PIAZZA CASTELLO

Regione, niente rimpasto (per ora)

Tutto resta fermo fino alle elezioni comunali, poi Chiamparino probabilmente farà qualche “ritocco” alla squadra e alla macchina amministrativa. Il ruolo del direttore generale e la questione di Alessandria (nessuna chance per Filippi)

Se esistessero le elezioni di midterm per la giunta regionale e i consiglieri potessero dire la loro nel segreto dell’urna, più di un assessore uscirebbe dalla squadra di Sergio Chiamparino. Con le ossa rotte. Visto che così non è, a buona parte del Pd non resta che auspicare quel che il governatore fino ad oggi ha escluso: un rimpasto. Un auspicio da farsi, ma non da dirsi. Aprire la questione non è cosa di poco conto e di questo ne è ben consapevole il capogruppo, nonché segretario regionale, Davide Gariglio che quando si è spinto avanti è arrivato al massimo a dolersi di un leggero mal di pancia, pur accusando coliche di fronte (anche) alle lamentele raccolte da vari ambienti sull’operato (spesso mancato) di alcuni titolare di importanti deleghe distribuite da Chiamparino, il quale in più di un caso ha pure confessato di essersi se non pentito, almeno ricreduto sulle capacità di alcuni ad affrontare gli impegni.

 

Non sono un mistero i mugugni che non hanno smesso di arrivare per i ritardi nei dossier dei fondi europei così come quelli dell’annunciato taglio della partecipate in capo a Giuseppina De Santis, il cui rapporto con alcuni stakeholder non è definito proprio cordialissimo e assente da ruvidezza. Meglio non va sul fronte del Lavoro dove Gianna Pentenero non è riuscita (o non ha voluto) scrollarsi di dosso l’immagine di quinta colonna della Cgil e scarse risposte ha fornito a chi le ha avanzato critiche di svolgere il compito con lo spirito dell’emergenza, come si trovasse alla protezione civile anziché a capo di un assessorato che deve soprattutto programmare. E non va certo meglio dalle parti della Cultura e del Turismo, dove Antonella Parigi dopo aver pattinato con la grazia dell’orso Yoghi sulla scivolosa vicenda del Circolo dei Lettori con le sue appendici (e nomine) nella dependance di Novara è andata fuori pista, definendo poco importante lo sci nella regione che sta festeggiando il decennale delle Olimpiadi invernali, non senza aver prima scontentato tutti e quagliato poco sul riassetto delle Atl. Per non dire dell’evanescente presenza di Giovanni Maria Ferraris e delle sincopate performance di Francesco Balocco e Alberto Valmaggia, o allo “scarso confronto” con le istanze del territorio imputato ad Antonio Saitta. Tutte cose note a Chiamparino, il quale però sembra piuttosto propenso a investire del non più rinviabile cambio di marcia il direttore generale – la cui nomina è imminente – lasciando in stand by ancora per un po’ la composizione politica.

 

Insomma il “tutti promossi” sancito da Chiamparino appena incassata la vittoria al Consiglio di Stato pare quantomeno azzardato. Tanto più che, come si diceva, dallo stesso gruppo consiliare e da via Masserano non paiono tutti pensarla proprio così. Il dubbio resta: il governatore è davvero convinto di andare avanti fino al termine della legislatura senza cambi, oppure aspetta l’occasione o, meglio, attende che sia magari proprio Gariglio a porre la questione? In queste ore, tuttavia, la vicenda pare vedere un accentuarsi di attenzione, non del tutto disinteressata, da parte di una componente del partito, quella fassiniana. Che sia un piccolo sasso lanciato nello stagno per vedere come reagiscono i pesci o una concreta moral suasion sul governatore è ancora troppo presto per dirlo. Così come sono tutti da interpretare i rumors e i messaggi in bottiglia che contengono, però, addirittura un nome che la componente con riferimento il sindaco vedrebbe volentieri nella giunta post-rimpasto: Paolo Filippi.

