CULTURAME

Parigi, o cara. 5mila euro al giorno Fiume di soldi pubblici al “suo” Circolo

Doveva servire a promuovere la lettura ma in pochi anni si è trasformato in un assessorato "parallelo" che ha fruttato alla fondatrice un posto nella giunta Chiamparino. Costo annuo: oltre 2 milioni. E ora si pensa a fonderlo con il Salone del libro

Avvertite l’assessora Parigi: l’arte non c’entra e la cultura ci esce male. Il Cimabue al quale pare che qualcuno la stia paragonando, non è il pittore citato da Dante, ma l’altro: il personaggio pasticcione di una reclame della televisione in bianco e nero con la canzoncina “Cimabue, Cimabue fai una cosa e ne sbagli due”. Di cose se non proprio sbagliate, certo non ben riuscite o perse per strada, Antonella Parigi, la donna voluta da Sergio Chiamparino in giunta ad occuparsi di Turismo e Cultura, ne può vantare un buon numero, tanto che lo stesso suo pigmalione di Piazza Castello non fa più mistero di una certa quale delusione. E chissà come la pensa, il governatore, sull’ultima pensata dell’ex presidentessa nonché fondatrice del Circolo dei Lettori: fondere la sua creatura con il Salone del libro. Al momento solo un’ipotesi, nulla di ufficiale, tutto ancora sotto la cenere , ma il piano della Parigi è quello. E magari un’accelerata potrebbe venire proprio dalle due nomine fatte dallo stesso Chiamparino e da Piero Fassino che hanno deciso di inserire nel cda della Fondazione del Libro i grand commis delle due principali fondazioni bancarie: Massimo Lapucci, segretario generale della Crt e Piero Gastaldo, suo omologo in Compagnia di San Paolo.

 

“La Fondazione per il Libro potrà così contare su due personalità di forte profilo nel dare corso a una nuova stagione del Salone internazionale del Libro” hanno spiegato in coro sindaco e presidente della Regione che non hanno tralasciato di aggiungere come la designazione abbia origine (anche) “dal contributo che già oggi il dottor Gastaldo e il dottor Lapucci offrono al sistema culturale torinese, nonché dalla loro competenza manageriale”. Traduzione: a bordo del barcone culturale che naviga in acque sempre più perigliose e conta una falla dietro l’altra, abbiamo imbarcato due capitani che poi sono soprattutto armatori, insomma quelli che hanno in mano i cordoni della borsa, attraverso le due casseforti di cui sono entrambi i massimi dirigenti. Quale miglior momento se non questo, per dare corpo all’idea che frullerebbe in testa all’assessore regionale già da un po’? C’è un Salone del Libro che si dibatte tra beghe e dimissioni, c’è un Circolo dei Lettori che di fatto è – come lo dimostrano i bilanci – una voce di spesa pubblica di non poco conto e che rischia, prima o poi di dover fare i conti con tagli e riduzioni. Due casi critici, si direbbe in medicina. Che fare? Ma sì, mettiamoli insieme. Come se unire due ingranaggi che non funzionano significasse fare una macchina perfetta. Eppure questa sembra la strada che piace alla Parigi, protagonista di altre vie imboccate a dir poco senza successo: dal pastrocchio sulla riforma delle Atl, al pasticciaccio della Caffetteria del Broletto a Novara, passando per altre sortite (tipo quella del ruolo assegnato alla Scuola Holden, di cui è stata tra i fondatori, nelle procedure di erogazione dei contributi alle associazioni) che hanno portato Chiamparino a dover ammettere a denti stretti (e in privato) qualche perplessità postuma sulle scelte compiute al momento di formare la sua squadra.

 

Il Circolo de Lettori è stato per l’assessore il suo trampolino di lancio verso il posto in giunta. Un trampolino che flette, ma non s’affloscia solo per le cospicue iniezioni di denaro pubblico che, anche quando – come si vedrà – viene considerato privato, tale in realtà non è. A fronte di un bilancio annuale di poco più di 2 milioni di euro, le entrate sono per circa il 60% rappresentate da contributi pubblici e il restante 40 arriva dalle Fondazioni bancarie che se in senso stretto vengono considerati soggetti privati, in realtà non lo sono. Solo per citare alcune voci, scorrendo il bilancio 2014 si vede come il contributo della Regione sia stato pari a 970mila euro, quello della Compagnia di San Paolo di 200mila, più altri 75mila della Regione, che si preoccupa pure di pagare i 270mila euro annui per l’affitto della prestigiosa sede di Palazzo Graneri della Roccia in pieno centro a Torino con sale, saloni e perfino un salotto cinese come si evince dalla sontuosa presentazione sul sito internet. E la Regione paga pure  63mila euro per il riscaldamento, 41mila per le pulizie, per un saldo finale di oltre 400mila euro (cifra non compresa nel contributo che è altra cosa).

 

LEGGI QUI IL BILANCIO 2014

 

Un fiume di denaro pubblico per sostenere quello che ha tutti i tratti di un assessorato “parallelo”, giacché alla mission iniziale, ovvero la promozione della lettura, si sono via via aggiunti nuovi compiti: nella bisaccia dell’istituzione oggi diretta da Maurizia Rebola (e presieduta dal critico d’arte del Giornale Luca Beatrice, secondo logiche di spartizione politica) c’è la programmazione estiva del forte di Exilles, le rassegna Torino Spiritualità e Voce del verbo moda, l’imminente riapertura della Maison Musique di Rivoli. Tante iniziative di una programmazione a dir poco eclettica. Oltre 2 milioni di euro che fa più di 5 mila euro al giorno, Natale e Pasqua compresi. Sarà pure un conto della serva, “scorretto” secondo la simpatica direttrice, ma che rende l’idea della quantità di risorse che in tempi di vacche madre e con un sistema culturale allo stremo potrebbero forse essere utilizzate meglio e convogliate altrove.

 

Dodici dipendenti, altri sette addetti al bar interno (che però è gestito con altra ragione sociale), un po’ di consulenti (dal quello del lavoro per 350 annui a dipendente, agli esperti di bandi), allo studio di commercialista, all’ufficio stampa esterno da 20mila euro e via con altre spese. Cui si aggiungono quelle per le manifestazioni, peraltro non sempre eclatanti, e per i “percorsi di lettura” e per quelle che spesso altro non sono che semplici presentazioni di libri, per cui ci si aspetterebbe che fossero gli editori a pagare e non i cittadini attraverso la Regione. Certo, nelle sfarzose sale della sede ci si può dedicare a scoprire le “Metafore ardite, atmosfere andaluse, epica zingaresca, presagi di amore e di morte: ovvero comprendere come il mondo di García Lorca è affascinante e poliedrico”, oppure seguire uno dei corsi, come quello sull’editoria svolto nei mesi scorsi in modo tale da essere edotti sul tema  “dalla correzione di bozze alla promozione, dai contratti degli autori al rapporto con i librai, dalle traduzioni ai moderni supporti, dieci professionisti del settore analizzano mansioni e competenze necessarie per lavorare nell’editoria”, perché come si scopre dal Circolo creato dalla Parigi “il lavoro delle case editrici è fatto non solo di passione”. Ma va?  

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