POLITICA & GIUSTIZIA

Firme false, Chiamparino salvo Rischia “solo” il Pd di Torino

Il Tar respinge i ricorsi su listino e lista democratica di Cuneo. Concessa querela di falso e prova di resistenza per la formazione torinese. Udienza il 29 ottobre. In bilico il gruppo dirigente dem. Il governatore: "Fugati i dubbi, continuo" - DOCUMENTO

Il Tar del Piemonte salva formalmente la giunta Chiamparino. Con il dispositivo della sentenza emesso oggi, il Tribunale amministrativo regionale, chiamato a decidere sui vizi delle firme di sottoscrizione e di autenticazione elettorali relative al voto del 2014, ha infatti dichiarato "inammissibile" il ricorso innanzitutto relativo alla lista regionale "Chiamparino presidente", il cui accoglimento avrebbe comportato automaticamente la caduta della giunta. Secondo i giudici amministrativi non è stata infatti superata la prova di resistenza: in sostanza le firme raccolte dalla lista, anche al netto di quelle contestate, superano comunque il quorum di legge.  Per la stessa ragione, il mancato superamento della prova di resistenza, il Tar ha anche respinto il ricorso in riferimento a due delle liste provinciali contestate, quella del Pd a Cuneo e la "Lista Monviso", sempre a sostegno di Chiamparino su Torino.

 

LEGGI IL DISPOSITIVO DEL TAR

 

Il Tar ha invece dichiarato ammissibile il ricorso nei confronti della lista provinciale di Torino del Pd, in quanto in questo caso il numero di firme contestate è rilevante ai fini del superamento dei limiti di legge e ha assegnato al ricorrente, la leghista Patrizia Borgarello difesa dall'avvocato Alberto Caretta, il termine di 60 giorni dal deposito delle motivazioni per proporre querela di falso dinanzi al giudice civile e quindi accertare in modo definitivo gli eventuali vizi nella lista in questione. Infine, il Tar ha rinviato il processo al prossimo 29 ottobre  per la verifica della effettiva proposizione della querela. In ogni caso, a differenza del listino di Chiamparino, il cui annullamento avrebbe trascinato con sè l'intera elezione regionale, l'eventuale invalidamento della lista Pd di Torino provocherà la decadenza dei sei consiglieri regionali eletti con quella lista. Entro una decina di giorni verranno pubblicate le motivazioni del dispositivo, attese da tutte le parti per preparare le prossime mosse.

 

A questo punto la legislatura pare salva, anche se Sergio Chiamparino dovrà trarre le conseguenze politiche di tale decisione. Il governatore ritiene che, alla luce del pronunciamento, siano stati fugate le ombre: "Nessun dubbio sulla legittimità della mia candidatura e quindi della mia elezione". Pertanto l'intenzione è quella di procedere con "un mandato che continuerò ad esercitare perché a fronte di quanto emerso ogni decisione diversa potrebbe rappresenterebbe il tradimento di un mandato ricevuto da oltre un milione di piemontesi". Ma se la il mandato di Chiamparino è salvo ora si apre una questione tutta interna al Pd di Torino. I responsabili del pasticcio delle firme ora rischiano di saltare: “Il partito dovrà discutere al suo interno. Io sono a disposizione, se qualcuno ritiene possa essere utile” dice Chiamparino che fa sapere di aver appena informato della lieta notizia i due vicesegretari nazionali del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani. Successivamente anche il premier Matteo Renzi ha contattato il presidente per esprimere la propria soddisfazione rispetto all'esito della vicenda.

 

A restare sulla graticola, a questo punto, sono gli otto consiglieri regionali del Pd eletti a Torino, ovvero il presidente di Palazzo Lascaris Mauro Laus, il capogruppo e segretario regionale del partito Davide Gariglio, l’assessora Gianna Pentenero, Nino Boeti, Andrea Appiano, Raffaele Gallo, Elvio Rostagno e Daniele Valle. Ovviamente resta da capire se i riscontri saranno limitati solo ai moduli contestati nel ricorso oppure se il Tar ha concesso la verifica su tutte le sottoscrizioni alla lista provinciale Pd di Torino. Un dubbio che oggi i legali non hanno elementi sufficienti per esprimersi e che invece sarà chiaro nelle motivazioni dei giudici. Nel caso peggiore, ovvero che la prova di resistenza porti alla decadenza della lista, non vi sarebbero comunque effetti sulla maggioranza, almeno in termini numerici, giacché la ridistribuzione dei seggi sulla base del metodo del quoziente intero (e non del D’Hondt come starebbe facendo qualcuno) manterrebbe in vantaggio la coalizione di Chiamparino. Pallottoliere alla mano, secondo questo calcolo, il centrosinistra conserverebbe la maggioranza in Consiglio con 27 esponenti contro i 24 delle opposizioni. Al netto dei 10 del listino, cui va aggiunto il presidente della giunta (11), il Pd scenderebbe a 9, il Monviso otterrebbe un consigliere in più e salirebbe a 3, i Moderati, Sel e Scelta Civica rimarrebbero a 1. L'opposizione sarebbe composta invece da 11 esponenti del M5s (+3), 8 di Forza Italia (+2), 3 della Lega (+1) e 2 di Fratelli d'Italia (+1). 

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