PROFONDO ROSSO

Fassino cerca 80 milioni entro l’anno

Chiusura del bilancio al fotofinish a Torino. Ci sono da finanziare gli investimenti, in parte coperti dalla vendita delle attuali sedi assessorili, e un "credito" contratto con Fct da onorare. Le risorse arriveranno dalle vendite di Farmacie, Sitaf e Amiat

Con il via libera alla cessione del 31% di Farmacie Comunali, dato ieri dalla Sala Rossa, il Comune di Torino inserisce un altro tassello nel complesso mosaico di un conto economico che anche quest’anno resterà in bilico sino all’ultimo giorno utile e per il quale mancano all’appello almeno 80 milioni. Sì, perché, nonostante l’incertezza di un voto in Consiglio e soprattutto dell’esito di una gara pubblica, Palazzo Civico quei 7 milioni di Farmacie li ha già inseriti a bilancio e in parte spesi, visto che siamo ormai a novembre inoltrato. Così come ha inserito anche una parte dei proventi (per ora teorici) delle dismissioni di ben otto stabili nei quali hanno sede una serie di assessorati e uffici, tra cui la Curia Maxima di via Corte d’Appello, il “Palazzaccio” accanto alle Porte Palatine, un’ala della struttura principale in piazza Palazzo di Città, la sede dell’assessorato alla Cultura in via San Francesco da Paola e via discorrendo. Per alcuni di essi interverrà la Cassa depositi e prestiti (e per quelli le risorse arriveranno “subito”), altri dovranno essere messi all’asta con tutte le incognite del caso. Il valore complessivo è stimato tra i 40 e i 50 milioni, il comune potrebbe incassare entro il 31 dicembre una somma intorno ai 25 milioni, iscritta tra le quote in conto capitale, quelle per gli investimenti (contributi per la cultura, rifacimento strade, ecc). Ma non è tutto.

 

Piero Fassino e il suo assessore al Bilancio Gianguido Passoni devono correre anche con le dismissioni di Amiat (un ulteriore 31% la cui base d'asta è 19,7 milioni, ma si potrebbe arrivare a 21) e Sitaf (il 10,6% per un valore, da aggiornare, di circa 28 milioni). Risorse che il sindaco deve recuperare per far fronte a un credito (avete letto bene, non un debito) contratto dalla Città in seguito al conferimenti di Gtt alla sua finanziaria, Fct. Un’operazione creativa attraverso la quale sono state iscritte a bilancio risorse anche in questo caso del tutto teoriche, una partita di giro, attraverso la quale una società del Comune compra una quota di una sua partecipata. Da due anni di fronte a quel conferimento la Corte dei Conti storce il naso e ora il Comune deve trovare i soldi per permettere a Fct (che controlla al cento per cento) di estinguere il debito contratto nei suoi confronti. Per questo il complicarsi della partita su Sitaf, la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus, ha mandato nel panico Fassino, che non ha assolutamente il tempo per valutare la proposta avanzata dai soci privati di Gavio (tramite Ativa). Per farli rientrare nella trattativa sulla cessione delle proprie quote – il 10,6% circa, mentre un altro 8,7% lo detiene la Provincia – sarebbe necessario allestire una gara pubblica e un mese e mezzo non sarebbe sufficiente. Di qui la decisione, imbastita ieri dopo un incontro tra il presidente dell’Anas Pietro Ciucci e il sindaco Fassino, piombato a Roma assieme al suo assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco e al city manager Gianmarco Montanari, di proseguire con la cessione al socio pubblico (per ora), Anas, anche a costo di andare incontro a tutt'altro che ipotetici contenziosi legali. Complessivamente dovrebbero valere circa 50 milioni, secondo una vecchia stima, che tuttavia nei prossimi giorni verrà aggiornata da un collegio arbitrale. Con l'acqua alla gola non sempre si fanno le migliori scelte.

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