POLITICA & GIUSTIZIA

Rimborsopoli, ultima carta dei "coatti"

Verranno nuovamente ascoltati i dieci ex consiglieri per i quali il gip ha disposto l'imputazione coatta. Non ci sono nuovi elementi ma la procedura lo consente. Tra questi anche il numero due della Giunta Reschigna (Pd) e l'assessore Cerutti (Sel). Slitta la sentenza

Vogliono essere nuovamente interrogati, tornare a spiegare le loro ragioni, difendere il loro comportamento i dieci consiglieri regionali del Piemonte per i quali è stata disposta l’imputazione coatta da parte del giudice Roberto Ruscello nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze di Palazzo Lascaris. Per questo sarà impossibile che l’udienza di domani, di fronte al gup Daniela Rispoli, possa concludersi con le richieste di rinvio a giudizio o le archiviazioni. Ormai certo, dunque, uno slittamento di alcuni giorni per permettere al magistrato di ascoltarli, prima di giungere a una conclusione. Le sentenze dovrebbero, comunque, arrivare entro il mese di dicembre per consentire di accorpare le varie articolazioni del processo Rimborsopoli nel procedimento avviato lo scorso 21 ottobre che vede tra gli imputati l'ex presidente della Regione Roberto Cota e altri 24 ex consiglieri che, a differenza di quanti hanno scelto il rito abbreviato o il patteggiamento, sono attesi al dibattimento. La prima udienza è infatti fissata per il prossimo 26 gennaio per consentire il ricongiungimento in tale procedimento di questi dieci "ripescati" da Ruscello. Domani o nei prossimi giorni non è affatto escluso che qualcuno dei dieci, soprattutto quelli ormai usciti dall'agone politico, gli avvocati possano chiedere riti abbreviati. Si vedrà.

Tra coloro che torneranno di fronte al giudice ci sono l’ex capogruppo del Pd Aldo Reschigna, oggi vicepresidente della Regione, l’assessore alle Pari Opportunità Monica Cerutti, numero uno di Sel in via Alfieri al tempo in cui vengono contestati i fatti, l’attuale segretario del Pd Davide Gariglio, il vicecapogruppo democratico in Senato Stefano Lepri (in Regione fino al 2013), la consigliera astigiana Angela Motta, l’ex capogruppo della Federazione della Sinistra Eleonora Artesio e poi quei (pochi) esponenti del centrodestra in un primo tempo risparmiati dalle raffiche di avvisi notificati dai pubblici ministeri Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi, ovvero Fabrizio Comba, Giampiero Leo, Gian Luca Vignale e, solo per le responsabilità in concorso a questi ultimi in qualità di capogruppo, Luca Pedrale (avendo invece patteggiato per i propri addebiti una pena a 1 anno e 6 mesi). Per tutti il reato contestato è il peculato per aver utilizzato i rimborsi del Consiglio regionale per attività non legate a quella istituzionale, in particolare pranzi e cene. 

LE CONTESTAZION

A Gariglio vengono contestate spese per ristoranti e bar per complessivi 8.306,39 euro, oltre a rimborsi per spese varie (fiori, dolciumi e 30 bottiglie di prosecco Bellavista Couveè) per un totale di 950,10 euro. Complessivamente vi sono circa 60 tra pranzi e cene contestati nel giro di un solo anno. Tra queste figura una cena con 43 persone da 860 euro.

A Lepri vengono contestati 7.515,24 euro di rimborsi per ristoranti e bar più altri 4.698,42 per “spese varie”, tra cui dolciumi, panettoni, acquisto da Eni di buoni da 100 euro l’uno. In particolare, nel periodo natalizio, il consigliere ha speso quasi 3mila euro in tre pasti differenti: uno il 15 dicembre da 984 euro, uno il giorno successivo da 943 e infine l’ultimo il 23 dicembre da 966 euro.

Decisamente inferiore l’importo complessivo delle spese addebitate a Reschigna, sul quale grava il ruolo di capogruppo ricoperto nell’arco di tempo preso in esame dai giudici. Archiviata la sua posizione per le spese effettuate a titolo personale (595 euro di rimborso spese per alberghi e 1.797,40 euro di spese per ristoranti), mentre subisce l'imputazione per i rimborsi relativi alle spese del gruppo: 6.589,57 euro per costi di ristorazione, rinfreschi e catering, oltre a 295 euro per regali. Per quanto riguarda Motta, invece, vi sono rimborsi per spese varie (spumante, prodotti dolciari, penne piquadro, borsa ed altri oggetti) pari a 3.983,36 euro e altri 4.304,12 per ristoranti.

Dal Pd a Sel. L’assessore Cerutti, all’epoca dei fatti capogruppo e unico esponente del partito di Nichi Vendola, si è vista contestare 9.865,04 euro per ristoranti e bar, altri 2.193 per alberghi, spese per trasporti  (biglietti aerei e ferroviari) per complessivi 10.454,05 euro per persone estranee al gruppo consiliare e infine spese per viaggi, missioni e convegni ma anche ricariche telefoniche per soggetti estranei al gruppo per 1.129,28 euro.

Infine Artesio, capogruppo della Federazione della Sinistra ed ex assessore alla Sanità, durante la giunta Bresso. A lei vengono contestate spese per soggetti estranei al gruppo per complessivi 1.525,44 euro, rimborso spese e buoni pasto assegnati a “non meglio identificati dipendenti del gruppo” per 4.084,55 euro, l’acquisto di un lettore mp3 da 59,90 euro, spese varie (tra cui pasti singoli, carburante e ricariche telefoniche) per 1.149,79, spese per ristorante per complessivi 4.131,70 euro, rimborso pedaggi autostradali per 1.372,50 euro e poi biglietti ferroviari e addirittura un biglietto aereo per la tratta Milano-Tel Aviv da 400 euro in favore di Guido Crovesio.

Stesse voci contestate anche ai tre esponenti di centrodestra. L’ex consigliere Pdl Leo, ora in Ncd, ha acquistato capi di abbigliamento per 1.320 euro, una parte dei quali sarebbe andata in beneficienza (un’attività non confacente al gruppo, e poi i moti d’animo si pagano di tasca propria), ha mangiato quasi sempre “a casa”, nel senso del ristorante della ciellina Piazza dei Mestieri (6.680 euro). L’ex assessore Vignale (Forza Italia) deve giustificare spese in giocattoli, un orologio Swatch, pasti. Mangiava, con preferenza nei ristoranti di lusso, e pure parecchio, Comba, ex vicepresidente del Consiglio (Fratelli d’Italia): oltre 16mila euro in un pugno di mesi.