 

L’ex presidente della Provincia di Alessandria, oggi coordinatore dei fassiniani mandrogni, riceve spinte a suo favore che sono arrivate dalla riva del Tanaro fino a Torino, grazie anche ai buoni uffici di personaggi dello stretto entourage di Fassino, uniti da legami sempre più stretti con una parte del Pd locale. Tagliato fuori dalla competizione elettorale per le regionali alla quale partecipò, comunque, come grande elettore e sostenitore (insieme al sindaco Rita Rossa) del poi eletto Valter Ottria (ex civatiano, oggi molto vicino al senatore bersaniano Federico Fornaro), Filippi era stato in predicato – per i suoi supporter – come assessore esterno nella giunta dalla quale, invece, Chiamparino lo avrebbe lasciato fuori sfidando le accuse di non avere neppure un alessandrino in squadra.

 

Dato a bordo campo pronto a riscaldarsi in vista delle elezioni cui la sentenza negativa del Consiglio di Stato avrebbe potuto spianare la strada, l’ex inquilino di Palazzo Ghilini ha sempre negato ogni ambizione, lasciando che queste fossero coltivate e opportunamente fertilizzate dai suoi fedelissimi. I quali hanno messo le mani avanti in vista di un possibile valzer di poltrone in piazza Castello, confidando in una amnesia generale sulle dichiarazioni al vetriolo riservate da Filippi al ministro Graziano Delrio, ribattezzato delirio, e su quelle non certo tenere nei confronti di alcuni attuali assessori, tra cui il titolare dei Trasporti Balocco e lo stesso responsabile della Sanità Saitta.

 

Una tattica, quella pro-Filippi, non certo sfuggita al Chiampa che con qualcuno dei suoi ha liquidato in quattro e quattr’otto la vicenda. Il ragionamento fila: se non lo ha preso in squadra al momento della formazione della giunta, sfidando le proteste dei mandrogni orfani di un posto per la prima volta nella storia, figurarsi se lo recupera in un ipotetico rimpasto. E semmai al governatore fosse passato per la testa di aprire ai bussanti fassiniani, accogliendo il figliol prodigo (che proprio contro Delrio e la riforma delle Province, annunciò coram populo di non rinnovare la tessera del partito), Chiamparino non avrebbe trovato certo il plauso di un personaggio di peso come Fabrizio Palenzona. Dicono che Furbizio, non certo incline all’inappetenza, abbia mal digerito i commenti che Filippi riservò all’inchiesta che lo aveva tirato in ballo nei mesi scorsi. Nel Pd alessandrino, c’è chi di fronte allo scenario smentito categoricamente da Chiamparino era pronto a intravvedere ripercussioni tanto pesanti da intaccare la stessa compattezza a supporto della ricandidatura della Rossa alle comunali, così come notti dei lunghi coltelli per la campagna elettorale delle politiche. Fallita l’Opa ostile dei filippini, resta l’incognita sul rimpasto. Chiamparino ha detto e ripetuto che non è in agenda.  E semmai dovrà finirci, come non è improbabile, sarà certamente dopo le amministrative. Insomma, ci rivedremo a Filippi. Ma senza Filippi.

print_icon

5 Commenti

  1. avatar-4
    18:35 Lunedì 22 Febbraio 2016 versionedibarney per mammaitaliana

    i dirigenti sono andati via tutti:ne sono rimasti meno di 100 su oltre 2500 dipendenti.Gli Assessori decidono e scelgono, lasciamo perdere come, TUTTI i dirigenti

  2. avatar-4
    15:36 Lunedì 22 Febbraio 2016 mammaitaliana Chi lavoro meglio o peggio?

    Sono gli assessori o la struttura amministratva con tutti quei dirigenti????

  3. avatar-4
    14:44 Lunedì 22 Febbraio 2016 versionedibarney femministe: sveglia!!!

    pare che le donne proprio non vadano bene........:bocciate 3 su 4. Gli uomini, invece,.....dei veri fuoriclasse!

  4. avatar-4
    09:44 Lunedì 22 Febbraio 2016 EnricoB Filippi

    Pare che tutte le sue preoccupazioni attuali siano rivolte alla sua pizzeria, ultima impresa in cui si è imbarcato. Invece dal punto di vista politico, a dargli un po' di peso è rimasto solo Lo Spiffero.

  5. avatar-4
    08:14 Lunedì 22 Febbraio 2016 Raziel alla faccia del ritocco

    tolto reschigna (che è il vero presidente), si parla praticamente di tutta la giunta. immagino che dell'assessore cerutti non si sia parlato x non infierire troppo

Inserisci un commento