DECADENZA

“È palese, stiamo tutti con Berlusconi”

Il vicepresidente della Regione Pichetto, numero due del Pdl piemontese, suona la carica al partito: "Dopo il voto al Senato, nessun distinguo è sostenibile". E ad Arcore ha incontrato il Cavaliere per fare il punto sugli equilibri interni

“Tutti uniti attorno a Silvio Berlusconi”. Reduce da un «cordiale» rendez-vous ad Arcore nel castello assediato del Cavaliere, il vice presidente della Regione Piemonte Gilberto Pichetto Fratin, numero due del partito in Piemonte, prova a scuotere un partito tramortito dalle ultime vicende che riguardano il proprio leader e soprattutto le divisioni interne tra falchi e colombe. Con lui nella dimora del vecchio leader i colleghi delle regioni Lombardia e Veneto, Mario Mantovani e Marino Zorzato per fare il punto su assetti interni e situazione nazionale, un colloquio durante il quale Berlusconi ha ribadito tutte le sue preoccupazioni sulle politiche economiche del Governo e sull’accerchiamento che sente stringersi attorno a sé.

 

«La maggioranza degli elettori e dei nostri amministratori e dirigenti è con lui e nostro compito è serrare le fila sul territorio per evitare delle spaccature che indebolirebbero il nostro partito» prosegue Pichetto Fratin intercettato telefonicamente dallo Spiffero. Una presa di posizione che giunge a poche ore dall’ultimo schiaffo rifilato dalla Giunta per il regolamento del Senato che ha scelto a maggioranza il voto palese sulla decadenza dell’ex premier. Un atto che potrebbe a questo punto ricompattare il partito attorno al proprio leader o - per contro - accelerare una definitiva rottura. In Piemonte, come a Roma, i massimi dirigenti si dividono secondo la tassonomia ornitologica, con Pichetto Fratin che espone gli artigli del falco, il coordinatore Enrico Costa che da tempo ormai svolazza con le colombe di Angelino Alfano e il senatore pinerolese Lucio Malan - da sempre legato al capogruppo di Palazzo Madama Renato Schifani - nelle inusuali vesti del pontiere, sempre però con uno sguardo verso Silvio. E’ proprio lui uno dei primi a uscire allo scoperto dopo il voto della giunta: «Dopo lo stravolgimento da parte del Pd delle regole e della verità, è indispensabile che il Governo faccia totale chiarezza sulla politica economica e fiscale. Da chi col pretesto della “interpretazione” rovescia completamente il regolamento del Senato ci si può aspettare qualunque cosa, per esempio che l’abolizione dell’Imu diventi il raddoppio dell’Imu. E’ perciò urgente avere un quadro chiaro perché né noi né i nostri elettori possiamo tollerare ulteriori imbrogli al riguardo». Insomma, da una parte esprime contrarietà verso quello che i pidiellini vivono come un blitz, dall’altra non taglia i ponti col l’esecutivo delle larghe intese di cui Alfano si erge a custode.

 

Uno scenario di grande incertezza che paradossalmente potrebbe rafforzare il governatore Roberto Cota, come spiega lo stesso Pichetto Fratin: «Il piano locale e quello nazionale devono rimanere separati» spiega. E d’altronde chi si assumerebbe l’onere di far cadere questo esecutivo che - per quanto traballante - resta per ora l’unica certezza per il centrodestra piemontese?

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