LOTTA AL COVID

Tamponi, tensione farmacisti-medici

Federfarma avverte: non possiamo fare i test ai sintomatici. Ma di fronte a una piattaforma che non funziona e a pochi posti negli hub ai dottori non resta che inviare i pazienti in farmacia. Le proposte del Pd: "Il Piemonte segua l'Emilia-Romagna"

I farmacisti lamentano che “con sempre maggiore frequenza i medici inviano in farmacia propri pazienti sintomatici”, non rispettando la norma che vieta questa pratica. Sul fronte politico dal gruppo del Pd in Consiglio regionale arriva la richiesta di aprire proprio alle farmacie la possibilità di eseguire i test per decretare l’uscita dalla quarantena e dall’isolamento mettendo il costo a carico del servizio sanitario regionale.

Sono soltanto due delle tante facce del problema tamponi che, tra ritardi e confusione, continua a segnare pesantemente sia il lavoro dei sanitari, sia la vita dei cittadini. Nella lettera inviata all’assessorato alla Sanità, così come a tutti i titolari di farmacia, Massimo Mana presidente di Federfarma Piemonte chiede alla Regione di intervenire sui medici “affinchè venga a cessare tale comportamento che sta creando difficoltà nei rapporti con gli utenti”. Va ricordato che i medici di famiglia mandano in farmacia i loro assistiti per il semplice fatto che il sistema dei tamponi negli hot spot pubblici funziona poco e male. E’ noto come per provare a prenotare pochissimi tamponi, a volte appena uno, i sanitari del territorio debbano fare una sorta di corsa al click sulla piattaforma che dopo pochissimo tempo e già alle prime ore del mattino non offre più alcuna possibilità di prenotazione. Per non dire dei posti disponibili, pochi, a centinaia di chilometri di distanza dal luogo di residenza di chi deve fare il test.

Della questione, come della necessità di superare l’ostacolo dell’inadeguatezza dei Sisp di cui il vertice regionale della Sanità ha ormai preso atto, si parlerà lunedì nel vertice al Dirmei. E proprio in vista di attese decisioni in senso migliorativo “e senza alcuno spirito polemico” i consiglieri dem Daniele Valle e Domenico Rossi insieme al capogruppo Raffaele Gallo inviano una serie di proposte alla Regione. “In caso di tampone rapido positivo, fatto in proprio al domicilio, la foto dell’esito dovrebbe poter esser caricata sul portale dal singolo cittadino, cosicché parta immediatamente l’isolamento. Senza perder giorni e senza dover fare un secondo tampone in farmacia o in Asl”, scrivono in una nota i dem, ricordando come l’Emilia-Romagna abbia già aperto a questa possibilità.

“La capacità del sistema pubblico di processare tamponi non è stata sviluppata in maniera sufficiente, quindi – per il Pd di Palazzo Lascaris – è necessario deviare parte del flusso verso il privato e non discriminare i cittadini. Il tampone rapido in farmacia, per chiudere l’isolamento e la quarantena degli asintomatici, dev’essere messo a carico del sistema sanitario regionale, come avviene in diverse regioni”, spiegano citando ancora l’Emilia Romagna.

Proposta anche per quanto riguarda la campagna vaccinale: “Oggi in Piemonte, per fare la terza dose di vaccino, dobbiamo aspettare l’sms che fissi l’appuntamento. Nelle altre regioni no, ci si può prenotare già dal quarto mese, accade in Toscana, in Veneto e altre ancora. Col meccanismo attuale – sostengono i consiglieri del Pd – perché l’sms non arriva, o non viene considerato o arriva per un giorno in cui ci sono impedimenti o isolamento o quarantena, accade che molti non si presentino. Gli addetti degli hub stimano almeno un terzo. Quando si sono fatte le vaccinazioni nelle località sciistiche tutti quelli che si sono vaccinati lì, non avevano spostato appuntamento e hanno lasciato un buco nell’agenda dell’hub dov’erano prenotati”.

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