VITA DEMOCRATICA

Pd, gelo tra renziani e minoranza 

L'area Cuperlo rivendica più spazio negli organi di comando del partito regionale. Gariglio tiene il punto, ma deve rimandare la nomina della segreteria. Intanto a sinistra scalda i motori anche Lavolta, pronto a correre per Palazzo Lascaris

Matteo Renzi ci mise 24 ore per annunciare la squadra con cui avrebbe guidato il Pd, per i suoi emuli in terra subalpina i tempi appaiono un po’ più dilatati. A due settimane dalla sua elezione, il neo segretario Davide Gariglio ancora non ha trovato un accordo con la minoranza interna per una gestione comune di via Masserano. Le questioni di partito si mescolano con quelle elettorali, viste le tante imminenti scadenze, e non manca chi lavora su un fronte per ottenere dei vantaggi sull’altro.

 

La questione – come si dice in questi casi – è tutta politica, preambolo necessario per dare un tono di solennità a una trattativa incentrata tutta sui posti. Nel mirino c’è il board del partito, la plancia di comando, ovvero la segreteria. Nei giorni scorsi, l’area che fa riferimento a Gianni Cuperlo ha fatto sapere che per non chiamarsi fuori avrebbe preteso una rappresentanza proporzionale rispetto all’esito delle primarie. Insomma, se la nuova segreteria sarà formata da 12 elementi, 4 dovranno essere afferenti alle correnti che hanno sostenuto Gianna Pentenero e uno ai civatiani di Daniele Viotti. Di più, vorrebbero per sé il vice segretario (si fa proprio il nome della Pentenero) e il presidente (si parla di Luciano Marengo o Giuliana Manica). Per ora la risposta di Gariglio è stato un “no grazie” con la promessa di incontrarsi nuovamente. Difficile a questo punto che il segretario si presenti  all’assemblea di domani all’Hotel Atlantic di Borgaro con i nomi della squadra, quasi certo che in quella sede verranno eletti i membri della Direzione.

 

La tensione è salita negli ultimi giorni come testimonia anche un post su Facebook di un  garigliano doc come l’assessore al Comune di Torino Mimmo Mangone, secondo il quale “Chi vince ha il dovere di gestire il partito con una chiara assunzione di responsabilità. Ad iniziare dalla scelta delle persone che con il segretario dovranno collaborare. Ci sono momenti e luoghi dove è indispensabile il confronto tra tutte le sensibilità politiche. Quello è il luogo della definizione della linea politica di un partito. Poi ci sono i momenti del fare, cioè proposte politiche concrete che possano trasformarsi in leggi e provvedimenti amministrativi . La responsabilità di tutti questi percorsi è del segretario eletto”. Una sorta di avviso ai naviganti. Intanto si fanno i primi nomi su chi potrebbe affiancare il nuovo numero uno di via Masserano: circolano i nomi del sindaco di Novara Andrea Ballarè, che potrebbe avere gli Enti Locali e del collega di Nichelino Pino Catizone. Per la Comunicazione molto probabile il coinvolgimento di Davide Ricca.

 

Ma inevitabilmente le questioni di partito si intersecano con quelle elettorali in un frangente in cui ognuno diffida dell’altro e ci si muove con circospezione. Pochi finora quelli che hanno scoperto le carte. Tra i primi nodi da affrontare per Gariglio c’è quello della candidatura di Roberto Placido: l’ex vice presidente di Palazzo Lascaris si avvierebbe a compiere il quarto mandato e avrebbe bisogno di una deroga (anche se vi è una divergenza sull'interpretazione a proposito del terzo mandato, incompleto), ma non è detto che il partito gliela conceda. Alle sue spalle scalpita l’esponente della Sala Rossa Luca Cassiani che sarebbe pronto a rilevarne il testimone e in quest’ottica ha già fissato una serie di incontri dentro e fuori il partito per capire se ci sono gli spazi “politici” per una discesa in campo (che tradotto vuol dire se ci sono i voti). Su di lui potrebbe far convergere un discreto pacchetto di preferenze l’assessore a Palazzo Civico Enzo Lavolta, il quale sta facendo circolare la voce di voler correre alle Europee nell’ottica di una “candidatura di servizio” che permetta all’ala sinistra del partito di circoscrivere il proprio territorio. Ma chi lo conosce bene ritiene molto più probabile un’altra opzione su cui starebbe lavorando in gran segreto l’assessore, un’ipotesi che lo porterebbe direttamente a Palazzo Lascaris, allontanandosi così da via Milano dove i rapporti con Piero Fassino non sono idilliaci e la freddezza mostrata dal gruppo nella votazione sulla sua mozione di sfiducia (in due si sono addirittura astenuti) gli ha fatto capire che è ora di cambiare aria. E nel caso di un buon risultato non è detto che debba per forza perdere lo status di assessore. 

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