SINISTRATI

Sel sull’orlo di una crisi di nervi

A 24 ore dall'assemblea regionale spuntano i primi documenti e accuse reciproche tra le diverse fazioni. Sul banco degli imputati la troika Curto-De Ruggiero-Grimaldi: "Decidono da soli senza coinvolgere la minoranza e i territori". In palio un posto nel listino

Tutti contro tutti. A 24 ore dall’assemblea regionale in Sel già iniziano a circolare documenti e partono le prime frecciatine tra opposte fazioni. Così dopo il confronto con i compagni di Rifondazione che alle Regionali hanno scelto una strada alternativa a quella del centrosinistra chiampariniano, ora il braccio di ferro si sposta tutto sul fronte interno. Una maledizione quella del partito di Nichi Vendola, tanto piccolo quanto litigioso: filo-governativi contro movimentisti, Si Tav contro No Tav, torinesi contro militanti e dirigenti del Piemonte orientale.

 

A far scattare la minoranza interna è stata l’ultima riunione della coalizione di centrosinistra in cui Sel si è presentata con una delegazione quanto mai corposa, formata da ben cinque esponenti: il segretario piemontese Nicola De Ruggiero, la numero uno di Torino Nicoletta Cerrato, il capogruppo in Sala Rossa Michele Curto, la consigliera regionale Monica Cerutti, addirittura il tesoriere del partito Giovanni Mastroleo. E tra i maligni che hanno iniziato a chiedersi se i vendoliani avessero più voti o delegati negli appuntamenti istituzionali, c’è chi come Vanda Bonardo (foto sotto) fino all’ultimo in ballottaggio per la leadership del partito, si chiede «che senso ha tutto questo?». Perché ad esempio c’era la segretaria del partito torinese, il capogruppo in via Milano e neanche un esponente delle province fuori Torino?

 

Così un pezzo significativo del partito ha preso carta e penna per contarne quattro all’“oligarchia torinocentrica” che gestisce Sel. Si parla di una «maggioranza che non ha saputo esprimere all’atto del suo insediamento né progettualità politica né un coinvolgimento, se non formale» la minoranza si legge nel documento firmato da una decina di membri dell’assemblea. E ancora: «Anche l’elezione di coordinatore regionale e  coordinamento, quest’ultimo addirittura votato da meno della metà degli aventi diritto, dimostra la  fragilità delle decisioni assunte». Il riferimento è all’elezione di De Ruggiero nella quale molti, soprattutto da fuori, decisero di disertare dando un segnale chiarissimo di dissenso. «E’ inconcepibile  che un gruppo così ristretto – si legge ancora - possa decidere  le candidature per l’intero Piemonte, per di più, quando  il tutto  avviene all’interno di una stretta cerchia di  torinesi. La scelta nella composizione dell’ultima delegazione che ha incontrato il candidato presidente ne è stata la dimostrazione lampante». Corsi e ricorsi, accuse reciproche: sullo sfondo la trattativa per le liste e soprattutto per il listino. A Torino ci sarebbe un accordo già fatto che prevede il consigliere comunale Marco Grimaldi nell’elenco bloccato del presidente e il suo compagno di banco Curto a contendere l’altro posto per Palazzo Lascaris alla capogruppo uscente Cerutti. E se da un lato i diretti interessati timidamente smentiscono, la testimonianza di un clima tutt’altro che armonioso tra i vendoliani subalpini è data dai comunicati che sta diramando in queste ore proprio la Cerutti, la quale punta il dito contro quei partiti “che vivono come un peso la parità di genere” imposta da Sergio Chiamparino. Un messaggio diretto ai due golden boy della Sala Rossa.

 

Di qui la richiesta di una discussione che parta dai programmi per finire ai nomi. Tra le province più “agitate” quella di Novara, dove la segretaria Daniela Mortarotti non perde occasione per esternare il suo dissenso, ma anche Alessandria dove a tirare le fila è il deputato casalese Fabio Lavagno

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