RESA DEI CONTI

Fratelli coltelli e Meloni manda il Gigante

FdI piemontese a un passo dal commissariamento. La numero uno nazionale intende azzerare il partito dopo la faida tra Ghiglia e Marrone. Crosetto (a malincuore) traghetterà la formazione post-aennina verso i congressi d'autunno

E’ ora di voltar pagina. La sorella maggiore Giorgia (Meloni) è ormai stufa delle continue liti dei fratelli (d’Italia) piemontesi e a quanto pare sarebbe pronta ad affidarli a un istitutore. Da una parte il clan di Agostino Ghiglia, con Roberto Ravello, Paola Ambrogio, Massimiliano Motta, dall’altra i giovani rampolli di famiglia, Maurizio Marrone e Augusta Montaruli: dopo essersene dette e fatte di ogni è ora di placare gli animi, almeno fino ai congressi, previsti in autunno. Così nei prossimi giorni il partito sarà affidato a un commissario: sarà il fratello maggiore a mandare avanti la baracca, quel Guido Crosetto che da candidato presidente alle Regionali è riuscito a trascinare il partito al quorum consentendo a Marrone di varcare il portone di Palazzo Lascaris. Chi lo ha sentito sussurra che il gigante di Marene, ormai un po’ disgustato “da questa politica”, non ne avrebbe alcuna voglia ma per spirito di servizio e per il rapporto che lo lega alla ex ministra si sarebbe messo a disposizione.

 

La decisione potrebbe essere ufficializzata già nelle prossime or di certo prima dela pausa estiva. Decisivo il niet recapitato alla Meloni direttamente da Ghiglia, al momento coordinatore regionale, di fronte a una richiesta di fare un passo indietro per permettere una transizione dolce verso i nuovi assetti. Niente da fare e di fronte al muro eretto dall’ex delfino di Martinat, la Meloni non ha potuto far altro che reagire con la forza: azzeramento di tutti gli incarichi. Tra gli atti che l’hanno più indispettita, quell’operazione coordinata da Ghiglia e, a quanto si racconta, messa in atto da Motta per inguaiare Marrone, appena eletto e già a rischio revoc per aver consegnatooltre il tempo limite le dimissioni da consigliere d’amministrazione dell’Ires. Mai come in questo caso si addice l’abusata formula di Fratelli coltell.

 

Ormai quelle che sono state in quest’ultimo anno dispute prettamente politiche hanno assunto i connotati della faida personale: “Si è raggiunto il punto di non ritorno” ha affermato uno dei diretti interessati e in un momento delicato come questo la Meloni non può permettersi un partito già ridotto ai minimi termini e che, per di più, parla con due o tre voci diverse. A osservarla con la lente d’ingrandimento la scelta di Crosetto è quasi una strizzata d’occhio per Marrone con il quale l’ex sottosegretario ha un ottimo rapporto, senza dimenticarsi che l’eletto a Palazzo Lascaris ha sempre avuto un canale privilegiato con Meloni, dai tempi della militanza comune nel Fronte della Gioventù, al punto che lei è stata anche testimone delle nozze con Augusta Montaruli. C’è poi la necessità di gestire la delicata fase legata alla costituzione della Città Metropolitana. Costruire un’alleanza con Forza Italia e Lega, trovare un candidato da far misurare con le preferenze e cercare di strappare uno scranno nel prossimo Consiglio metropolitano. La missione è già abbastanza ardua così, senza bisogno di arrivarci già dilaniati da lotte interne. L’ultimo strappo, proprio sul tema, è avvenuto nei giorni scorsi, quando la coppia Ghiglia-Ravello ha nominato Franco Papotti responsabile Enti Locali del partito di Torino, “l’ennesima decisione presa in modo unilaterale da un pezzo del partito che ormai non è più minoranza”.

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