SCONTRI ISTITUZIONALI

Fassino voleva la testa del prefetto

Sarebbero state le profonde divergenze con il sindaco sulle modalità per contenere la protesta dei Forconi ad aver spinto la Basilone a presentare "telefonicamente" le dimissioni. Respinte dal ministro Alfano. Ma è gelo tra Palazzo Civico e piazza Castello

Le dimissioni corrono sul filo del telefono. Il Prefetto di Torino Paola Basilone rivela di averle presentate con questa modalità inusuale (“perché non c’era il tempo di fare in altro modo”), offrendosi come capro espiatorio per placare le polemiche sull’insufficiente azione di contenimento delle proteste dei Forconi. Ma nella confessione affidata alle pagine della Stampa preferisce sorvolare sulle motivazioni che l’avrebbero spinta a meditare di lasciare l’incarico assunto poco più di due mesi fa.

 

A quanto risulta allo Spiffero da fonti ministeriali la decisione sarebbe scattata dopo uno scontro, dai toni piuttosto duri, con Piero Fassino, proprio sulle modalità di intervento della forza pubblica per cercare di ripristinare un po’ d’ordine in una città che stava subendo un vero e proprio assalto. Divergenze emerse fin dalle prime ore di lunedì, poi sfociate in un battibecco al tavolo del Comitato di sicurezza e ordine pubblico, al quale erano presenti anche i sindaci di Pinerolo Eugenio Buttiero e Nichelino Pino Catizone, letteralmente terrorizzati da quanto stava accadendo nelle loro città. E' stato proprio in quel delicatissimo frangente che, alle parole “attendiste” della Basilone – “Possiamo mica far diventare Torino un campo di battaglia” –, il sindaco avrebbe sbottato: “Perché cosa ti sembra essere oggi?”. 

 

Fassino a quel punto pare abbia preso lui le redini della situazione, da una parte attivando un contatto diretto e costante con il questore Antonio Cufalo, dall’altra chiamando la batteria del Viminale per rintracciare il ministro dell’Interno, in quelle ore non propriamente in prima linea a fronteggiare l’emergenza. E in una di queste concitate telefonate Fassino avrebbe espresso apprezzamenti non propriamente lusinghieri sull’operato della Basilone che, una volta venutane a conoscenza, ha offerto la sua testa ad Angelino Alfano. Il ministro e vicepremier, come rivela lei stessa, ha respinto le dimissioni, garantendo l’invio di un contingente di polizia.