DECADENCE

“Non partito” e il centrodestra verrà 

Il senatore piemontese Malan spiega il progetto berlusconiano del rassemblement sul modello dei repubblicani Usa. E alla baldanzosa Lega dice: "Attenti a non fare la fine di Marine Le Pen". Perché i moderati "cercano uno statista, non un caposquadra"

L’annuncio fatto ieri l’altro da Matteo Salvini - “Se prendo più voti di Forza Italia il leader del centrodestra sono io” - agita e preoccupa come non potrebbe essere altrimenti il popolo e, prima ancora l’intendenza berlusconiana che sull’idea di un grande fronte anti-Renzi cerca di (ri)costruire il suo futuro. L’ipoteca o l’ostacolo leghista pesa sul percorso indicato dall’ex Cavaliere come, appunto,  la costituzione di “un rassemblement di partiti, movimenti, associazioni, club singoli cittadini che sono moderati e che vogliono unirsi per diventare una maggioranza politica consapevole e organizzata”.  Il probabile successo elettorale alle regionali di oggi del Carroccio a trazione Salvini e con lo sterzo sempre più a destra è, dunque, l’ennesima incognita non solo per la realizzazione del piano B, ma anche per quella unificazione del centrodestra che, pur con naturali varianti, viene da tempo indicata come unica via possibile anche da Ncd i cui vertici pur ribadendo un giorno sì e l’altro la loro fedeltà e responsabilità governativa non vogliono correre il rischio di morire renziani senza esserlo.

 

Consegnare al leader leghista, sia pure dopo un ipotizzato exploit alle regionali, la guida del centrodestra? Uno scenario che se portasse, nei fatti, al naufragio del progetto di un comitato leggero sul’esempio del partito repubblicano statunitense così come vagheggiato nella ridotta di Arcore, finirebbe con il riportare indietro il calendario di oltre vent’anni. Già, perché “pur con le naturali differenze, sia pure minime, l’idea del rassemblement non è nuova, ma quella che Silvio Berlusconi tentò già nel ‘93” ricorda il senatore azzurro Lucio Malan, tra i più convinti sostenitori della tesi che “quel che conta è prendere più voti di Renzi, non certo intestarsi vittorie di partito che non riescono a cambiare il quadro politico e di governo del Paese”. Allora le bizze di Mariotto Segni e il mancato appoggio di altre forze moderate, ma anche della stessa Lega,  fece naufragare il piano che, oggi, un Berlusconi più acciaccato (anche) politicamente non rinuncia a riproporre come unica via d’uscita dalle secche e dal calo di consensi per il centrodestra.

 

Un partito-non-partito, un’unione allargata oltre ai confini delle formazioni tradizionali, certo ma alla fine, anzi prima, il problema della leadership finisce per essere Il problema e fors’anche uno degli ostacoli più difficilmente superabili. L’altro giorno l’ex premier ha aperto all’ipotesi primarie “purché stabilite per legge”, ma la questione resta complicata. E non la si risolve certo usando come parametro il risultato elettorale, magari di regionali parziali. Di questo avviso pare lo stesso Malan che ai potenziali compagni di viaggio lancia un avvertimento “Bisogna creare le condizioni per prendere più voti di Renzi, per non finire come Marine Le Pen”. L’esempio francese serve per dire chiaro e tondo che un risultato pur ottimo di un partito del centrodestra non basta per governare il Paese. Tanto più se si proietta lo scenario dopo il primo luglio dell’anno prossimo quando entrerà in vigore la nuova legge elettorale e, probabilmente, l’appuntamento naturale con le urne del 2018 potrebbe subire una decise accelerazione verso un suo anticipo.

 

Il messaggio alla Lega, con la quale pure il parlamentare barbet anche per suoi trascorsi di militante sotto le insegne di Alberto da Giussano ha da sempre ottimi rapporti, è chiaro. Così come chiaro, anzi esplicito, l’intento di “cogliere la prima occasione utile per mandare a casa Renzi e impedirgli di continuare a provocare disastri all’Italia”. Certo questo impone al centrodestra di essere pronto e attrezzato per una competizione elettorale, cosa che oggi è ben lontana dell’essere. Se a questo si aggiunge che pure un desaparecido di quella che fu la diaspora finiana come Italo Bocchino oggi, da direttore del Secolo d’Italia ammette “Berlusconi è stato il grande rivoluzionario politico che ha creato il bipolarismo. Non è più quello di vent’anni fa. Ma la sua strategia è essere imprescindibile. Chiunque voglia rifondare il centrodestra deve fare i con lui”, beh allora l’autoinvestitura di Salvini come guida del centrodestra rimane poco più di uno slogan alla vigilia del voto. “Il successo della Lega a queste elezioni ci sarà, è indubbio” ammette Malan, che tuttavia tiene il punto sulla questione della prospettiva e del bersaglio grosso: “Uno statista guarda a un disegno complessivo, il capopartito al suo risultato immediato e tutto il resto vada come vada. Vogliamo uno statista o un capopartito?”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    01:30 Lunedì 01 Giugno 2015 Katerpillar Eccone un altro

    Eccone un altro della scuola alfaniana: la poltrona prima di tutto. Dopo otto mandati parlamentari, lo spettro del lavoro si sta materializzando... A CASA!

  2. avatar-4
    17:42 Domenica 31 Maggio 2015 moschettiere Uomini, non caporali

    Malan ha ragione in pieno: occorrono statisti e non capisquadra. Non per niente non vogliamo più Berlusconi!

  3. avatar-4
    11:07 Domenica 31 Maggio 2015 l'osservatore Malan: ci vuole onestà intellettuale

    Se il governo Renzi esiste è perché Berlusconi lo ha voluto e ripetutamente salvato, capisco che il Gipo ti abbia abituato al Signorsì , ma ora che sei grande, volerci infinocchiare con chi in 20 anni ha sistematicamente distrutto tutto ciò che rappresentava un partito e il confronto delle idee , chi ha inaugurato la minus politica condizionata dagli umori giornalieri dei sondaggi, chi ha sempre detto che il suo elettorato ragiona con la capacita dei minus habens, chi ha distrutto causa la sua vanità e interessi personali le sinergie di tanti di noi volte a quel grande rinnovamento nazionale rimasto vergognosamente solo sui vecchi manifesti elettorali, quello che ha premiato con ministeri camera e senato "avventure" degne del “Conte Libertino “, quello che ancora nel recentissimo ha operato per dividere i moderati in varie regioni e consentire a Renzi probabilmente di non perderle. Caro Lucio se per te e il redivivo Bocchino , Berlusconi è l’imprescindibile punto su cui ricostruire quello che lui stesso ha distrutto, scusa il gioco di parole, io personalmente non ci sto, perché ho memoria viva e diretta di ciò che ha fatto, degli impegni non mantenuti, dell’ insipienza dell’ uomo.

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