PD & GOVERNO

“Sinistra è fare buone riforme”

A Torino per un incontro di Rifare l'Italia, il ministro della Giustizia Orlando rivendica il ruolo della politica: "La smetta di essere subalterna agli altri poteri, torni a selezionare la classe dirigente e a interpretare i bisogni del Paese". Tandem con Finocchiaro

“Politica e giustizia non devono scambiarsi i ruoli. Ma è indubbio che quando la politica è debole, lascia spazio e diventa subalterna alla magistratura, così come all’economia, all’informazione…”. Il rapporto causa-effetto è chiaro, così come evidente per il Guardasigilli Andrea Orlando è il rimedio necessario: “una politica che sappia fare il suo mestiere formando e selezionando la classe dirigente. E, soprattutto, che s’incammini con decisione sul terreno delle riforme”. Quelle buone, come indicava il titolo dell’incontro di ieri sera al Pala-Alpitour, organizzato da Rifare l’Italia, la componente del Pd di cui Orlando è uno degli uomini di spicco e che a Torino ha fatto il pieno di presenze e pure di parterre de rois, a incominciare da Anna Finocchiaro che ha dibattuto sul tema con l’inquilino di via Arenula e poi la sempre più corposa pattuglia parlamentare (Stefano Esposito, Daniele Borioli, Cristina Bargero, Magda Zanoni, Antonio Boccuzzi, Elena Fissore, Anna Rossomando, Chiara Gribaudo, Elena Ferrara, Massimo Fiorio) che insieme a non pochi amministratori locali negli ultimi mesi hanno rinfoltito l’esercito dei giovani turchi in Piemonte.  E la senatrice, presidente della commissione Affari istituzionali di Palazzo Madama ha definito “schiette” le parole di Romano Prodi nel suo ultimo libro Missione incompiuta, nel quale l’ex premier dice di preferire “il cacciavite di Enrico Letta al trapano di Renzi”. Finocchiaro ha anche parlato del difficile iter della riforma elettorale, invitando il governo alla ragionevolezza: “Spero non si arrivi al voto di fiducia”, ma auspicando al contempo che quello che si attente da molto tempo, ovvero il superamento del bicameralismo perfetto, diventi finalmente realtà.

 

È indubbio che quella di ieri sia stata (anche) una dimostrazione di forza di quest’area del partito democratico che grazie a una “campagna acquisti” la vede sempre più pesante in terra allobroga, financo a far giocare sull’appellativo di giovani turchi un parlamentare che riferendosi al collega bersaniano fino al midollo come Federico Fornaro lo battezza parlandone con un altro parlamentare, con perfida ironia, l’“armeno”. Ma la differenza politica che quelli di Rifare l’Italia marcano è proprio sulle riforme. “Quelle buone che si differenziano da quelle cattive per una caratteristica tanto semplice quanto imprescindibile: – come spiega Orlando allo Spiffero - devono fare bene al Paese, fare bene agli italiani”. Altra differenza con la minoranza di sinistra, cui la stessa Finocchiaro riserva risposte piccate al leader Bersani e alle sue accuse di minare la democrazia con l’intreccio tra riforme costituzionali e nuova legge elettorale, sta nel giudizio dell’operato del governo. “Ha invertito una tendenza che andava avanti da anni, ha coraggio di cambiare e la forza di imprimere una svolta. Come ha saputo fare, per esempio, con l’Unione Europea inducendo Bruxelles a rivedere l’impostazione rigorista a favore delle crescita. Ma questo è stato possibile anche e soprattutto perché l’Italia ha un governo in grado di presentarsi all’Europa con le riforme”.

 

Un vento nuovo, insomma che deve soffiare anche sul partito e sull’idea di sinistra. Che per il Guardasigilli non dev’essere “un limitarsi ad appuntare un distintivo, ma rappresentare ideali e istanze di chi a un partito di sinistra guarda e dal quale si attende attenzione per i deboli, per i meno garantiti, interventi per migliorare la qualità della vita. Non limitarsi insomma a rappresentare un passato, che pure ha il suo peso, ma guardare al futuro”. A chi, come Susanna Camusso attacca Matteo Renzi e annuncia di non votare più Pd, Orlando risponde che “i conti si faranno alla fine”, ovvero il percorso è avviato, i primi risultati si vedono e non ci si ferma. Qualcuno, semmai, dovrà ricredersi. Certo di lavoro da fare, in Parlamento così come all’interno del partito, ce n’è e parecchio. Perché, come ha ribadito, “quando la politica è debole, diventa subalterna ad altri poteri”. Il riferimento alla giustizia è palese. Ma anche su questo fronte il ministro rivendica risultati e, soprattutto, toglie un velo di non detto sui mali della macchina giudiziaria, ancora troppo lenta e talvolta scassata. “Il modello Torino ha funzionato e sta trovando applicazione anche in alcuni uffici del Sud dove non tutto è da criticare”, dice riferendosi alla velocizzazione impressa ai tempi giudiziari dall’ex presidente della Corte d’Appello di Torino Mario Barbuto che Orlando ha voluto in via Arenula per guidare il Dipartimento  dell’Organizzazione giudiziaria. E se gli si fa notare che proprio dopo la partenza di Barbuto, a Torino i tempi si sarebbero nuovamente allungati, il ministro ammette che “la differenza la fanno gli uomini a capo degli uffici giudiziari”. Anche per questo una riforma non scritta, ma che si limita a una moral suasion del Guardasigilli, investa pure il Csm: “Credo sia opportuno che al momento delle nomine si valutino con attenzione le caratteristiche dei responsabili degli uffici da sui dipende il buon funzionamento della macchina della giustizia, tempi compresi”. Insomma Palazzo dei Marescialli usi meno il bilancino della politica e delle correnti della magistratura badi di più a mettere gli uomini giusti nei posti giusti.

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