RETROSCENA

Bonsignore vuole il simbolo Ncd

L'ex ras andreottiano punta su Rosso per trattare con Fassino. E il marchio degli alfanoidi gli serve soprattutto in caso di ballottaggio. Ma a Roma, dopo la defezione di Magliano, passato armi e bagagli nel centrosinistra, preferiscono sospenderne l'uso

Gli alfanoidi dovranno scendere in campo senza maglia. La decisione che avrà il peso di un verdetto difficilmente appellabile è solo procrastinata, ma fonti interne al partito di Angelino Alfano assicurano che di fatto è già stata presa: Vito Bonsignore non potrà far conto sul via libera dei vertici per accostare il nome dei suoi uomini, soprattutto del suo candidato Roberto Rosso, al simbolo di Ncd. Il niet probabilmente sarebbe arrivato già ieri se i tragici avvenimenti di Bruxelles e il conseguente allarme scattato al Viminale non avessero fatto annullare la direzione nazionale, rinviandola ad altra data. A meno di improbabili sorprese, dunque, sulle schede elettorali per le amministrative sotto la Mole non comparirà il simbolo della formazione politica bollata dal centrodestra (minuscolo) come traditrice e stampella del Pd. Neppure le origini sicule che don Vito da Bronte condivide con il ministro di Agrigento, e che in passato avevano saldato il legame tra il vecchio ras andreottiano e l’ex assistente di Berlusconi, oggi sembrano contare qualche cosa per evitare ciò che ormai pare stabilito.

 

Più che la collocazione governativa, a pesare sul diniego sarebbero stati decisi altolà nei confronti di Bonsignore (e di Rosso) intimati all’orecchio di Alfano da parte di ascoltati esponenti del partito (anche) dal Piemonte, non ultimo ovviamente Enrico Costa, promosso recentemente al rango di ministro, e supporter neppure troppo nascosto di Silvio Magliano, il ciellino passato armi e bagagli nel centrosinistra (via Moderati). Le beghe e gli stracci volati pure al ristorante nei mesi scorsi tra bonsignoriani e altre componenti del microscopico partito hanno lasciato il segno. Lo stesso iperattivismo di Rosso, che è ancora membro della direzione nazionale di Ncd, in vista delle comunali e la sua candidatura (dietro la quale si staglia la figura dell’ex europarlamentare) hanno indotto i vertici a valutare come soluzione migliore quella di non concedere l’uso del simbolo.

 

Una decisione che comporta una serie di conseguenze, a partire dal fatto che a giocare senza la pettorina della formazione ministeriale sarà lo stesso consigliere uscente (e aspirante al rientro) Paolo Greco Lucchina, sulla carta segretario provinciale. Ma a soffrire di più dell’impossibilità di utilizzare il logo, accanto a quello dell’Udc e di altre formazioni civiche, sarà proprio Rosso. Quello che rumors raccontano e che, ovviamente, lui nega è il piano approntato dall’ex sottosegretario berlusconiano (poi finiano, di nuovo azzurro e quindi approdato all’atomo alfaniano nel quale resta con un piede fuori e l’altro dentro ai fittiani) da mettere in atto al primo, ma soprattutto al secondo turno delle comunali. Confidando nella concreta eventualità che il centrodestra non si (ri)unisca e vada in ordine sparso con Lega e Fratelli d’Italia da una parte con il loro candidato (il notaio Alberto Morano) e Forza Italia dall’altra con Osvaldo Napoli, Rosso avrebbe a quel punto la strada spianata per la sua candidatura a sindaco. Obiettivo: fare un buon risultato in prima battuta e offrire il suo appoggio, con il sigillo dell’apparentamento, a Piero Fassino nel probabile ballottaggio contro la grillina Chiara Appendino. E semmai, smentendo ogni previsione, toccasse al centrodestra vedersela con il sindaco uscente, anche in questo caso il vercellese potrebbe far valere il consenso ottenuto. Ma quest’ultimo scenario sfiora la fantapolitica.

 

Reale, invece, la prospettiva di un appoggio a Fassino. Il quale – va ricordato – gode della stima di Bonbon, spesso esternata pubblicamente (“Piero è un cavallo di razza e si è trovato a gestire la brutta eredità che gli ha lasciato Sergio Chiamparino”, è il refrain delle sue chiacchierate con gli intimi). Per il Lungo accettare e far digerire a una parte del Pd l’abbraccio con Rosso sarebbe meno ostico nel caso questi vestisse la casacca ufficiale del partito alleato di Matteo Renzi. Un appoggio, quello che secondo fonti attendibili l’ex parlamentare di Trino sarebbe pronto a offrire al centrosinistra, non certo senza contropartita. Alla fine della lunga traversata nel deserto, nella road map di Rosso, c’è la poltrona di presidente della Sala Rossa. Per questo sta facendo pesca “a strascico” di candidati in grado di portare acqua al suo mulino. Persino il recente acquisto, Patrizia Borgarello, l’ex consigliera provinciale della Lega autrice del ricorso sulle firme false alle Regionali, è un messaggio in bottiglia lanciato verso i lidi democratici: la pittoresca esponente del Carroccio non può certo essere considerata un valore aggiunto in termini elettorali (del resto risiede a Santena e non è una che miete preferenze), quindi la ragione del suo acquisto sta altrove.

 

Una strada tracciata nei minimi particolari, ma lungo la quale è destinato a trovare l’ostacolo piazzato proprio da chi all’interno di Ncd ha sussurrato all’orecchio di Angelino e di altri del vertice che il simbolo, a Torino, è meglio non ci sia. Senza maglia è più difficile giocare la partita. E pure l’ingaggio da parte di Fassino si potrebbe fare assai più complicato.

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