TREGUA

Fiat e Fiom siglano l’armistizio

I metalmeccanici della Cgil ritirano i ricorsi dopo l'esclusione dalle Rsa sancita dal Lingotto. Bellono: "Un passaggio che recepisce la sentenza della Corte Costituzionale e che garantisce ai lavoratori di scegliersi i propri rappresentanti"

Non è pace ma una tregua dopo una lunga stagione di scontri combattuti a suon di carte bollate. È stata sottoscritta oggi in tribunale a Torino tra Fiat e Fiom la conciliazione che pone fine al contenzioso giudiziario tra l’azienda e i metalmeccanici della Cgil sulla rappresentanza sindacale. La Fiom, che nel 2011 non ha firmato il contratto collettivo di primo livello, nei mesi scorsi aveva infatti presentato ricorsi per tutti gli stabilimenti italiani del gruppo, circa una sessantina, di cui una quindicina nel Torinese. «Con questo passaggio che recepisce in maniera integrale i contenuti della sentenza della Corte Costituzionale - spiega Federico Bellono che ha siglato l’intesa in quanto segretario della Fiom torinese - si mette un punto fermo di certezza sul diritto dei lavoratori a scegliersi i propri rappresentanti e alla Fiom di avere le Rsa negli stabilimenti Fiat».

 

Un primo passo anche se la strada per ristabilire corrette relazioni sindacali pare ancora tortuosa. «Questo non risolve i tanti problemi che restano aperti e che saranno oggetto di confronto nel prossimo incontro con l’azienda – conferma Bellono - ma l’utilità della conciliazione sta nell’avere un elemento di omogeneità tra i diversi tribunali nel recepimento della sentenza della Corte per evitare che sfumature applicative differenti possano lasciare ancora margini di incertezza».

 

Secondo l’organizzazione guidata da Maurizio Landini, il ricorso alle aule di giustizia è stato imposto dalla linea intransigente dei vertici del Lingotto. «Siamo stati costretti ad andare in tribunale - ribadisce Bellono - e chiudere questo contenzioso è interesse anche nostro per concentrarci su tutti gli altri problemi ancora aperti, a partire dal futuro degli stabilimenti Fiat».

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