TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Cuperliani, schiaffo piemontese a Renzi

No alla nuova legge elettorale prospettata dall'accordo tra il segretario e Berlusconi, e nessuna scelta condivisa per le primarie regionali. Gli sconfitti dell’Immacolata ritrovano l’unità e cercano un candidato da contrapporre a Gariglio - di Oscar SERRA

No all’accordo coi renziani e soprattutto no al maialinum. L’area Cuperlo ritrova un pizzico d’orgoglio e rifila un doppio schiaffone ai compagni rottamatori e soprattutto al loro leader, impegnato in una delicatissima partita sulla legge elettorale che ieri ha visto l’incontro (risolutore?) tra segretario e Cav.

 

Lo scenario nel quale i dirigenti dell’ala sinistra del Pd decidono di dissotterrare le armi è quello del Palavela, tempio dei Giochi di Torino 2006, ma di pace olimpica non v’è traccia come dimostra il documento prodotto in apertura dei lavori dai parlamentari cuperliani che – senza defezioni - bocciano la bozza di accordo emersa dal vertice di ieri tra il segretario Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Un documento di poche righe, redatto durante il workshop organizzato al Palavela di Torino per fare il punto sull’attuale situazione politica locale e nazionale, per dire no all’ipotesi di liste bloccate.  Sotto le firme dei deputati Cesare Damiano, Anna Rossomando, Andrea Giorgis, Antonio Boccuzzi, Chiara Gribaudo, Massimo Fiorio, Cristina Bargero e Umberto D'Ottavio e dei senatori Stefano Esposito, Elena Ferrara, Magda Zanoni, Daniele Borioli e Federico Fornaro.

 

Ma l’assemblea del Palavela, peraltro molto partecipata con oltre 200 dirigenti democratici del Piemonte, fa segnare un altro punto a favore dei presenti sul tema del congresso regionale. Nessun accordo a prescindere con Davide Gariglio, candidato della componente renziana (uno che secondo D’Ottavio ha l’apertura mentale di Giovanardi), ma nessuna volontà di chiudere le porte a una soluzione unitaria. “Certo, per andare a trattare qualcosa in mano devi averla” fa notare uno dei presenti e anche il sindaco di Settimo Aldo Corgiat, che nei giorni scorsi aveva aperto a una fase di pacificazione interna al Pd, si deve ricredere. E allora via libera a una delegazione – come al solito fin troppo pletorica – formata dai tre candidati segretario ai congressi provinciali, Alessandro Altamura, Matteo Franceschini Beghini e Corgiat, la consigliera comunale Lucia Centillo, e i tre segretari provinciali cuperliani Paolo Furia di Biella, Matteo Besozzi (Novara) e Domenico Ravetti (Alessandria). Pochi giorni per scegliere un candidato, o forse meglio, un ticket da presentare alle primarie del 16 febbraio. I nomi che si fanno sono sempre i soliti: dalla consigliera regionale Gianna Pentenero, dell’ex Area Democratica, all’assessore provinciale al Lavoro Carlo Chiama, “spondato” dal senatore Esposito. C’è chi ha fatto anche il nome dell’attuale presidente del partito, il deputato Giorgis  (emerso dall’intervento di Andrea Benedino) o della collega cuneese Gribaudo (sulla quale sta lavorando Franceschini Beghini). Si vedrà.

 

Intanto a rompere il clima di non belligeranza domestica che si respirava al Palavela ci ha pensato al solito Roberto Placido, con un attacco ad alzo zero contro il capogruppo a Palazzo Lascaris Aldo Reschigna, che in un colloquio con Lo Spiffero ha annunciato il ritiro delle dimissioni dei consiglieri dem previsto per il 28 febbraio. “Qui l’unico che si è dimesso, che ha rinunciato a qualcosa sono io che ero vice presidente del Consiglio – ha tuonato Placido, contrariato anche perché – ho appreso dai giornali di una decisione che avrebbe imposto una discussione all’interno del nostro gruppo”.

 

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