FIANCO SINISTR

Benicomunismo, lo spettro di Fassino

Dal movimento per l’acqua pubblica alla Cavallerizza occupata, dalla Coalizione sociale di Landini ai sindacati di base degli insegnanti. A sinistra del Pd c’è fermento. Mattei spinge verso l’aggregazione per indicare un candidato sindaco “alternativo”

Uno spettro si aggira a Palazzo Civico, il “benecomunismo”. Un movimento sorto attorno alle battaglie contro le privatizzazioni dell'acqua che si è via via esteso, allargando il proprio raggio d'azione arrivando a delineare una vera e propria "Costituente" in difesa dei commos. Una mistica, prima ancora che una piattaforma politica, che tenta ora di saldarsi con il fronte "benaltrista" per dare vita a una nuova aggregazione elettorale. In grado, se non di competere, di certo infastidire le forze tradizionali della sinistra, in primis il Pd. Già, perchè il principale nemico di questi nuovi militanti della sinistra è il partito di Matteo Renzi e delle sue declinazioni locali, da Piero Fassino a Sergio Chiamparino, colpevoli di aver abiurato alla "causa" ed essersi venduti al mainstream neoliberista. Siamo all'ultima variante dell'estremismo, malattia infantile del comunismo: il benecomunismo è la rosolia del riformismo. 

 

C’è un pezzo di elettorato, tradizionalmente di sinistra, che ha sempre meno da spartire con il Partito democratico: bisogna partire da qui per comprendere cosa si sta muovendo in vista delle amministrative torinesi del prossimo anno in un’area presidiata da tanti (forse troppi) accademici e pochi politici, in cui non mancano le grandi narrazioni ma dove spesso i numeri risultano impietosi. Partecipare alle primarie? Presentarsi con una propria lista (o coalizione) autonoma? La discussione è ancora in fase embrionale e c’è chi sostiene sia prematuro fare dei ragionamenti adesso. Se ne inizierà a discutere più o meno formalmente tra un mese, dal 9 al 12 luglio, quando il professor Ugo Mattei terrà a battesimo il Festival dei Beni Comuni a Chieri, dov’è vicesindaco. Ne ha parlato in questi giorni con alcuni amici: è necessario trovare un nome in grado di aggregare e rappresentare mondi diversi. Dalle associazioni per l’acqua pubblica ai metalmeccanici della Fiom, dai ragazzi di via Asti ai sedicenti artisti della Cavalleria occupata, alla donciottiana Libera: insomma, qualcosa in più della solita sinistra arcobaleno. C’è un filo conduttore che a livello nazionale Maurizio Landini sta provando a seguire, partendo dalle “pratiche sociali” e dalle “esperienze sul territorio” prima che dalle sigle di partito. Ad assistere attivamente al lancio della sua “coalizione sociale”, sabato a Roma c’era anche Michele Curto, capogruppo in Sala Rosa di Sel e unico piemontese avvistato. Lui al momento si limita a registrare una «insoddisfazione diffusa» dopo che «l’alleanza con il Pd non ci ha portato molto in termini politici». La sinistra, a suo parere, non è riuscita a incidere significativamente sulla linea della giunta, impegnata da una parte a risanare i conti e dall’altra a promuovere una Torino della cultura e del turismo, anche a scapito dei servizi e del welfare. In questo contesto il risultato del ballottaggio di Venaria (dove tutta la sinistra, Sel compresa, appoggia il Movimento 5 stelle contro il candidato democratico) assume un significato nuovo: «Il Pd ha paura, magari dopo quel voto capirà che il nostro sostegno non è scontato e che da solo non è detto che vinca».

 

Intanto, però, per capire che fare è necessario attendere, magari fino alla festa del Pd, quando Piero Fassino potrebbe annunciare la sua ricandidatura. Subito dopo qualcuno potrebbe mettersi in moto per lanciare un progetto alternativo, magari saltando sul trampolino di un’altra festa: quella della Fiom, in programma subito dopo. La sensazione è che, qualora il Lungo si ricandidasse «non riusciremmo a sviluppare una discussione sul futuro di Torino» e a quel punto la strada autonoma sarebbe obbligata, per quanto potenzialmente foriera di lacerazioni all’interno della stessa Sel, dove l’ala più vicina al Pd, rappresentata da Monica Cerutti e Marco Grimaldi, governa il Piemonte con i democratici. Il nome buono per tutte le stagioni c’è e si chiama Giorgio Airaudo: già l’anno scorso era pronto a competere nelle primarie con Sergio Chiamparino, il quale rispose picche. E tra un anno il copione potrebbe essere il medesimo. Paola Bragantini, deputata fassiniana del Pd lo dice apertamente: «Un conto è se c’è una candidatura in grado davvero di contendere la leadership a Piero, altrimenti non facciamo le primarie per regalare un po’ di visibilità a qualcuno».  

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