TRAVAGLIO DEMOCRATICO

Pd, verso l’intesa sui traghettatori

Morgando resta al vertice del partito regionale, opzione Altamura per Torino. Scoppia la pace prima della tempesta in attesa di conoscere le geometrie che si comporranno a Roma. Tutto gira attorno alle scelte di Renzi. Intanto meglio evitare la guerriglia

Il Pd stringe i tempi e, sulla scorta della pacificazione appena trovata nell’apparato romano, cerca di superare l’impasse delle ultime settimane anche in Piemonte. Tra i capataz locali la tensione sembra essere calata: troppo piccola la posta in palio (l’incarico di reggente per traghettare il partito verso il congresso) per scatenare una guerriglia che avrebbe rischiato di protrarsi con esiti imprevedibili fino in autunno e oltre. A capo del partito regionale resta – “per spirito di servizio” - il segretario dimissionario Gianfranco Morgando, mentre per guidare il provinciale è stata individuata la figura di Alessandro Altamura, consigliere comunale di Torino, ex assessore al Commercio, già numero due di Morgando in via Masserano. L’accordo ormai raggiunto tra i maggiorenti – salvo stravolgimenti dell’ultima ora – verrà ratificato dall’assemblea regionale del 15 giugno e da quella provinciale che potrebbe celebrarsi addirittura prima, forse già tra una settimana, il 13.  

 

Le voci di una sintesi ormai raggiunta si accavallano e sul Pd cala una sorta di quiete prima della tempesta. Le colombe per qualche tempo possono finalmente volare serene, in un partito fino a oggi in perenne fibrillazione, balcanizzato dalle correnti interne e dilaniato da asti personali nella famiglia degli ex Popolari come in quella dei post Pci. E stupisce che, per la prima volta, la dicotomia non rispecchi lo schema “ex Ds a Torino, ex Dc in Piemonte”, con i nipotini della falce e martello che restano momentaneamente a bocca asciutta e si preparano alla battaglia vera, quella congressuale. Dopotutto il liberale Altamura è uomo particolarmente vicino al sindaco Piero Fassino, da quando coordina Area Democratica, la corrente guidata a livello nazionale proprio dal sindaco e da Dario Franceschini.

 

Anche a livello regionale i tramestii che avevano caratterizzato l’ultima direzione paiono essersi placati: una a una sono decadute tutte le candidature alternative proposte da chi avrebbe voluto affossare Morgando nel momento in cui era più debole. Ma da un lato è arrivata la non disponibilità di Wilmer Ronzani a un impegno in prima linea, dall’altra non è mai decollata la candidatura proposta da un gruppo di giovani del partito tra cui la deputata Francesca Bonomo dell’ultimo segretario diessino Sergio Soave, già parlamentare, oggi sindaco di Savigliano. Restano le riserve dei renziani torinesi, Davide Gariglio e Pino Catizone in primis, impegnati in una battaglia più personale che politica, per la quale molti dei loro compagni di viaggio si sono sfilati: ultimi il sindaco di Novara Andrea Ballarè e il senatore cuneese Mino Taricco, che proprio attraverso lo Spiffero hanno messo un punto definitivo alla querelle: “Il problema non è Morgando”.

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