POLITICA & ECONOMIA

Logistica, “impegni in alto mare” Palenzona affonda gli Stati Generali

Mentre a Novara i presidenti di Piemonte, Liguria e Lombardia siglano un patto per lanciare il Nord-ovest nel sistema dei collegamenti europei, ad Alessandria il numero due di Unicredit mostra scetticismo e rimette in discussione il Terzo Valico

Milioni di container bloccati da quattro gozzi, qualche rete e un po’di palamiti. Se lo sviluppo della logistica del Nord Ovest annunciato oggi a Novara da tre presidenti di Regione e un ministro non può dirsi affatto compiuto, tanto da rimettere in discussione l’utilità di uno dei suoi snodi cruciali qual è il Terzo Valico ferroviario, alla fine è tutta colpa loro, dei pescatori. E del governatore ligure Giovanni Toti che li difende. “Da un lato la Regione Liguria esclude un allargamento a Ovest del porto di Voltri, per tutelare gli interessi dei pescatori locali, dall’altro lo stesso piano nazionale della logistica prevede incrementi del traffico del tutto fisiologici e non certo un vero e proprio nuovo porto alla radice del corridoio. Vi è da domandarsi se con queste premesse sia realmente necessario il Terzo Valico". Così parlò Fabrizio Palenzona.

 

Palenzona non è nella città di San Gaudenzio dove il ministro Graziano Delrio addita a “modello da riproporre la collaborazione a Nord Ovest sulla logistica”. Lui è nel suo feudo alessandrino da cui partì, anni fa, per le innumerevoli conquiste di nuovi territori nelle praterie del potere della Prima e Seconda Repubblica. A dividerlo dal folto parterre novarese non è tanto la settantina di chilometri d’autostrada – una delle tante su cui ancora (per poco, vista la probabile uscita da Aiscat) regna Furbizio – bensì la visione e il conseguente giudizio su quel che, insieme a Toti, Roberto Maroni e Sergio Chiamparino stanno celebrando mentre lui dice la sua, senza peli sulla lingua, a un convegno sul futuro del capoluogo mandrogno.

 

L’effetto delle parole del camionista è lo stesso di un suo tuffo ai bagni di Boccadasse: gli spruzzi arrivano fino al piano nobile del Palazzo della Regione in Piazza de Ferrari. “Per quanto riguarda il porto di Genova non vi è alcun segnale nel senso di un rafforzamento", mentre “deve diventare una vera e propria base di traffico in grado di muovere da solo almeno 5 milioni di container” dice. E allora se Genova non potenzia il suo scalo marittimo, il vicepresidente di Unicredit con le cospicue terga poggiate in molte altre poltrone, ma che proprio dalla logistica tortonese del Gruppo Gavio mosse i suoi pesanti e mai incerti passi, torna su un concetto che già aveva fatto rumore poco meno di un anno fa: in queste condizioni e con queste premesse serve davvero il Terzo Valico?

 

Una prima risposta arriva proprio dal ministro che a Novara afferma: “Il nostro Paese non può avere incertezze nel realizzare i corridoi europei, con grande attenzione ai territori, dialogo, trasparenza, che devono diventare il modo con cui l’Italia fa un grande salto di qualità in termini di logistica, le cui inefficienze costano più di 40 miliardi all’anno alle nostre imprese”. Delrio ammette che “si può fare di più e siamo molto determinati a proseguire in questo percorso”. Certo, ci vogliono i soldi. Quelli che Toti chiede al Governo “per far correre le reti infrastrutturali alla velocità con cui il mondo e gli altri stati si muovono e i privati sono in grado di intervenire”. E a proposito del porto, mette sul tavolo le nuove frontiere delle banchine “ieri è arrivata nel porto di Genova la prima nave proveniente dall’Iran dopo la fine dell’embargo e la settimana scorsa con uno dei grandi operatori portuali genovesi abbiamo inaugurato delle gru in grado di scaricare molti più container. Oggi abbiamo bisogno di rendere questa macro regione del Nord-ovest più competitiva rispetto ai grandi player europei della logistica e ci sono tutte le condizioni per farlo, ci sono gli operatori, ci sono le volontà politiche”.

 

IL PROTOCOLLO D'INTESA SULLA LOGISTICA

 

La triplice intesa parla in coro, anche se due voci sono del centrodestra e solo quella del Piemonte della parte opposta. “Il Nord-Ovest, con l'insieme dei porti liguri e dell'intermodalità piemontese e lombarda, può costituire una grande piattaforma logistica competitiva con quelle del Nord Europa, che ci stanno ancora sopravanzando – spiega Chiamparino -. Questa è la scommessa per il sistema Italia e c’è spazio per creare lavoro e ricchezza per il sistema Paese". Poteva mancare un must leghista, come la macroregione del Nord-Ovest? “Noi ci crediamo in questo soggetto. La Lombardia ha una concentrazione fortissima nell’area della Logistica. Il comparto vale 10 miliardi di euro e genera il 30% del traffico nazionale. Vede impegnate 18 mila imprese per 90 mila addetti. In Lombardia - ha aggiunto Maroni - si muovono 400 milioni di tonnellate di merci all’anno, il 27% dell’Italia, e ogni giorno transitano 60 veicoli per chilometro”. Tutto questo per il governatore lombardo comporta la necessità “di un piano di sviluppo che permetta alla nostra regione di affacciarsi sul mare. Non dimentichiamo che la quasi totalità delle nostre merci passano da Rotterdam e non da Genova. Bisogna invertire questa tendenza e per questo motivo Lombardia, Liguria e Piemonte sono pronte ad andare aldilà dei loro confini regionali”.

 

Insomma, quella “collaborazione tra istituzioni che deve diventare la chiave di volta per rendere forte e credibile fin da subito un progetto fondamentale per favorire lo sviluppo economico dei nostri territori e del’'Italia intera" come ha ricordato il governatore piemontese dopo aver firmato con i suoi colleghi e il ministro il protocollo d’intesa per l’attuazione di iniziative strategiche. Per il presidente del Piemonte questa collaborazione “non credo abbia esempi nella storia recente delle Regioni italiane”. Chiamparino ha poi voluto puntualizzare che “il fattore tempo è fondamentale per vincere la scommessa di far diventare il Nord-Ovest una piattaforma logistica competitiva con quelle dell’Europa settentrionale. E per non vedere aumentare, ma anzi far diminuire, l’attuale distacco con il Nord Europa bisogna far funzionare al meglio i collegamenti esistenti, individuando con esattezza i porti liguri che possono meglio intercettare i flussi delle merci e gli interporti piemontesi e lombardi che hanno le maggiori capacità di movimentarle. Questo in attesa che diventino operativi i grandi corridoi ferroviari come la nuova Torino-Lione e il Terzo Valico”. Che sarà “verosimilmente” operativo per il 2021, mentre per 2022 dovrebbero essere pronti i collegamenti ferroviari Torino-Genova e Milano-Genova in 60 minuti, come annunciato dall’ad di Rfi, Maurizio Gentile, confermando la strada intrapresa per realizzare la grande opera. Proprio quella su cui Palenzona è tornato a sollevare dei dubbi, riferendosi al mancato sviluppo del porto di Genova. Tutta colpa dei pescatori?