PIAZZA CASTELLO

Regione, primo tagliando di giunta

Chiamparino non vuole sentir parlare di "rimpasto" ma sta pensando a una serie di "ritocchi". Qualche assessore potrebbe perdere alcune deleghe (il lavoro tolto alla Pentenero), altri addirittura il posto (la Parigi). Poi via alla fase 2

Non chiamatelo rimpasto, per carità. Già, perché se c’è una parola che Sergio Chiamparino cancellerebbe dal vocabolario è proprio quella che ha segnato la vita politica per decenni e ne resta uno dei simboli meno edificanti. Non pronunciarla non significa, tuttavia, che in giunta regionale resterà tutto così com’è. Mettiamo che al governatore aggradi più parlare di qualche ritocco, di alcuni aggiustamenti ecco, e aggiungiamo che non molte settimane addietro in una riunione della sua squadra aveva di fatto annunciato che ci sarebbe stata a breve la necessità di un tagliando. Aveva detto proprio così, tagliando, come si fa con una automobile nuova dopo un certo periodo. E se c’è qualche pezzo che non funziona si cambia, se c’è da regolare qualcosa, si regola. Insomma, quello che il presidente della Regione avrebbe in animo di fare forse già a settembre, massimo ottobre.

 

Passata la bufera delle firme, il temuto diluvio universale se si fossero aperte le cateratte del Tar, imboccata la strada maestra dopo aver abbandonato quella della forzata incertezza, il governatore sarebbe pronto a fare quel che fino ad oggi, oggettivamente, non sarebbe stato possibile. Da amministratore navigato, non ha bisogno di troppo tempo per capire dove c’è da mettere le mani e sa che occorre farlo senza perdere di tempo. Nulla di certo, ma che su alcune deleghe e, chissà mai, forse anche su qualche nome Chiamparino voglia riflettere e poi decidere è voce ricorrente. Come è altrettanto noto che il giudizio pienamente positivo da parte del caposquadra non riguardi l’operato di tutti i suoi componenti. Certo li ha scelti lui, alcuni li ha voluti caparbiamente anche a fronte di nasi arricciati nel Pd, ma questo non equivale a una difesa strenua e cieca.

 

Prendiamo Antonella Parigi, chiamata ad occuparsi di cultura e di turismo: per usare un eufemismo, non è stato certo quel che si dice un acquisto appagante. Sulla vicenda delle Atl è riuscita a presentare una sequela di progetti di riordino con continui cambi di rotta e scatenando le proteste da Nord a Sud e da Est a Ovest del Piemonte. Indifendibile anche da chi, indossando la maglia della maggioranza, sarebbe tenuto a farlo, ma non ci riesce proprio. Pastrocchi e scivoloni sul turismo, ma non è che sul fronte della cultura le cose vadano meglio. Chiamparino lo sa e semmai non se ne fosse accorto ci avrebbero pensato le telefonate e le richieste di incontri sempre più frequenti e pressanti da quegli ambienti cui l’ex presidente del Circolo dei Lettori dovrebbe dare risposte e una politica chiara di programmazione. Tralasciando l’inciampo, chiamiamolo così, dell’affidamento al Circolo dei Lettori della Caffetteria del Broletto di Novara con parentele annesse e connesse, sembra davvero che Parigi val bene una messa… in discussione.

 

Tra coloro che, sempre ade essere benevoli, non fanno sprizzare al Chiampa soddisfazione da tutti i pori c’è “il capostazione” Francesco Balocco che, titolare di un assessorato pesante come quello di Trasporti e di fronte a questioni pesanti come quella del trasporto pubblico locale, ma anche della partita per le ferrovie regionali, non avrebbe mostrato il piglio atteso dal governatore. Certo le questioni sul tavolo non sono facili, ma proprio per questo è necessaria una guida di polso, oggi ancor più di ieri vista la partita sempre aperta con la Liguria, passata nel frattempo al centrodestra. Inoltre Balocco non può certo contare sulla locomotiva dem. Non pochi da quelle parti lo indirizzerebbero volentieri su un binario morto. E non sarebbe certo il segretario nonché capogruppo a Palazzo Lascaris Davide Gariglio a scegliere l’ex sindaco di Fossano come macchinista di un treno ad alta velocità.

 

Riflessioni aperte del presidente anche su un’altra donna, oltre alla Parigi. Non è un mistero che soprattutto nella nodale partita del lavoro, più volte il presidente abbia mostrato insofferenza per la gestione di Gianna Pentenero. Con qualcuno dei suoi intimi ha sbottato dicendo che non si può continuare a rincorrere le emergenze, senza una programmazione, una visione complessiva della tematica più importante in questo periodo di crisi economica. Semmai ci sarà, come pare, un rimescolamento di deleghe, più che probabile riguardi innanzitutto colei che avrebbe voluto ad ogni costo addirittura la vicepresidenza, affidata invece ad Aldo Reschigna. Un super assessorato quello della bulimica Pentenero che potrebbe venire alleggerito già in autunno. L’altra delega, quella dell’Istruzione, non ha certo bilanciato lo scarso successo rimediato sul fronte del lavoro: a testa bassa, la Pentenero si è inimicata gran parte del mondo che ruota attorno alla scuola paritaria e di questo Chiamparino non può certo menarne vanto, tanto meno esserne soddisfatto.

 

Così pare non faccia i salti di gioia quando, in riservata sede, gli si parla del moderato Giovanni Maria Ferraris. È assessore allo Sport, ma pochi se ne sono accorti. La possibilità di manovra nell’ambito della formazione di Mimmo Portas è talmente ridotta, i nomi spendibili sono talmente pochi, che alla fine chi se non lui? Di cui conosce bene le qualità,avendolo già avuto al suo fianco a Palazzo civico. Su Monica Cerutti il giudizio è sospeso e molto dipenderà da come gestirà la vicenda profughi (finora in maniera appena sufficiente) e, soprattutto dai movimenti interni alla colazione, a partire dal posizionamento della moribonda Sel.

 

Gli altri dovrebbero superare indenni la prova. Dall’irremovibile Antonio Saitta, che comunque gode della fiducia piena di Chiamparino, alla Giuseppina De Santis, interprete fedele della linea del governatore sulle questioni economiche e produttive, dal solido Giorgio Ferrero all’agricoltura dove si muove con agilità, fino al molto apprezzato Augusto Ferrari, titolare delle Politiche Sociali cui Chiamparino non perde occasione per riconoscergli capacità e serietà, e per finire con l’uomo dei conti, il numero due di Sergio, quel Reschigna che è spalla, parafulmine, ascoltato consigliere del presidente. Per questa pattuglia se ci saranno, si tratterà in alcuni casi di lievissimi aggiustamenti, forse qualche alleggerimento. Per gli altri se davvero Chiamparino entro ottobre farà il tagliando, sarà tutto da vedere. Non sarà un rimpasto. Forse solo perché la parola non piace al Chiampa. Ma il senso potrebbe essere quello.

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