Terzo Valico sul fronte del porto
Stefano Rizzi 08:00 Mercoledì 22 Luglio 2015 3La sortita di Palenzona trova l'approvazione (quasi) unanime della politica piemontese. "Senza il rilancio dello scalo di Genova l'opera non ha senso". La giunta ligure di Toti e la sindaca di Alessandria Rossa tirano in ballo il Governo: "Dica cosa intende fare"
Un masso sui binari. Questo l’effetto delle parole con cui, ieri, Fabrizio Palenzona ha di fatto bocciato il Terzo Valico, in assenza di una competitività del porto di Genova rispetto agli scali del Nord Europa, Rotterdam in testa. E se il macigno è poi finito in uno stagno, pare non ci sia nessuno che si lamenti apertamente degli schizzi sollevati. Parecchi li hanno accolti come una doccia necessaria e tonificante per i vari soggetti – dalla politica agli operatori del settore, passando per gli amministratori locali e i burocrati ministeriali – chiamati a vario titolo a dire la loro sulla grande opera messa in discussione dal “camionista di Tortona” , ma anche sull’intero assetto del logistica e delle infrastrutture, non ultimo lo stesso sistema della portualità ligure. E chi da sempre, come il M5s, si oppone alla nuova linea ferroviaria non ha potuto che salutare positivamente quella bocciatura, sia pure con appello, fatta da uno degli uomini più accreditati nel sistema di potere italiano.
Di sicuro nessuno passa sotto silenzio quello che, per il vicepresidente della commissione Trasporti del Senato Stefano Esposito è “un tema vero e che va affrontato senza negare un’evidenza: i vari soggetti che compongono il sistema infrastrutturale del Pese, le autostrade, le ferrovie, i porti, non si parlano tra di loro, come è invece indispensabile. Ecco che allora il Terzo Valico ha un senso e un ruolo se l’Italia decide di avere una vera programmazione infrastrutturale, compresi naturalmente i porti”. E se fino ad oggi quel dialogo tra i vari protagonisti non c’è stato “deve essere il governo a farli parlare tra di loro” afferma Esposito che non nega di nutrire nell’azione del ministro Graziano Delrio quel cambio di passo indispensabile e in grado di far diventare il Terzo Valico dei Giovi da inutile, come lo ha definito Palenzona, a un pezzo strategicamente importante del futuro sistema.
Il macigno nello stagno scagliato a Roma dal signore delle autostrade (ma anche delle banche, degli aeroporti e di tutti settori dell’economia che l’infinito elenco di incarichi passati e presenti sintetizza appena) non ha certo lasciato indenne la Liguria, appena passata al centrodestra dopo un lungo e ininterrotto periodo di governo di centrosinistra. Edoardo Rixi è il nuovo assessore della giunta di Giovanni Toti, chiamato ad occuparsi dei porti e a far passare quello di Genova come uno scalo con le
pezze al sedere non ci sta. “Il porto di Genova non è messo così male. Certo ci sono una serie di migliorie da fare – ammette – e se il Terzo Valico senza un porto competitivo non serve, come dice Palenzona, è altrettanto vero che accrescere la competitività senza il Terzo Valico è impossibile”. Più che alzare le barricate sotto la Lanterna, la nuova amministrazione di centrodestra sembra lanciare la palla nella metà campo del governo: “C’è bisogno di una riforma vera del sistema portuale. Basta vedere come hanno agito non solo nel Nord Europa, ma anche in Spagna dove individuato gli hub – spiega Rixi – l’intero paese ha fatto quadrato su di essi . Solo in questo modo si può avere quella competitività che Palenzona ha richiamato”. Né molte, ne incondizionate le speranze che l’assessore ligure affida alla riforma avviata, anzi ripresa dopo lo stallo di quella annunciata dal suo predecessore Maurizio Lupi, “spezzettata in tanti interventi”. E poi c’è quella guerra di campanili, anzi di banchine, cui si è assistito al solo annuncio, mesi fa, di possibili accorpamenti tra gli scali. “Va superata – dice Rixi, ricordando le barricate sollevate a Savona contro una temuta annessione alla Superba –. Non è possibile che ogni Autorità Portuale agisca in maniera scollegata e autonoma. Le rivalità vanno superate. Come del resto – altra palla rilanciata al governo – è inaccettabile si debbano attendere anni e affrontare lungaggini burocratiche per costruire una nuova diga, come capita proprio a Genova”.
