VERSO IL 2021

Damilano a Napoli, breccia in Forza Italia

Il deputato azzurro plaude alla scelta della Lega e bacchetta "gli amici del centrodestra" che hanno manifestato riserve. "Il nome giusto per intercettare quell'elettorato moderato che non si riconosce nel sovranismo di Salvini e Meloni"

Damilano a Torino? Il semaforo verde arriva da Napoli. Nel senso di Osvaldo, deputato di lungo corso e capogruppo di Forza Italia in Sala Rossa. “Sarebbe una tragedia se il centrodestra torinese facesse fallire la candidatura di Paolo Damilano” dice in una nota dopo le riserve manifestate da Fratelli d’Italia che riconduce le trattative all’ormai celebre tavolo nazionale. Il parlamentare azzurro si spertica in elogi: “Il profilo di Damilano è quello di un uomo d’impresa portato a una riflessiva concretezza e all’azione, due qualità da troppi anni assenti dalla scena pubblica”. Una candidatura con “molti vantaggi e poche controindicazioni” e che importa se a ingaggiarlo è stata la Lega di Matteo Salvini, “lasciamoci alle spalle questi distinguo da vecchia politica”.

Un endorsement che certamente farà piacere all’imprenditore del food and beverage anche se è non è affatto detto che la posizione Napoli sia quella ufficiale di Forza Italia i cui vertici, infatti, per ora tacciono. Negli ultimi tempi Napoli ha accentuato le critiche verso il suo partito collocandosi in quell’area che fa riferimento all’amletica Mara Carfagna e che vive con crescente disagio un centrodestra sempre più a trazione populista e sovranista. Proprio in quest’ottica Damilano può segnare una inversione di quella china perché “naturalmente portato ad allargare il perimetro elettorale della nostra coalizione” grazie alla “natura civica” della candidatura. Insomma “la versione aggiornata ma più briosa e dinamica, di quello fu Giuseppe Sala per il centrosinistra milanese”. Per questo punta il dito direttamente contro “quegli amici del centrodestra che pensano di costruire una candidatura usando il bilancino dei risultati elettorali del 20 settembre”. Il riferimento è a Fratelli d’Italia, cui si rivolge quando dice che “a Torino le elezioni non si vincono solo coi simboli elettorali, Chiara Appendino quattro anni fa lo dimostrò bene”. Insomma, Damilano può essere il candidato giusto anche perché “è colui che può dialogare con i ceti produttivi, la società civile e con tutto quell’elettorato moderato che oggi non si riconosce nella Lega o in FdI”.

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