MISSION IMPOSSIBLE

Centrodestra, prove di réunion

Ore febbrili per tentare di ricompattare la coalizione dopo settimane di ostilità. Costa (Ncd) e Crosetto (FdI) disponibili a dare il via libera a un candidato di FI, ma non Pichetto. Palazzo Grazioli in ambasce attende la reazione di Berlusconi

Grandi manovre sottobanco nel centrodestra piemontese. Con la Pasqua alle porte c’è chi ancora si augura che un ramoscello d’ulivo possa portare, se non la ricomposizione nelle relazioni ormai parecchio usurate tra i protagonisti, almeno un po’ di buon senso sul piano tattico. Sarebbero, infatti, in corso proprio in queste ore i contatti tra le forze politiche per tentare di rimettere insieme i pezzi della coalizione in vista delle imminenti Regionali. Il leader piemontese di Ncd Enrico Costa ha manifestato  la disponibilità ad appoggiare un candidato anche di Forza Italia purché non sia Gilberto Pichetto, considerato il più debole sul piano elettorale e mediatico. Sulla stessa linea d’onda anche il fratello d’Italia Guido Crosetto, che – nonostante le apparenti dichiarazioni di fuoco di ieri sera a Torino – ha auspicato per gli alleati berlusconiani una conversione in extremis sulla via di Damasco.

 

Peraltro lo stesso ex sottosegretario si era dichiarato disponibile a fare un passo indietro qualche settimana fa di fronte a una soluzione capace di rimettere insieme il puzzle. La stessa Lega Nord preme sugli alleati verso una soluzione unitaria, per salvare almeno in apparenza quella maggioranza che ha sostenuto per quattro anni il governatore Roberto Cota. Il problema è che Giovanni Toti pare non in grado di assumere una decisione e Silvio Berlusconi fino al primo pomeriggio è assorbito da un problema per lui assai rognoso - dal momento che è attesa in tarda mattinata la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano sull’affidamento in prova ai servizi sociali - e non si sa quale possa essere il suo umore dopo il pronunciamento. Unica cosa certa è l’opposizione netta e radicale di Denis Verdini, a causa di vecchie ruggini con il Gigante di Marene, che in queste ore ha indicato proprio nell’architetto delle retrovie berlusconiane il vero “colpevole” del mancato accordo in Piemonte.