Se da Piazza De Ferrari si evoca il governo e se ne critica l’azione in questo comparto strategico per l’economia, sul fronte dei porti - da cui dipende il destino della grande opera ferroviaria – a fare sponda a Delrio è un altro parlamentare dem piemontese , anch’egli componente della Commissione Trasporti insieme a Esposito: “Palenzona con il suo intervento ha di fatto riproposto il tema della regione portuale ligure-piemontese che varò quando era presidente della Provincia di Alessandria e io suo assessore ai Trasporti – ricorda il senatore Daniele Borioli –. Il ruolo dei porti liguri per i traffici legati al canale di Suez e al Mediterraneo destinati al centro e Nord Europa è il fulcro e il motivo della scelta del Terzo Valico. Questa specificità degli scali liguri va rafforzata e rilanciare la vecchia, ma non per questo meno valida, idea di Genova come complementare a quello di Rotterdam: uno come porta a Nord, l’altro porta di accesso da Suez verso il continente europeo”. Quello del camionista di Tortona, per Borioli, insomma, non pare essere un niet categorico, ma uno sprone necessario per mettere mano al sistema infrastrutturale, partendo proprio dai porti. “E non a caso – aggiunge il senatore del Pd – proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) in commissione abbiamo incardinato il piano di Delrio per i porti e la logistica. Un’accelerazione da parte del governo che fa ben sperare”.
Chi, invece, spera che quanto detto da big Fabrizio sia una sentenza senza appello per il Terzo Valico è il M5s. Il deputato grillino Marco Scibona che su facebook scrive “si sta sgretolando il fronte delle grandi opere”, rivendica la posizione da sempre contraria al Terzo Valico: “Una linea inutile, come assurdo è immaginare che si possano movimentare merci da un porto come quello di Genova che ha un solo binario in uscita. Il Terzo Valico è solo una truffa all’Unione Europea”, afferma allo Spiffero. Semmai tentata, verrebbe da dire, dopo che il Terzo Valico non è stato inserito tra gli interventi infrastrutturali finanziati da Bruxelles, sollevando le proteste del governatore ligure Toti, seguito poi da Sergio Chiamparino.
“Palenzona ha detto quel che ha detto, ma adesso il governo dica lui una parola chiara: se si fa o non si fa”, rimarca Rita Rossa, sindaco e presidente della Provincia di Alessandria che mostra di non aver gradito molto la sortita del suo antico predecessore a Palazzo Ghilini. Ma se cosa fatta capo ha, tanto vale “mettere le cose in chiaro senza perdere tempo. Noi sindaci abbiamo fatto la nostra parte, ora la faccia chi deve dirci se l’opera va avanti oppure no. Come del resto vogliamo sapere se il Terzo Valico porta con sé, come abbiamo chiesto, lo sviluppo degli scali alessandrini e una ricaduta sulla logistica. Se così non fosse, allora dovremmo rivedere le nostre posizioni”. E chiama pure in causa Chiamparino e la sua giunta: “la Regione non può pensare solo a Est e Ovest quando si tratta di programmare la logistica” dice riferendosi alle scelte
orientate su Torino e su Novara trascurandp l’area alessandrina. Un richiamo forte verso Piazza Castello cui si aggiunge quello inviato al governatore piemontese proprio lo stesso giorno dell’esternazione di Palenzona dal presidente della Camera di Commercio alessandrina Gian Paolo Coscia in cui, tra l’altro, si contesta la scelta della Regione stessa di aver depennato dai finanziamenti lo scalo ferroviario del capoluogo mandrogno. Nella missiva si chiede “un’attenzione specifica al comparto logistico alessandrino”, citando proprio il terzo Valico, che nelle stesse ore veniva bocciato da “un personaggio importante e grande esperto della logistica e della infrastrutture che quando parla lo fa a ragion veduta e con cognizione di causa – come sottolinea la deputata dem alessandrina Cristina Bargero –. E credo che, per questo, ci si debba fermare, ragionare e capire cosa sia davvero meglio fare”.
Il camionista di Tortona, insomma, ha messo il piede sul freno. E chi non vuole rischiare di tamponare il grosso Tir , fornito di potente navigatore con carte aggiornate per attraversare i meandri dell’economia e della politica, meglio faccia attenzione.




