DIATRIBA ISTITUZIONALE

Tares ai Comuni. Il Tar stoppa la Regione

Bocciata dai giudici la delibera che affidava la riscossione del tributo sui rifiuti alle costituende conferenze d'ambito. Un incidente di percorso verso la nascita della società metropolitana. Oggi nuovo tavolo tecnico-politico con i sindaci della provincia

Un piccolo incidente di percorso verso la nascita della società metropolitana dei rifiuti e una gestione della raccolta e della riscossione a livello provinciale. Così potrebbe essere letta la sentenza del Tar con la quale viene accolto il ricorso contro una delibera attuativa della legge numero 7/2012 con la quale la Regione Piemonte ha sciolto i consorzi per costituire una conferenza d’ambito a livello provinciale. A presentare ricorso è stato il Comune di Torino. Il nodo è semplice: chi deve riscuotere dai cittadini la tassa sulla spazzatura? Nel provvedimento varato dalla Regione sarebbero state le costituende conferenze d’ambito che poi avrebbero girato parte dei proventi alla società che gestisce il servizio, mentre Palazzo Civico rivendica la competenza comunale del tributo. Fuori dai tecnicismi l’amministrazione comunale vuole mantenere quei flussi di cassa oggi garantiti dalla Tares e conservare in capo a sé il pagamento del servizio ad Amiat, nel suo caso: un sistema che nasconde, però, dei rischi come dimostra il caso Asa, in cui gran parte di quel gettito rimaneva incollato alle mani dei Comuni senza raggiungere le casse della società che si occupa di raccolta e smaltimento. Una criticità che ha toccato anche Palazzo di Città che in questi anni ha visto il proprio debito nei confronti di Amiat salire oltre i 100 milioni di euro.

 

Il tema coinvolge in parte anche un ambizioso obiettivo che si sono prefissati Torino e gli altri Comuni della Provincia: la nascita di una società metropolitana dei rifiuti, anche perché c’è chi starebbe spingendo perché la conferenza d’ambito diventasse anche stazione appaltante per il servizio. Un’operazione che darebbe vita a un colosso da 531 mila tonnellate di indifferenziata all’anno, 3.500 dipendenti e con un fatturato di 700 milioni. Sarebbero 316 i comuni coinvolti per un totale 2,3 milioni di cittadini. Oggi si è svolto un nuovo tavolo tecnico-politico di lavoro per sancire i connotati della nuova azienda. I comuni hanno ormai raggiunto un accordo di massima, ma restano dei nodi da sciogliere: c’è chi, come i sindaci dei comuni dell’hinterland sud-est di Torino (su tutti Moncalieri, Nichelino e Chieri) che non avendo aziende di proprietà da salvaguardare premono per la nascita di una “newco”, evitando processi di incorporazione tra le altre società già esistenti (leggi Amiat, Seta, Cidiu e la stessa Asa), spesso gravate da ingenti debiti e con crediti non si sa fino a che punto esigibili e in quali tempi. C’è il nodo dei dipendenti da salvaguardare, dei mezzi, del management e di una differenziata da rilanciare soprattutto nel capoluogo. La deadline che si sono dati i sindaci è la fine di ottobre 2013: a quel punto o nasce la nuova società o il progetto rischia di naufragare. Si tratta della prima grande scommessa della città metropolitana (approvato oggi il decreto Delrio che ne sancisce la nascita nel gennaio 2014), che assorbiranno molte delle deleghe in capo oggi alle province e il sindaco Piero Fassino sembra deciso a imprimere nelle prossime settimane un’ulteriore accelerata.

 

Non particolarmente contrariato l’assessore regionale all’Ambiente, Roberto Ravello, secondo cui «la sentenza del Tar,  pur avendo accolto la richiesta del Comune di Torino, consente di ripartire con nuovo slancio verso il completamento della riforma. Per questo, crediamo siano maturi i tempi per procedere alla costituzione delle conferenze d’ambito e dei nuovi soggetti chiamati a gestire il governo dei rifiuti, attraverso la stipulazione in tempi rapidi delle convenzioni istitutive. Il sistema ha bisogno di risposte ai tanti problemi aperti, in molti casi è necessario procedere con gli affidamenti del servizio ed è opportuno pertanto che gli enti locali pongano fine alla fase transitoria della legge».

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