FINANZA & POTERE

Intesa, Chiamparino “scarica” Torino

La rappresentanza della città negli assetti della banca “non costituisce una priorità”. Conferma la partecipazione al fondo di Gamberale. E in vista del rinnovo dei vertici di Ca’ de Sass, il presidente della Compagnia sposa lo status quo e boccia la staffetta Beltratti-Gros Pietro

“Il localismo non è una mia priorità”. Nonostante sia evidente la penalizzazione della componente torinese (ed ex san paolina) nel top management di Intesa San Paolo, per Sergio Chiamparino non è un problema. Eppure, non molto tempo fa, quando l’attuale presidente della Compagnia di San Paolo vestiva ancora la fascia tricolore, il riequilibrio dei pesi Torino-Milano è stato a lungo un suo cavallo di battaglia. E molti, non certo per miope campanilismo, hanno creduto che il veloce trasferimento da Palazzo Civico a corso Vittorio fosse giustificato dall’esigenza di assicurare la massima rappresentanza alla comunità economico-finanziaria e produttiva del capoluogo piemontese. E chi meglio di un ex sindaco può rappresentare tale esigenza. Ma, anche su questo, Chiamparino pare aver cambiato idea, come testimonia l’intervista rilasciata al settimanale Il Mondo. «A noi interessa che la Compagnia sia un partner riconosciuto e autorevole della banca, e che da questa posizione possa trattare. E, soprattutto, creare le condizioni per avere sempre una cifra importante da investire in favore del territorio di Torino, del Piemonte e del Paese intero».

 

E in quest’ottica conferma di aver impegnato 60 milioni di euro in “Missione Utilities”, il fondo di F2i di Vito Gamberale: un’operazione, secondo i malpensanti, che serve soprattutto come ciambella di salvataggio per il suo successore a Palazzo di Città, giacché proprio attraverso quel fondo potrebbe avvenire la cessione dell’80% di Trm (l’inceneritore) e del 49% di Amiat alla riluttante Iren.

 

Sul piano della struttura interna, Chiamparino sposa lo status quo: «Sosteniamo la conferma dell'attuale assetto di vertice, che ci sembra il migliore possibile per la banca: Giovanni Bazoli presidente del consiglio di sorveglianza, Enrico Cucchiani consigliere delegato e Ceo e Andrea Beltratti presidente del consiglio di gestione». Quindi, almeno per il primo azionista della banca niente staffetta tra Beltratti e Gian Maria Gros-Pietro, ipotesi che pure era circolata con qualche elemento di credibilità. A meno che da qui a qualche mese cambi idea. Anche su questo.

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