TERRITORIO

Logistica, “La Regione ci ignora” Alessandria sul piede di guerra

La scelta di puntare su Novara e Orbassano scatena la protesta della provincia mandrogna. Binasco getta la spugna e minaccia di chiudere Slala. La sindaca Rossa: "E' un problema politico". E si attende ancora la nomina del commissario del Terzo valico

Bruno Binasco è deciso a gettare la spugna, facendo finire qualche schizzo fino al piano nobile di Piazza Castello. L’ex manager del Gruppo Gavio, richiamato in servizio alla presidenza di Fondazione Slala – il carrozzone resuscitato per occuparsi dello sviluppo della logistica nell’Alessandrino – ha confidato a più d’uno dei suoi uomini di riferimento e soprattutto a coloro che lo avevano chiamato un anno fa nel capoluogo mandrogno l’intenzione di abbandonare un’impresa, ormai impossibile. Di fronte a scelte che dalla Regione guardano altrove – da Novara ad Orbassano – evitando Alessandria nei programmi di sviluppo della logistica o, addirittura di non scelte, lasciando in perenne attesa chi sta sulla riva del Tanaro, Binasco ha ipotizzato come unica soluzione possibile la resa. Non solo sua, ma della stessa Slala che egli stesso pare ritenga ormai inutile.

 

A convincerlo a restare non può certo essere l’ultima decisione, in ordine di tempo, assunta da Sergio Chiamparino: ospitare nel marzo prossimo a Novara gli Stati Generali della Logistica di Piemonte, Lombardia e Liguria. Una scelta che non è piaciuta affatto neppure al sindaco (e presidente della Provincia) di Alessandria Rita Rossa. Lei parla ormai di “un problema politico” e lancia quella che è più di una provocazione al compagno di partito Chiamparino: “La Regione dica chiaramente come la pensa sui nostri progetti in materia di logistica, retroporto e scali ferroviari, noi non vogliamo togliere nulla a nessuno, ma neppure lasciati come una terra di nessuno”. Quanto sia servito a chiarire le idee il recente incontro con il governatore chiesto e ottenuto da Binasco nei mesi scorsi è lampante.

 

Imbufalito Daniele Borioli che prima di essere eletto al Senato e finire alla Commissione Trasporti, della stessa materia si era occupato da assessore nella giunta di Mercedes Bresso: “Ci sono operatori economici grandi e seri che dal porto di Savona si sono detti interessati all’utilizzo di parte del grande scalo ferroviario di Alessandria. Eppure nemmeno davanti a queste richieste si batte un colpo. Non parteggio per la mia provincia per spirito campanilistico – spiega –. Quando sono stato assessore ho lavorato per potenziare Orbassano e anche Novara, ma che adesso Alessandria non venga neppure presa in considerazione dalla Regione mi pare a dir poco assurdo”. Se il capoluogo mandrogno ha uno dei più grandi scali ferroviari del Paese – è il ragionamento di Borioli – una ragione ci sarà. E se da Savona - dove il colosso Maersk prevede con la nuova piattaforma un aumento a dir poco notevole del traffico merci – chiedono di conoscere quali siano i progetti su Alessandria “sarebbe il caso – dice piccato il senatore dem – che la Regione, così come le ferrovie rispondessero. Almeno incominciando col sedersi a una tavolo e ascoltare, poi decidano quel che credono meglio, ma lo dicano chiaramente”. Il presunto strabismo novarese di Chiamparino irrita quella parte meridionale del Piemonte che pur essendo la terza provincia della regione viene vissuta e raccontata dai suoi amministratori come una sorta di landa dimenticata, da Torino.

 

Non che con Roma vada meglio. La vicenda del commissario governativo per il Terzo Valico non la si può neppure più definire una telenovela: sarebbe già finita da un pezzo pure l’ultima puntata. Un anno o poco meno costellato di promesse, annunci di una imminente soluzione, lettere e incontri rassicuranti, con frasi del tipo “entro un mese”, poi “entro l’estate”. Sindaci tra l’incazzato e il rassegnato, un ministro che se ne va (Maurizio Lupi) senza aver nominato quell’indispensabile ufficiale di collegamento tra enti locali, governo e general contractor e uno che arriva (Graziano Delrio) e subito e per mesi ancora rassicura: ormai è fatta. Che, in effetti, l’interminabile litania di #statesereni fosse davvero finita lo avevano creduto, sindaci e pure i parlamentari sfiancati dal marcare ai fianchi il Governo, quando era spuntato il nome: Iolanda Romano.

 

Siamo a ottobre e l’architetto piemontese pare doversi insediare immediatamente, dopo quindici mesi dalla dimissioni del suo predecessore Valter Lupi. Gira voce che in quei giorni, per mettersi avanti col lavoro, si sia presentata in Regione Liguria lasciando più di un assessore sbigottito e sorpreso da tanta solerzia. Tre mesi dopo, venerdì scorso, negli appunti su cosa fare i tre governatori, Roberto Maroni, Sergio Chiamparino e Giovanni Toti hanno scritto pure: ricordare al governo il commissario del Terzo Valico. Che poi è la signora che si era presentata proprio lì, nel palazzo di piazza De Ferrari, a inizio autunno. Dov’è finita? Non certo al suo posto, non ancora e non per colpa sua. “Ormai noi parlamentari abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare – ammette Borioli con una collezione di lettere e interrogazioni sul caso che gonfia un faldone –. Il Governo si assuma le sue responsabilità, se non vuole un commissario lo dica”. Per ora non lo ha detto, ma neppure ha mosso un dito. Pare che per completare l’iter e consentire al nuovo commissario di incominciare il suo lavoro manchi ancora il via libera del ministero dell’Economia. Che in via XX Settembre stiano finendo di leggere proprio il libro della Romano, Cosa fare. Come fare