avere (e ancor prima trovare) un candidato della Lega da contrapporre a Piero Fassino. Con questa quasi certezza di avere in mano, grazie a un Cencelli segreto, la golden share per esprimere la candidatura del centrodestra, il coordinatore piemontese di Forza Italia oggi, ora di pranzo, varcherà per l’ennesima volta il portone di Palazzo Grazioli. La cosa non farebbe quasi più notizia, visto ormai il pendolarismo di Gilberto Pichetto tra Torino e Roma, intesa come residenza dell’ex Cavaliere. Ma anche l’assiduità, accresciuta negli ultimi tempi, di questi incontri può essere indicativa di come un ringalluzzito Berlusca non intenda relegare a partita persa, seppure assai difficile, quella della prossima primavera sotto la Mole. E se non sarà come molto probabile una vittoria, importante sarà comunque il risultato elettorale che Forza Italia riuscirà a portare a casa.

 

Avere la possibilità di esprimere un candidato senza doversi scontrare sul nome con la Lega è un ostacolo in meno. Del resto che il Carroccio abbia gli occhi più puntati su Novara rispetto a Torino, dove non fatica ad attuare una desistenza sulla nomination, non è una novità. Se poi si aggiunge un ulteriore disco verde da via Bellerio, tutto potrebbe risultare meno arduo per l’ex omino coi baffi, saldamente al timone degli azzurri piemontesi dopo che il cambio della guardia è stato procrastinato a non prima delle stesse amministrative 2016. Insieme a lui oggi alla corte di Silvio ci saranno altri coordinatori regionali, soprattutto quelli dei territori nelle cui grandi città si voterà il prossimi anno, oltre a un pezzo dell’ufficio di presidenza. Nessuno scommette che, come nel pranzo di Babette, alla fine si alzeranno tutti ballando tenendosi per mano con il risiko dei candidati ormai completato. Probabilmente lo stesso Pichetto rientrerà in Piemonte con i soliti nomi che ormai girano da settimane: quelli dei due notai, Giulio Biino e Alberto Morano.

 

Certo tutto è possibile, anche qualche valutazione in più da parte dell’ex Cavaliere sui profili dei papabili. Meno improbabile, anzi ormai sicuro il ritorno al mittente dell’invito a ricorrere alle primarie indirizzato da Roberto Rosso allo stesso Pichetto, ma nientemeno che pure a Berlusconi e Salvini, senza scordare Enrico Costa e neppure l’Udc Gianni Barosini. Un’esortazione pressante quella dell’ex parlamentare reduce dal recente endorsement ricevuto da Raffaele Fitto quale candidato ideale per Torino. “Individuare il candidato sindaco del centrodestra non attraverso al designazione dall’alto – ha scritto nella lettera Rosso - ma invece attraverso il metodo di democratica partecipazione dal basso dei cittadini torinesi, all’interno dei propri quartieri”. L’ex sottosegretario propone primarie nelle varie circoscrizioni e avverte: “Rifiutare questa opportunità e delegare tutto, con una buona dose di arroganza, alla forza del denaro messa in campo dal possibile candidato berlusconiano vorrebbe significare condannare il centrodestra alla divisione e alla sconfitta”. Poi quello che pare un ultimatum: “Vi invito a riflettere su questo pericolo e a convocare entro i prossimi quindici giorni una riunione per decidere tempi e modalità delle primarie di coalizione. Altrimenti – ammonisce – ognuno sarà ovviamente libero di andare per la sua strada, con le conseguenze facilmente prevedibili”.

 

Toni da Nostradamus delle urne che non paiono, tuttavia, smuovere di un centimetro né Forza Italia, né la Lega dal proposito di fare volentieri a meno delle primarie. Per quanto riguarda Ncd, pure compresa nei destinatari della missiva, pare che da quelle parti specie nel versante monregalese, il solo ascoltare il nome di Rosso provochi reazioni al cui confronto il morso di una tarantola è una puntura di zanzara.

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