DALL'ARNO AL PO

Mani renziane sulla Cultura torinese

In pochi mesi la corte fiorentina di Renzi è approdata sotto la Mole. Cantelli, Carrai, Asproni, Scuderi sono solo alcuni tasselli di un mosaico realizzato tra l'estate e l'autunno del 2013: quando Fassino si convertì al verbo della rottamazione - di Oscar SERRA

Spunta un Giglio Magico sul terreno fertile della cultura torinese. Per qualche osservatore è lo spoils system in chiave renziana, di certo la testimonianza di quel filo rosso che ormai da mesi congiunge Palazzo di Città a Palazzo Vecchio, in un intreccio di politica e affari. E' quanto emerge da quando un pezzo consistente della corte fiorentina operante nel settore culturale si è trasferito in forza sotto la Mole, assumendo ruoli chiave all'interno delle fondazioni subalpine. 

 

Il tassello centrale di questo mosaico è rappresentato da Mirco Cantelli, general manager della C&T Crossmedia, società gestita da Chicco Testa, ex deputato Ds poi passato alla presidenza di Enel, e dall'ormai noto Marco Carrai, finanziere e amico d’infanzia di Matteo Renzi, sul quale si sono accesi i riflettori per aver pagato per tre anni l’affitto da 900 euro al mese dell’appartamento in cui ha vissuto l’attuale premier e sul quale la Procura di Firenze ha aperto un fascicolo esplorativo. La stessa C&T Crossmedia che dal 2011 fa affari a Firenze e che ha ottenuto, senza gara, l’appalto per le guide di Palazzo Vecchio, del Brancaccio e di Santa Maria Novella fino al 2016 (anche su questo la magistratura ha acceso i riflettori).

 

Cantelli, ingegnere di 47 anni, è tra i manager più vicini all’ex primo cittadino di Firenze, per il quale è stato anche consigliere per lo sviluppo economico. Dal 2005 al 2012 è stato direttore commerciale, marketing, comunicazione e innovazione di Ataf spa, l'azienda del trasporto pubblico locale a suo tempo controllata da Palazzo Vecchio, traghettandola verso l’acquisizione da parte di Ferrovie dello Stato. Successivamente fu il coordinatore del comitato Renzi alle primarie del 2013 contro Pier Luigi Bersani. Da alcuni mesi è stato ingaggiato dalla Fondazione Torino Musei, come si legge sul suo profilo professionale pubblicato su Linkedin, per gestire il piano strategico di sviluppo dei prossimi tre anni. E’ stato anche tra i protagonisti della prima edizione della Borsa internazionale delle Mostre, organizzata da Gl Events, la società che gestisce il Lingotto Fiere, e Confcultura, quest’ultima guidata da Patrizia Asproni, che accidentalmente è anche la presidente della Fondazione Torino Musei, ente peraltro in continua espansione dopo l’acquisizione del Castello di Rivoli.  

 

E proprio la Asproni costituisce un altro elemento di spicco del “Sistema Firenze” trapiantato a Torino. Nominata dal sindaco Piero Fassino nel luglio 2013 al vertice della Fondazione Torino Musei, vive nel capoluogo toscano ed è stata componente dell’advisory board della presidenza presso l’associazione Amici degli Uffizi, oltre che direttore dei beni culturali del gruppo editoriale Giunti di Firenze. Legata a doppio filo con Confindustria, è proprio grazie alla rete di viale dell'Astronomia che è entrata in contatto con quello che è diventato un altro protagonista del sistema culturale torinese: quell’Antonio Scuderi che ha recentemente ottenuto una consulenza da 60mila euro dalla Fondazione per la Cultura diretta dall’ex dirigente del Comune di Torino Angela La Rotella e che in seguito a un accordo tra il Mao (Fondazione Torino Musei) e il Museo delle Culture di Lugano si è assicurato da quest’ultimo un incarico di altri 41mila euro. Sulla questione il Movimento 5 stelle in Sala Rossa ha anche presentato una interrogazione, cui l'assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe ha risposto in modo piuttosto evasivo. Asproni, Contelli, Scuderi: sono loro i nuovi protagonisti del settore culturale torinese, nonostante a quanto si dica a Torino non passino più di un paio di giorni a settimana. Hanno conquistato la Mole tra l’estate e l’autunno del 2014, proprio negli stessi giorni in cui Fassino annunciava: “Renzi è la scelta che il Pd deve fare”.   

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