PADRONI & PADRINI

Confindustria, Mattioli soffre (e s’offre)

Il sostegno a Boccia per la successione di Squinzi spacca l'Unione Industriale torinese. L'Amma e le grandi imprese propendono per l'emiliano Vacchi (che incassa l'appoggio di Regina). Poche speranze per Bonometti, su cui puntava Marchionne

Quella di Licia Mattioli è stata una decisione sofferta. Ma tanto soffre quanto s’offre la presidente uscente dell’Unione Industriale di Torino nel complesso risiko della successione a Giorgio Squinzi in Confindustria. Perché non c’è in ballo per lei solo una delle vicepresidenze nazionali dell’organizzazione, ma nelle trame del potere, che da Torino si allungano fino ai salotti della finanza milanese, nelle ultime ore, l’inquilina di via Fanti, seppur con gli scatoloni in mano, starebbe brigando alle spalle di Gianfranco Carbonato, numero uno di Confindustria Piemonte, per soffiargli la poltrona nel cda di Intesa San Paolo. Non si accontenterebbe, infatti, a dar retta a un insider di corso Vittorio Emanuele, della promessa di essere inserita nella rosa di espressione camerale per il futuro Consiglio della Compagnia di San Paolo, ma punterebbe dritto dritto a Ca’ de Sass. Ne avrebbe parlato con importanti decision maker ricevendo, per il momento, risposte non propriamente entusiastiche.

 

Per questo, fiutata l’aria che vede Vincenzo Boccia come il più accreditato a conquistare viale dell’Astronomia, ha schierato l’Unione industriale di Torino sull’imprenditore salernitano, accondiscendendo alle pressioni di tutte le altre territoriali piemontesi, a partire da Cuneo e Novara e allineandosi a Val d’Aosta e Liguria (importante l’endorsement del numero uno di Erg Edoardo Garrone). Una scelta, quella di Lady Gioiello, fatta con l’ambizione di entrare finalmente nella stanza dei bottoni di viale dell’Astronomia, ma che ha spaccato l’associazione subalpina, dove la componente l’Amma di Alberto Dal Poz, sulla scorta delle indicazioni di Federmeccanica, rimane orientata verso un candidato espressione della grande industria, con un profilo metalmeccanico. Un identikit che, con la probabile rinuncia di Marco Bonometti – vicino a Sergio Marchionne (ma è fuorviante la teoria di un ritorno in Confindustria del Lingotto a fronte di un suo successo) – corrisponde a quello di Alberto Vacchi, al vertice di Ima, società quotata in borsa, specializzata nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, con un fatturato da un miliardo all’anno. In particolare, a contestare la scelta di Mattioli, ci sono quasi tutte le grandi imprese, ancora oggi orientate su Vacchi. Insomma, dopo aver tanto atteso (e telefonato a mezzo mondo per raccogliere indicazioni) potrebbe aver fatto la scelta sbagliata. Chissà.

 

Attualmente Vacchi può contare sul sostegno di AssoLombarda, la Confindustria dell’Emilia Romagna (la sua azienda ha sede a Ozzano in provincia di Bologna), la potente Ucima, che raggruppa i costruttori di macchine da imballaggi, le territoriali di Bergamo, Como, Varese e Monza Brianza e stakholder del mondo confindustriale come Alberto Bombassei della Brembo, ex sfidante di Squinzi, influente negli ambienti della grande industria, Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e ceo di Pirelli e Sergio Dompè, numero uno di Farmindustria. Ma soprattutto è pronto ad annunciare il proprio ticket con Vacchi Aurelio Regina, il quarto candidato, come Bonometti in procinto di fare un passo indietro e che porterebbe in eredità, grazie anche ai buoni uffici di Bombassei, il sostegno di Finmeccanica e Poste (mentre tra le aziende che gravitano nell’orbita pubblica, la Eni di Emma Marcegaglia ha scelto Boccia).

 

E a proposito dell’imprenditore campano, a capo di una piccola azienda grafica, la mappa degli appoggi dice che può contare certamente su Piccola industria, di cui è stato a capo, e sui Giovani industriali guidati dal torinese Marco Gay, che pure ha i suoi grattacapi per tenere unita l’organizzazione. Notizia dell’ultima ora è il sostegno di un pezzo del Veneto (Verona, Vicenza e Venezia, mentre Padova, Treviso e Belluno sono con Vacchi) e le territoriali del Sud Italia: Calabria, Puglia e Basilicata piuttosto compatte, mentre l’influenza del past president Antonio D’Amato potrebbe essere decisiva per spostare Napoli (e la piccola Benevento) sul grande imprenditore emiliano, che ha ottenuto pure l’appoggio del piccolo Molise.

 

Per vincere servirà il consenso del 51% dei 199 elettori presenti al Consiglio Generale che si riunirà il 31 marzo. Prima ci sarà una tappa intermedia: il 17 marzo, quando i candidati rimasti in gara presenteranno il proprio programma al Consiglio generale.

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