PARLAMENTO

L’onorevole non è (quasi mai) in Camera

I più noti deputati piemontesi latitano a Montecitorio, spesso in altre faccende affaccendati, tra convegni e comparsate televisive. Esclusi i governativi, finiscono nelle retrovie delle presenze Damiano (Pd), Capezzone (FI) e Portas (Moderati). Maluccio il M5s

Amano presenziare in televisione, organizzare incontri e convegni, “stare sul territorio”, insomma tutto pur di non dover recarsi sul posto di lavoro. Sono i deputati piemontesi, o meglio i più conosciuti, dall’ex ministro democratico Cesare Damiano (Pd) al paracadutato di Forza Italia Daniele Capezzone, assenteisti bipartisan. Secondo i dati pubblicati sul portale on line Openpolis, il più assenteista (escludendo Angelino Alfano che è stato eletto in Piemonte e può essere giustificato visto l’incarico di ministro, così come Enrico Costa, vice ministro della Giustizia) è proprio l’ex segretario radicale, oggi falco di Forza Italia che ha una percentuale di presenze ferma al 15,81. Damiano, invece, si è palesato a Montecitorio una volta su tre, più precisamente nel 33,96% delle occasioni. Sempre nel Piemonte 1, ovvero tra gli eletti nella provincia di Torino, resta ben al di sotto del cinquanta per cento anche il deputato dei Moderati (ma ospitato nelle liste del Pd) Giacomo Portas: lui ha votato nel 47,53% delle occasioni. Da Torino alle altre province: chi si ricorda Bruno Archi? Nato in Belgio e trapiantato a Roma, l’ex sottosegretario agli Esteri del Governo Letta è stato paracadutato in Piemonte dove ha ottenuto l’elezione, ma da allora di recarsi “a lavoro” poca voglia: anche per lui la percentuale è del 32,71%, una volta su tre e di poco inferiore al compagno di partito, anche lui catapultato, Elio Vito (38,11%). Stesso discorso per l’ex ministro Renato Balduzzi di Scelta Civica, a Montecitorio meno di una volta su due, così come il fedelissimo di Matteo Renzi Francesco Bonifazi, fiorentino eletto sotto la Mole, ma senza sapere neanche dove si trovasse il Po, stesso problema, evidentemente, che lo attanaglia per Montecitorio (47,82%).

 

Ma guai a parlare solo delle “pecore nere”, c’è chi il suo lavoro di onorevole lo fa (almeno considerando il parametro delle presenze). Prima classificata la democratica Cristina Bargero (nella foto con Federico Fornaro, tra i più presenti in Senato) che ha partecipato al 98,86 delle votazioni, un vero record. Seguita a un’incollatura da altri due stacanovisti democratici: il cuneese Mino Taricco con il 95,62% e l’ex sindaco di Collegno e assessore all’Istruzione in Provincia di Torino Umberto D’Ottavio al 93,51. Potrebbero fare di più i grillini, che se vogliono aprire questa scatoletta di tonno dovrebbero presentarsi a Montecitorio più che nel 61,83% delle votazioni come nel caso dell’ex staffista in Regione Laura Castelli, tra l’altro tra le più accese contestatrici della sciatteria politica (da notare che nessuna di queste è stata giustificata con una missione). Lo stesso Ivan Della Valle si ferma al 70,34%, un plauso, invece, a Fabiana Dadone, l’unica dei suoi a superare il 90 per cento.

 

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