Centrodestra a pezzi, ognuno da sé
22:39 Martedì 22 Aprile 2014 3Fallisce l'ultimo tentativo di ricomporre la coalizione. La maggioranza uscente della Regione va in frantumi e correrà con tre candidati: Pichetto (Forza Italia e Lega), Costa (Ncd), Crosetto (Fratelli d'Italia). E' il lascito più evidente del fallimento di Cota
Tutto è compiuto. Il centrodestra piemontese correrà diviso in tre tronconi alle prossime elezioni Regionali. Dopo settimane di passione neppure la Pasqua è servita a resuscitare una coalizione che esce in frantumi dopo quattro anni di governo della Regione Piemonte. L’ultimo, estremo tentativo di ricomporre i cocci è miseramente fallito quest’oggi in un vertice che ha sancito, nei fatti, il divorzio insanabile tra gli ex alleati. Da questo momento ognuno farà da sè.Forza Italia e Lega Nord gareggiano con Gilberto Pichetto, vicepresidente nella fase finale (forse la migliore) della giunta Cota e numero uno dei berluscones, Fratelli d’Italia lanciano (allo sbaraglio) il loro esponente mediaticamente più agguerrito, quel Guido Crosetto di Marene, eterna promessa regolarmente smentita dai fatti, il Nuovo Centrodestra corre con un riluttante Enrico Costa, molto più interessato alle prospettive nazionale che alle miserie domestiche, coerente con il disegno alfaniano di un partito ricetto e mallevadore della diaspora berlusconiana. E proprio la formazione dei “ministeriali” ex podiellini sarebbe stata la più intransigente nel rifiutare la ricomposizione, con un Angelino Alfano per nulla disponibile a togliere le castagne dal fuoco del suo viceministro. Per un attimo, raccontano i presenti al tavolo delle trattative, persino la pugnace Giorgia Meloni, in ragione della realpolitik, avrebbe manifestato ai suoi qualche timida apertura in direzione di un accordo in grado di “salvare la faccia” ed evitare il probabile cappotto nella competizione con Sergio Chiamparino. Le bandiere, le identità, persino le ruggini personali hanno avuto il sopravvento, e così il tridente vagheggiato dal buon Pichetto si trasforma in un tricorno, nel senso di tre volte cornuti e mazziati. Una cosa è certa: si tratta di una sonora bocciatura di Roberto Cota, nella duplice veste di governatore uscente e di leader dello schieramento. Non è un caso che tutti, persino nel suo partito, reclamino discontinuità rispetto alla sua (breve, per fortuna) stagione da governatore.


