CORSA CONTRO IL TEMPO

Fassino vuole una legge “ad comunem”

Il sindaco chiede più tempo per concludere le dismissioni e ottenere il denaro necessario a rientrare nel patto di stabilità. Aperta una trattativa con il Governo per far slittare la deadline del 31 dicembre. Gtt: Pd sulle barricate per il cambio dello statuto

PENSIEROSO Piero Fassino

Cinque settimane di passione. Poco più di un mese per vendere il 49% di Gtt (Trasporti), il 28% di Sagat (Aeroporto), il 49% di Amiat (Rifiuti) e l’80% di Trm (Inceneritore), incassare oltre 300 milioni e permettere al Comune di Torino di rientrare nel patto di stabilità, evitando lo smacco di un commissariamento, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Finora tutte le gare pubbliche sono andate deserte ed è appena iniziata una delicatissima fase di negoziazione privata con i potenziali acquirenti che avevano manifestato interesse. Si parte con Gtt.

 

Inutile nascondersi, il tempo per chiudere l’operazione non c’è: quand’anche Piero Fassino riuscisse nel miracolo di piazzare tutte e quattro le sue aziende sul mercato dovrebbe ottenere entro il 31 dicembre il bonifico sul conto corrente, con l’intero ammontare della somma pattuita. Ormai non ci scommette più nessuno. Per questo, tramontata ancora sul nascere la possibilità di un prestito ponte di una banca o di una Fondazione, il primo cittadino starebbe autonomamente giocando una doppia partita: da un lato procedere a tappe forzate nelle dismissioni delle partecipate e degli immobili pubblici, dall’altro avrebbe intavolato una trattativa con il Governo, attraverso i ministri piemontesi, per ottenere una deroga. Non chiede soldi, bensì tempo: qualche mese per riuscire a vendere e a incassare il dovuto. I colloqui con il ministro Francesco Profumo, quello che si è mostrato più sensibile alle istanze dell’ex segretario Ds, si sono intensificati negli ultimi tempi: insieme stanno cercando di ottenere questo speciale salvacondotto, attraverso una traslazione della deadline da dicembre fino magari a giugno. E in questo senso potrebbero essere interpretate anche le recenti prese di posizione di Fassino sui tagli varati dall’esecutivo di Mario Monti agli enti locali, con tanto di ricorso al Tar. Per la serie: prima ti do un ceffone, poi iniziamo a discutere.

 

Chi frequenta Palazzo di Città parla di un Fassino ipercinetico, un uomo solo al comando che comunica a spizzichi e bocconi con i suoi collaboratori ed è pronto a passare sopra chiunque intenda mettersi di traverso. La preoccupazione cresce con il passare dei giorni, anche il suo vice Tom Dealessandri e l’assessore al Bilancio Gianguido Passoni faticano a stargli dietro, non sempre coinvolti nelle operazioni.

 

La tensione è altissima e ieri in uno dei tanti vertici di maggioranza che si stanno susseguendo il sindaco si è confrontato con una coalizione che non intende essere trascinata “nei pasticci della giunta”. Ancora una volta l’arringa più dolorosa è stata quella di Domenico Mangone, consigliere Pd già fustigatore dell’esecutivo nel caso Continassa, che in merito alla richiesta della giunta di modificare lo statuto di Gtt per rendere l’azienda più appetibile ha precisato: “Prima di parlare del merito delle proposte è necessario che si spogli la delibera da ogni riferimento alla gara”. Come dire, la Sala Rossa è pronta a discutere di questa proposta, ma il voto in aula sulla modifica dello statuto non deve essere collegato con le operazioni che sta conducendo l’esecutivo nell’ambito delle dismissioni. Una posizione sulla quale sarebbe pronto a convergere anche lo stesso capogruppo Stefano Lo Russo. E infatti anche dal punto di vista giuridico c’è più di una perplessità su queste modifiche in corso: è possibile cambiare le carte sul tavolo da gioco quando la partita è iniziata, ovvero quando la procedura è aperta? 

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