Rimborsopoli, sperano di farla franca
21:09 Mercoledì 10 Dicembre 2014 8I consiglieri regionali "ripescati" con l'imputazione coatta scelgono di farsi giudicare con il rito abbreviato. Il centrosinistra confida così di uscire indenne dalla buriana e continuare a governare. Sulla stessa linea Comba e Vignale. Udienza venerdì
Si faranno tutti giudicare con il rito abbreviato i sette politici, consiglieri regionali della passata legislatura, ributtati nel calderone di Rimborsopoli dal gip Roberto Ruscello che nel respingere la richiesta di archiviazione formulata dai pm ne ha invece disposto l’imputazione coatta. Era nell’aria da giorni e questa sera, a rompere il velo delle indiscrezioni, sono i quattro esponenti del Pd - Davide Gariglio, Aldo Reschigna, Angela Motta e Stefano Lepri - a confermare la decisione. “Per i ruoli istituzionali che ricopriamo - dichiara Gariglio - non possiamo aspettare oltre un giudizio chiaro della magistratura. Abbiamo valutato fosse giusto avere una sentenza il prima possibile - rimarca il segretario e capogruppo - riteniamo di aver agito correttamente e abbiamo cercato di spiegarlo tutte le volte che ci è stato concesso. A questo punto confidiamo nel giudizio della magistratura”.
Sono accusati, insieme ad altri sei politici, di peculato per il presunto uso improprio dei rimborsi destinati ai gruppi consiliari della Regione Piemonte nella passata legislatura. Gli importi contestati sono quasi sempre modesti e non ci sono acquisti strampalati come la lavatrice e le cravatte di Marinella; quasi sempre si tratta di pranzi e cene presentate come impegni di lavoro politico o istituzionale. I pubblici ministeri Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta avevano chiesto per loro l’archiviazione del procedimento, ma il gip Roberto Ruscello, con un’ordinanza lunga e articolata, aveva detto no. Si è resa così necessaria l’udienza preliminare, celebrata in questi giorni dal gip Daniela Rispoli. Davanti al quale Gariglio e compagni hanno ribadito la propria correttezza. “Nessuno dei componenti del nostro gruppo in consiglio regionale ha fatto spese di carattere personale. Non sarebbero state rimborsate”, ha detto ai giornalisti al termine dell’interrogatorio a cui si è fatto sottoporre.
Sulla stessa linea Monica Cerutti, ex capogruppo di Sel e oggi assessore della giunta Chiamparino, il consigliere regionale di Forza Italia Gian Luca Vignale e i suoi ex colleghi Giampiero Leo e Fabrizio Comba. Una mossa, soprattutto per i politici in carica, non priva di rischi: l’eventuale condanna comporterebbe l’immediata decadenza e guai seri per la tenuta della legislatura regionale. Ma è proprio questo elemento, ovvero le ripercussioni sul governo regionale, assieme alla proclamata innocenza, ad aver indotto a scegliere la strada del rito abbreviato. E poiché non vogliamo credere a certe dicerie – che pure sono propalate da alcuni degli interessati – di presunti “suggerimenti” arrivati da qualche “addetto ai lavori”, la valutazione deve poggiare sul convincimento di essere riusciti a dare spiegazioni sufficienti e, soprattutto, a fornire ulteriori elementi alle tesi dei pm che, alla chiusura delle indagini, ne avevano chiesto l’archiviazione. Venerdì, di fronte al gup Rispoli, si avvierà la chiusura della seconda tranche di Rimborsopoli. Con il quasi completo proscioglimento del centrosinistra? Chissà. E’ invece fissata per il 26 gennaio la ripresa in tribunale di Rimborsopoli 1, il processo a 24 ex consiglieri (quasi tutti di centrodestra) e all’ex governatore leghista Roberto Cota.



