DOPO COTA

Centrodestra al voto, non a S. Sebastiano

L'ex vicepresidente Rosso lancia il sasso: "Fermiamo l'agonia". Un appello che si sposa con gli intendimenti dei principali leader della maggioranza regionale. Il problema, come al solito, è spiegarlo a consiglieri e assessori, incollati alle loro poltrone

ROSSO DI SERA sul governo regionale

Il centrodestra fa un voto, ma non certo a San Sebastiano. E così, mentre accende ceri agli angeli, ai troni e alle dominazioni sperando in un miracolo del Consiglio di Stato, la maggioranza regionale si prepara, seppur riluttante, alla mala parata. Roberto Rosso, che in bocca non si sa tenere nemmeno un cecio, se lo chiede apertamente, “a cosa serve tenere in piedi una giunta regionale sotto assedio?”, dando voce ai pensieri che albergano ormai nella testa di tutti o quasi i leader dei principali partiti della coalizione verde-azzurra. E in un post su Facebook l'ex vicepresidente di piazza Castello, secondo molti artefice con le sue esternazioni della valanga di Rimborsopoli, argomenta: “Serve solo a giustificare la campagna mediatica piena di odio e livore, utile a far disgustare gli elettori del centrodestra nei confronti dei propri rappresentanti. E allora si abbia il coraggio, ed il senso politico, di andare al voto subito”. Inutile, di fronte alle frecce, mostrare il petto nudo e far la fine di San Sebastiano: ne è convinto Rosso, se ne stanno facendo una ragione tutti, Roberto Cota compreso.

 

Il presidente leghista ha, infatti, dato disposizioni di depositare senza indugiare ulteriormente il ricorso al Consiglio di Stato. Il perché è semplice: innanzitutto, continua a dirsi convinto che in appello gli verrà data ragione, ma al di là di un ottimismo di facciata è ben consapevole che quand’anche l’esito dovesse essergli avverso, peggio ancora sarebbe protrarre l’agonia, visto che lo attendono mesi sotto la stanga del fronte penale, a giustificare scontrini e mutandoni. E allora meglio defilarsi e sottrarsi alla carneficina dei media. Inoltre, come già detto, la contemporanea celebrazione di Regionali e Europee gli consentirebbe di provare ad acchiappare in corsa il treno per Bruxelles, seppur con tutti i rischi del caso, a partire dal non scontato raggiungimento del quorum della lista leghista (serve il 4% su scala nazionale), per finire con le ripercussioni politiche che potrebbe avere la rottura dell’accordo con Roberto Calderoli che prevede la candidatura di Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo e consorte dell’ex ministro.

 

Il segretario Matteo Salvini, nei giorni scorsi, ha riferito ad alcuni parlamentari di aver convinto il governatore. E ha spiegato che per le Europee potrebbe assumersi in prima persona l’onere di guidare la lista del Carroccio per poi, in un secondo tempo, cedere uno dei pochi scranni che secondo i calcoli potrebbe toccargli. E’ notizia di ieri sera, inoltre, che lo stesso leader della Lega Nord avrebbe confidato ai colleghi europarlamentari di non avere nessuna intenzione di lasciare agli ex pidiellini il boccino per la scelta del candidato governatore, tant’è che avrebbe in serbo un nome proveniente da una non meglio precisata società civile da proporre per la successione di Cota. Il tutto mentre nella coalizione di centrodestra si prefigura, soprattutto a seguito delle vicende romane sulla legge elettorale, un asse privilegiato tra Lega e Nuovo Centrodestra, che ieri, in una riunione chez Vito Bonsignore, con il governatore calabrese Giuseppe Scopelliti, avrebbe addirittura ipotizzato una corsa solitaria o in stretto collegamento con i leghisti. Questo per arginare l’aggressività delle truppe berlusconiane, particolarmente ringalluzzite dopo l’accordo siglato con il Pd di Matteo Renzi.

 

Ma anche in casa Forza Italia non mancano le tensioni: come rilevano alcuni consiglieri rimasti fedeli al Cavaliere: è paradossale, spiegano. che  non sia sul loro esponente di punta, il vicepresidente di piazza Castello Gilberto Pichetto, che punterebbe il Sultano di Arcore, bensì su Guido Crosetto, esponente degli scissionisti Fratelli d’Italia, ma nonostante ciò rimasto nel cuore del principale. L'architetto delle retrovie berlusconiane Denis Verdini avrebbe, nei giorni scorsi, confermato la designazione, una scelta che risponde ai canoni di Silvio dal momento che il Gigante di Marene è ancora relativamente giovane e percepito come autorevole e competente dagli elettori, grazie anche a una buona presenza davanti alle telecamere.

 

Da segnalare, sempre nell’ambito del Nuovo Centrodestra, la presenza ieri sera in via Piffetti, nella riunione degli alfaniani, dell’ex sottosegretario leghista Michelino Davico e di Pierluigi Marengo, ex consigliere regionale di Forza Italia, balzato agli onori della cronaca per essere stato uno dei lodisti del Toro Calcio prima dell’avvento di Urbano Cairo. Una cosa è certa: in tutti i partiti i vertici politici spingono verso le elezioni a maggio, convinti anche dell’effetto che potrebbero avere sui rispettivi elettorati le consultazioni Europee, fortemente connotate da questioni nazionali e che potrebbero fungere da traino soprattutto per chi si trova fuori dal Governo (Fi, Lega e FdI). Il problema è superare le resistenze più o meno esplicite dei loro consiglieri e assessori, particolarmente restii ad abbandonare le loro poltrone.  

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2 Commenti

  1. avatar-4
    18:21 Martedì 21 Gennaio 2014 gattonero e questi....

    ...dovrebbero preoccuparsi dei ns. interessi?.....diavolo!

  2. avatar-4
    13:48 Martedì 21 Gennaio 2014 siamodicentrodestra siamodicentrodestra

    Ma perch

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