EFFETTO DOMINO

Cosa c’è in Comune con la Regione

L'elezione in via Alfieri di Ferraris (Moderati) fa scattare il toto-presidente in Sala Rossa. Per il Pd Carretta "quel ruolo spetta a noi". Portas sulle barricate. Dalla giunta potrebbero andarsene Curti e Passoni. La partita delle Circoscrizioni III e VI

Il voto regionale inizia a far sentire i primi riverberi sugli altri palazzi della politica, a cominciare da Palazzo Civico di Torino nel quale si aprono, quasi fatalmente una serie di “questioni”, interne alla coalizione di centrosinistra a lungo tenute sotto traccia. I fari sono puntati sulla Sala Rossa, dove il presidente Giovanni Maria Ferraris sta già preparando gli scatoloni per trasferirsi a Palazzo Lascaris. Un addio che lascerà pochi rimpianti, sia tra i banchi del centrodestra sia nello stesso centrosinistra, in cui il Pd ha sempre (mal)sopportato la sua traballante direzione di aula in virtù di accordi suo quale si regge la maggioranza di Piero Fassino.

 

Ora le carte sul tavolo sono cambiate e se da un lato i Moderati, coi loro sei consiglieri (a Ferraris subentrerà Paolo Chiavarino) continuano a essere decisivi per tenere in piedi l'armata Brancaleone di via Milano, di certo risultano ridimensionati da un voto che ha visto il Pd cannibalizzare tutti gli alleati. Il leader Mimmo Portas ha già fatto sapere che non intende rinunciare a una poltrona così strategica, per la quale ha già pronta una terna di candidati: Giovanni PorcinoBarbara Cervetti e Piera Levi Montalcini, con quest'ultima che avrebbe già declinato l'offerta. Nomi indigesti a gran parte della componente democratica e giudicati non sufficientemente di garanzia dai banchi dell'opposizione. Oggi un esponente del Pd è andato in avanscoperta (non è chiaro se per iniziativa personale o per esplicito mandato di sindaco o del capogruppo) allo scopo di sondare gli umori e gli intendimenti di Portas, tornando però a casa con le pive nel sacco.

 

Gli appetiti dei consiglieri democratici, tuttavia, imporranno un passaggio sul tavolo interno al gruppo, dove peraltro, stanno mutando equilibri e rapporti di forza, tanto che anche i più filo-governativi dopo tre anni di onorato servizio ora intendono far pesare i numeri. Tra questi la pattuglia “lausiana”, ovvero gli esponenti legati al consigliere regionale uscente (e rientrante) Mauro Laus, rieletto con un pacchetto considerevole di preferenze. A Mimmo Carretta e Gianni Ventura recentemente si è unito, seppur non in modo organico, Andrea Araldi: un’area che non ha una rappresentanza nell’esecutivo e che inizia a sentirsi sottodimensionata, soprattutto all’interno di quel caravanserraglio fassiniano nel quale la parte del leone la fanno i GalloStaraLa Ganga e Quagliotti. «Intendo porre la questione al sindaco nelle prossime ore, anche perché non penso ci siano gli spazi politici per tornare a offrire quella poltrona ai Moderati» afferma Carretta. Così come non è un mistero che la poltrona più alta della Sala Rossa faccia gola a Alessandro Altamura, sebbene acciaccato dall'inchiesta sui Murazzi. E anche all'attuale vice Marta Levi non spiacerebbe affatto la promozione a numero uno. Insomma, i pretendenti crescono a vista d'occhio. Strabico.

 

In queste ore si susseguono incontri e chiacchiere nei corridoi di Palazzo di Città; i temi su cui il confronto è aperto sono tanti. Tra le indiscrezioni che circolano c’è anche quella che vedrebbe l’assessora Ilda Curti, i cui rapporti con Fassino sono sempre stati piuttosto freddi, in procinto di abbandonare il suo incarico qualora Chiamparino le offrisse un’alternativa “allettante” in Regione, non per forza nel suo esecutivo; una voce che, tuttavia, non trova riscontro soprattutto nella cerchia di amici a lei più vicini. Anche il titolare delle casse comunali Gianguido Passoni seguirebbe volentieri il suo ex sindaco in piazza Castello e non è detto che, dopo il no di Carla Ferrari, il neo governatore non decida di puntare su di lui per la gestione del Bilancio regionale. In quel caso si aprirebbe un nuovo confronto. Altra partita, quella delle circoscrizioni: l’elezione di Daniele Valle e di Nadia Conticelli lascia scoperte le presidenze della III e della VI, dove sono già iniziate le trattative per la successione. Gli uscenti puntano a garantire la continuità amministrativa (e politica) attraverso loro fedelissimi, ma è chiaro che anche queste due poltroncine saranno oggetto di trattative tra i capataz democratici. Se ne parlerà comunque dopo l'estate. 

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