QUESTIONE DI FEELING

Industriali torinesi e Renzi, Unione di fatto

La presidente Mattioli si schiera con il premier e dal palco dell’Agorà diocesana “benedice” la riforma del mercato del lavoro: “Necessaria e dettata dal buon senso”. Fiat e Marchionne, insomma, pesano ancora parecchio in via Fanti

La riforma del mercato del lavoro “è un passo necessario, non discutibile” e quello che sta tentando di fare Matteo Renzi “è dettato dal buon senso del padre di famiglia, dobbiamo superare un passato che non ci ha portati da nessuna parte. Questa riforma è attesa da tanti, Europa e non solo”. Licia Mattioli, presidente dell’Unione Industriale di Torino, sceglie il palco dell’Agorà, iniziativa promossa dalla Chiesa subalpina, per esprimere l’opinione degli imprenditori sul Jobs Act, un piano che sta scatenando giudizi controversi tra parti sociali e nello stesso establishment confindustriale. Una posizione netta, quella espressa, un endorsement in piena regola, si potrebbe dire, a guardare il contesto, una vera e propria “benedizione” dell’operato del premier. Gli industriali torinesi, oltre alle ragioni di merito, devono evidentemente aver “perdonato” Renzi del forfait ricevuto lo scorso 30 giugno, a poche ore dall’inizio della loro assemblea annuale, significativamente celebrata nello stabilimento Maserati di Grugliasco.  Ci teneva, eccome, la tonitruante leader dei padroni locali, che aveva accarezzato l’idea di fare da madrina alla riconciliazione tra il premier e il numero uno di Confindustria Giorgio Squinzi, dopo gli screzi per la mancata partecipazione di Renzi alla convention nazionale. Acqua passata.

 

In questo gesto non si può non scorgere l’influenza che Fiat e Sergio Marchionne continuano a esercitare sul gruppo dirigente di via Fanti, nonostante il Lingotto non sia più associato da tempo e nicchi persino nel rinnovare la “convenzione” per l’erogazione di servizi tecnici e sindacali. “Dio lo benedica” ha sentenziato da Detroit il manager in pullover. Messaggio prontamente recepito in riva al Po, nella sala del Centro Congressi della Regione per l’occasione ribalta dell’Agorà diocesana, dove il titolare, mons. Cesare Nosiglia, si è ben guardato dal prendere posizione sull’uscita della Conferenza episcopale italiana (Cei). “Il lavoro è priorità assoluta, ma va cambiato, troppo spesso è bloccato da veti incrociati e incrostazioni” si è limitato a dire l’arcivescovo di Torino esortando tutti i soggetti, pubblici e privati, a sottoscrivere “un nuovo patto sociale e generazionale” tra le realtà formative, industriali e lavorative.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    23:40 Domenica 28 Settembre 2014 moschettiere Troppo bella!

    Marpionne! Bellissima! Spero non ci sia il copyright: la faccio subito mia!

  2. avatar-4
    19:30 Sabato 27 Settembre 2014 nelbeneenelmale la longa manus

    di Marpionne

  3. avatar-4
    17:47 Sabato 27 Settembre 2014 moschettiere Minestra

    I preti che si mettono a fare i sindacalisti, l'Unione Industriale che a Torino è l'unione di nessuno che pateticamente incensa il capo di turno, Re Nzi a braccetto con pullover, aggiungiamo due frasi da Santa Marta e la minestra è pronta. Che pena. Solo il vecchio leone di Tod's ha il coraggio di dire le cose come stanno, tutti gli altri solo pecore belanti!

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